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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 5 settembre 2000  
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 DAL MONDO DI ...  MODA

LA CRISI DEI GRANDI MAGAZZINI

 Maasaki Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo

Nel settore vendite giapponese, i grandi magazzini e la grande distribuzione in generale occupano una posizione di estrema rilevanza. In generale, inoltre, la distribuzione della moda italiana viene condotta da specialisti di dimensioni più piccole.

Sogo, uno dei maggiori grandi magazzini giapponesi, è fallito nel mese di luglio. Questo fallimento coinvolge in modo significativo tutta l’industria della moda e degli accessori in Giappone. Il caso di Sogo rappresenta infatti non soltanto un problema limitato a quella azienda, bensì è diventato l'icona di una sfida che tutto il settore della grande distribuzione giapponese si trova ad affrontare. Ogni grande magazzino infatti deve fare i conti con la difficoltà di dover gestire un elevato numero di punti vendita, molti dei quali sono in perdita. 

D'altro canto, tuttavia, si stanno affacciando sul mercato nuovi attori che stanno ottenendo dei buoni risultati. Mi riferisco ai "negozi da 100 yen", che propongono merci di uso comune a prezzi intorno alle 2.000 Lire italiane, ai "negozi di riciclo", ai "factory outlet stores" e ai cosiddetti "select shops", negozi di moda con un'eccellente selezione di prodotti che si rivolgono ai consumatori più giovani.

Qual è la differenza maggiore fra i grandi magazzini e i sopra descritti punti vendita? In primo luogo il sistema di approvvigionamento. Questi nuovi attori acquistano la merce direttamente dai produttori sia in Giappone che all'estero, senza passare dai grossisti. Oggi più che mai il settore della moda non consente più di fare dei prezzi al consumatore che includano  margini doppi, per grossisti e rivenditori. Anche quando i prezzi iniziali sono elevati, l'unica scelta possibile è quella di effettuare rapidamente periodi di saldo per abbassare i prezzi e incrementare le vendite. 

In secondo luogo, c'è la questione dei marchi di prestigio. I grandi magazzini vendono molte firme importanti attraverso i cosiddetti shop-in-shops, ovvero dei mini negozi brandizzati all'interno del magazzino. Un marchio è in grado di mantenere uno status elevato grazie al valore dell'informazione, che viene generata non solo dal prodotto in sé ma anche dalle operazioni svolte sul punto vendita e dalla pubblicità.

I grandi magazzini stessi sono stati in passato dei marchi di successo, ma a causa degli errori commessi, il loro valore è diminuito. Non sono mai stati in grado, ad esempio, di sviluppare prodotti o servizi propri, dipendendo troppo dalla catena distributiva tradizionale.

In terzo luogo, il sistema dei grandi magazzini richiede costi operativi molto alti. Ciononostante né la dirigenza né gli impiegati percepiscono ancora un senso di crisi, anche se molti di loro si trovano ormai da tempo a lavorare in negozi in deficit. Ciò è dovuto ad una mancanza di spirito imprenditoriale e al fatto che il loro senso critico si era paralizzato durante il periodo della bolla economica degli anni ottanta. 

Questi problemi vengono condivisi con i distributori di accessori e di prodotti di moda: anch'essi hanno costi gestionali molto elevati e dipendono ampiamente dagli spazi loro concessi all'interno dei reparti. La grande distribuzione agisce, in un certo senso, da proprietario immobiliare, poiché si limita in realtà a fornire uno spazio ai distributori. Ed in questo sono simili ai grossisti stessi. Ma il mercato attuale non permette più la presenza simultanea di due o tre sistemi di grossisti. Ogni settore deve mostrare di avere una propria ragione d'essere. I consumatori non si sentiranno sperduti se qualcuno di questi punti vendita dovesse chiudere. Ciò che è evidente è che questo tipo di sistema deve essere eradicato.

Le aziende italiane che producono marchi prestigiosi si sono create spesso shop-in-shops all'interno dei grandi magazzini giapponesi, poiché si aspettavano che la grande distribuzione avrebbe generato alti volumi di vendita. Recentemente, tuttavia, hanno incominciato a spostarsi verso punti vendita singoli. Ciò è dovuto a due ragioni: da un lato il crollo del costo dei terreni, dall'altro l'importanza che viene attribuita al controllo dell'immagine. I negozi singoli consentono maggiori spazi di manovra in termini di design e di presentazione della merce rispetto ai punti vendita all'interno dei grandi magazzini, che hanno invece uno spazio limitato e soffitti molto bassi.

Se i marchi italiani fuggiranno uno dopo l'altro dai grandi magazzini giapponesi, la situazione di questi ultimi non potrà che peggiorare ulteriormente. Molti grandi magazzini giapponesi avevano cominciato la loro storia come rivenditori di kimono, ma quest'industria dalla lunga tradizione deve ormai affrontare un'importante crisi.

 

Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com


Articoli tratti dal numero di luglio 2000 della rivista JTN Monthly Asia's Foremost Textile Journal

 

JAPAN CREATION 2001 - TOKYO, 6-8 DICEMBRE 2000

La Fiera Japan Creation 2001, una delle maggiori esposizioni di tessuti e prodotti tessili in Asia, si terrà dal 6 all'8 dicembre di quest'anno al Tokyo Big Sight East Hall. Lo spazio espositivo coprirà 24.000 metri quadri, 1,5 volte in più rispetto alle edizioni precedenti. Il numero di visitatori della precedente edizione è stato 48.161, e gli organizzatori si aspettano di raggiungere i 50.000 quest'anno.

Le domande per la partecipazione alla fiera, organizzata dal Japan Creation Executive Committee, sono scadute il 31 maggio 2000. Si è registrato un notevole aumento di nuovi espositori rispetto alle precedenti edizioni: su 336 domande i nuovi espositori sono stati 129. Le iscrizioni erano aperte anche a società straniere, ma soltanto se queste erano legalmente registrate in Giappone. 

L'intenzione degli organizzatori è di coltivare nuovi mercati esponendo prodotti originali, al fine di trovare nuovi clienti che conducano a relazioni commerciali stabili, piuttosto che a grossi volumi di vendita one spot

L'idea è inoltre quella di promuovere tendenze originali utilizzando tessuti creativi ed originali giapponesi, sbarazzandosi della dipendenza dalle tendenze europee. Il Comitato organizzatore della fiera, a questo scopo, si è occupato di visitare i diversi distretti di produzione tessile del Giappone, fornendo così assistenza nella pianificazione e nello sviluppo di nuovi tessuti.

 

Per sottoscrizione di abbonamenti contattare direttamente via mail: jtn@sen-i-news.co.jp


 DAL MONDO DI ...  GIOIELLERIA

L'UNIVERSO FEMMINILE

 

L’universo femminile, riconosciuto estimatore di monili e gioielli, può essere suddiviso in funzione dello stile di vita e della fascia di età in tre categorie, ciascuna alla ricerca di modelli diversi di preziosi.

 

Il primo gruppo, per fascia d’età, è quello delle “neo consumatrici, principalmente nella fascia d’età 15-19 anni (all’incirca 4,3 milioni di potenziali acquirenti). Per lo più si tratta di persone ai primi acquisti di preziosi, alla ricerca di prodotti di oreficeria leggeri e semplici. Si tratta di giovani donne che vogliono lasciare libertà alla propria creatività e fantasia per poter esprimere il proprio modo di essere attraverso ogni ornamento. Il segmento può essere identificato come target del segmento moda.

 

Il secondo gruppo è quello delle “consumatrici di mezzo, ovvero studentesse o giovani donne all’inizio della loro carriera lavorativa, per lo più con meno di due anni di esperienza di lavoro, di età compresa tra i 20 e i 24 anni. In totale si possono ipotizzare circa 4.8 milioni di potenziali clienti nel segmento. Le appartenenti al gruppo sono molto attente alle tendenze della moda, anche se l’attenzione maggiore è rivolta verso monili dalle forme classicheggianti. Si tratta di persone dal gusto raffinato che possiede, in media, circa sei pezzi di gioielleria a testa.

 La preferenza viene accordata agli anelli, anche se ultimamente gli orecchini a clip o forati ed i ciondoli cominciano ad essere richiesti insieme alle collane, in particolare le catene sottili e leggere in abbinamento con i ciondoli stessi. La maggioranza dei gioielli acquistati – in media 1,5 a testa all’anno - si colloca nella fascia di prezzo compresa tra i 150 ed i 240 dollari americani, anche se, in occasione della gratifica semestrale, gli acquisti effettuati posso essere anche di 800 dollari americani.

 

L’ultimo gruppo è quello delle “giovani grandi consumatrici” , comprendente 7.9 milioni di potenziali acquirenti di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, con una consolidata esperienza lavorativa.

Le donne di questo segmento sono tendenzialmente di gusto tradizionalista, privilegiando la qualità alle tendenze moda. La scelta cade principalmente su gioielli appariscenti, che si “impongono” anche se indossati singolarmente. I preziosi vengono considerati come lo strumento privilegiato per innalzare il proprio status e per questo apprezzano con difficoltà il prodotto nazionale, ritenendo il monile d’importazione, in particolare italiano, il più adatto a valorizzare il proprio gusto.  Il prezzo medio pagato per acquistare un gioiello in oro si aggira sui 400/500 dollari americani, ma può raggiungere, in alcuni casi, anche valori di duemila dollari americani, perché l’acquisto è indipendente dal valore del monile, essendo emozionale.

Attirando l’attenzione del segmento con prodotti di alto richiamo, questo gruppo potrebbe diventare il più ampio serbatoio di consumatrici di gioielli.

 

Luana Carcano Esperta del settore
Per contattare, e-mail: carcano@japanitaly.com


 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI L'IMPORTANZA DELLE ETICHETTE

Signora Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo


In primo luogo, per poter esportare merce in Giappone occorre cercare degli importatori giapponesi, a cui è necessario spiegare con una certa logica la bontà e ottima qualità dei prodotti alimentari italiani che cercate di esportare.  

In Giappone pochissimi esportatori conoscono l'italiano e la maggioranza usa come lingua di comunicazione l'inglese. Ma se potete trattare in lingua giapponese, e di conseguenza in modo chiaro almeno la presentazione della vostra merce, la possibilità di esportare il prodotto sicuramente sarà di gran lunga superiore.

 

Nella presentazione non va dimenticata la descrizione delle modalità di produzione e i componenti o gli ingredienti. Gli importatori riescono a capire, leggendo questa spiegazione, se è possibile o meno importare tale prodotto. Queste due informazioni devono essere allegate come documenti al momento dell'importazione in Giappone del prodotto, per cui sono indispensabili.

 

Quando si prepara il testo in giapponese della descrizione del prodotto, occorre stare attenti alla scrittura giapponese. In giapponese si usano molti ideogrammi. Alla parola "hashi", per esempio, corrispondono diverse parole: ponte, bacchette per mangiare, estremità e se si sbaglia l'uso di questi ideogrammi il testo diventa ridicolo ed è possibile rovinare anche l'immagine del prodotto stesso. Suggerirei, quindi, di stare molto attenti su questo punto. Dopodiché, tenendo conto del costo di traduzione, ecc., potete ritornare ad usare l'inglese.

 

Per esportare il prodotto, ci sono alcune considerazioni da fare, oltre all'importanza del sapore del prodotto alimentare. Prima di tutto, l'etichetta. Questa deve essere scritta tutta in italiano. I consumatori giapponesi devono sentire, osservando l'etichetta, il Paese Italia. Se scrivete in inglese o, per troppo scrupolo vi sforzate a scrivere in giapponese, questo può causare l'effetto contrario, diminuendo il "fascino" del prodotto stesso. Occorre , quindi, usare l'etichetta originale, conforme alla legislazione italiana vigente.

 

Per quanto riguarda l'etichetta in giapponese, poiché è obbligatorio l'accompagnamento di tale etichetta al momento di introdurre il prodotto in Giappone, provvederanno gli importatori a prepararla, per cui non è necessario che vi preoccupiate di questo. La parte giapponese (gli importatori) deve evidenziare sull'etichetta:

1) nome del prodotto, 2) materie prime, 3) additivi, coloranti, 4) quantità, 5) data di scadenza, 6) nome e indirizzo dell'importatore, 7) paese di origine. In più, nel caso per esempio di succhi di frutta, anche 1) nome della frutta, 2) percentuale contenuta, 3) regole di consumo - per esempio la necessità di consumarlo subito dopo l'apertura del contenitore - , e se si tratta di formaggi, occorre indicare anche il tipo di formaggio, "naturale", "tipo blue" (come gorgonzola), "altro". Per poter preparare questa etichetta, è molto importante dare all'importatore una documentazione precisa.

 

Dovrete stare attenti anche quando applicate l'etichetta al prodotto, facendo questa operazione con cura affinché non si sporchi o che non venga applicata storta. Il Giappone è un paese che esporta i prodotti di precisione come gli orologi Seiko e Citizen, per cui i giapponesi sono molto sensibili a questo aspetto della "precisione" scrupolosa. Succede da noi che, solo a causa dell'etichetta messa male, il valore commerciale del prodotto diminuisce e i negozianti al dettaglio sono costretti ad abbassare di molto il prezzo del prodotto per poterlo vendere direttamente ai consumatori.

 

Se succedono questi "incidenti", potrete essere sicuri che non ci sarà una nuova ordinazione.

Kazuko Nagamoto, Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è un'esperta nel settore agroalimentare. Nel 1997 ha costituito la società "Ict" per aiutare a diffondere la cultura culinaria italiana in Giappone. Attualmente, la "Ict" organizza corsi di "formazione sulla cucina italiana" per cuochi e di "formazione per sommelier" che vengono organizzati in Italia per personale giapponese, sviluppando l'attività con la ICT Italia e con la collaborazione di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).
Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com


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