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MERCATI - ITALIANI IN GIAPPONE  (mensile) 20 dicembre  2000  
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 ITALIANI IN GIAPPONE

Intervista al Dottor Silvio Marchetti,

direttore dell'Istituto di Cultura Italiana di Tokyo 


 

L'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e' un ufficio governativo con la finalità di promuovere i rapporti culturali con l'Italia. L'Istituto Italiano di Cultura, svolge anche le funzioni di ufficio culturale dell'Ambasciata d'Italia. L'Istituto Italiano di cultura, fondato nel 1959, ha sede in un gruppo di edifici circondati dal verde di un giardino giapponese nel cuore di Kudanshita in prossimità del palazzo imperiale.

 

Abbiamo incontrato il Dottor Silvio Marchetti, ex addetto culturale dell’Ambasciata d’Italia in Giappone e attualmente direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, le cui attività sono state profondamente rivitalizzante con il suo arrivo.

 

 

JIBO: Dottor Marchetti, da dove proviene in Italia e da quanto tempo vive in Giappone?

Dr.Marchetti: Sono nato all'Aquila, ma ho vissuto un po' dappertutto in Italia fin da bambino trasferendomi con la
famiglia in numerose cittá da Bolzano fino a Catanissetta, pertanto mi sento italiano a pieno titolo.
Vivo in Giappone da quattro anni.

JIBO: Quali sono esattamente gli scopi dell'Istituto Italiano di Cultura a Tokyo?

Dr.Marchetti: Lo scopo è quello di diffondere la cultura e la lingua italiana incrementando i rapporti culturali fra l'Italia e il Giappone. Noi perseguiamo questo scopo promuovendo l'insegnamento della lingua italiana direttamente con i corsi di lingua e cultura italiana offerti dallo stesso Istituto e seguiti da oltre quattromila studenti l'anno ed organizzando oltre quaranta eventi culturali ogni anno. Gestiamo le borse di studio del governo italiano (21 annualitá), coordiniamo i lettorati di italiano presso le universitá giapponesi, offriamo un servizio di informazioni culturali sull'Italia, ci occupiamo
dell'orientamento e delle iscrizioni di studenti giapponesi presso le Universitá italiane, gestiamo esami di certificazione per la conoscenza della lingua italiana, gestiamo una biblioteca con 13.000
volumi in italiano e 3.000 volumi in giapponese, forniamo assistenza agli studiosi italiani che si recano in Giappone.

JIBO: Quali le iniziative che organizzate?

Dr.Marchetti: Nel corso del 2000 abbiamo organizzato 43 eventi culturali: fra questi ricordiamo nel campo
musicale la tournée dell'Orchestra Sinfonica della Regione Emilia Romagna "A. Toscanini", la tournée dell'Orchestra d'Archi Italiana diretta dal Maestro Brunello, la tournée dell'Orchestra Accademia Bizantina diretta dal Maestro Dantone, (mentre nel 1999 avevamo organizzato
le tournée dell'Orchestra da Camera Italiana diretta dal Maestro Accardo e dei Solisti Veneti diretti
dal Maestro Scimone). Sia nel 1999 che nel 2000 abbiamo organizzato nell'Auditorium
dell'Istituto un recital di Milva in tournée in Giappone per Japan Arts. Abbiamo organizzato e
presentato insieme al Teatro Nissay e all'Asahi Shimbun il "Cosí Fan Tutte" del Piccolo di
Milano con la regia di Giorgio Strehler e l'opera è stata definita dalla critica giapponese
fra le migliori cinque presentate nel 2000 in Giappone. Abbiamo organizzato anche numerosi
recitals di singoli musicisti o di piccoli ensemble (Ensemble Duomo, duo Pepicelli, Divertimento
Ensemble, ecc.). Per quanto riguarda il teatro-danza abbiamo presentato una produzione di Studio Azzurro di Milano con la compagnia di Roberto Castello, uno spettacolo del teatro Kismet di Bari "Vieni Densa Notte", per quanto riguarda la letteratura abbiamo presentato alla presenza dell'autore, il poeta Nanni Balestrini, "Elettra - operapoesia per voci recitanti e live electronics",  realizzata dal Maestro Luigi Cinque con attori italiani e giapponesi, abbiamo presentato alla presenza dell'autore i testi di Cesare De Seta "Era di Maggio" e "La dimenticanza", nel campo del design abbiamo realizzato due conferenze una del designer Michele De Lucchi l'altra di Maurizio Morgantini, nel campo del cinema abbiamo presentato in anteprima per il Giappone il film di Soldini "Pane e Tulipani". Questi sono solo alcuni degli eventi realizzati nell'anno 2000.

JIBO: Quali programmi avete per Italia in Giappone 2001?

Dr.Marchetti: Sono molti ma mi limiteró a menzionare solo quelli pienamente definiti: un Festival di Musica
Contemporanea con l'Orchestra Regionale Toscana diretta dal Maestro Luciano Berio e con
l'Orchestra Sinfonica di Tokyo, una tournée dei Solisti Veneti, una serie di concerti di alcuni dei
vincitori del premio Paganini che utilizzeranno il "Cannone", celebre violino di Paganini, la realizzazione del "Pulcinella" per la regia di Maurizio Scaparro con Massimo Ranieri, la realizzazione di "La Bella e la Bestia" del Teatro Kismet di Bari, la realizzazione di un Festival di Poesia italo-giapponese, un convegno sulla lingua italiana, un convegno di scrittori italiani all'interno del Salone internazionale del Libro di Tokyo organizzato con il Premio Grinzane Cavour, il progetto "Etegami"che coinvolge in una gara di disegni sull'Italia gli studenti di tutte le scuole
medie giapponesi.

JIBO: Qual è l'immagine che i giapponesi hanno dell'Italia? Ci sono tanti stereotipi e quali?

Dr.Marchetti: I Giapponesi hanno da sempre associato l'Italia all'arte nella musica, nelle arti visive e nello spettacolo. Da una ventina di anni hanno anche imparato ad apprezzare l'Italia per il buon gusto nel design, nella moda, nella cucina e, nell'insieme, per lo stile di vita, vale a dire per quella capacitá che ci attribuiscono di saper equilibrare la nostra esistenza distribuendola fra il lavoro inteso come espressione di creatività individuale e il tempo libero vissuto con piacevolezza e stile. Allo stereotipo di una volta che voleva l'italiano mutevole ed inaffidabile si è sostituito quello dell'italiano che sa adattarsi con fantasia e creativitá ai sempre piú rapidi cambiamenti
della societá moderna.

JIBO: Lei è in possesso di informazioni su quali siano i principali interessi dei giapponesi che visitano l'Italia?

Dr.Marchetti: Non ho dati statistici precisi e non credo che esistano. Dai miei personali contatti mi risulta che i
Giapponesi che vanno in Italia sono soprattutto giovani e in massima parte donne attirate dalla cultura e dallo shopping: questa puó essere una tautologia perché il loro shopping ha un chiaro risvolto culturale: quando comprano capi di abbigliamento firmati comprano a tutti gli effetti
piccoli capolavori d'arte sia pure effimera: il richiamo per loro è simile al richiamo che esercitano su
di noi alcuni kimono e gli obi, quelle fasce di seta dipinta che avvolgono i fianchi delle giapponesi che indossano il kimono. Si tratta di oggetti d'arte che possono essere pienamente apprezzati da persone che hanno una sensibilitá culturale. Ma per i giapponesi anche alcuni nostri prodotti culinari esercitano un richiamo culturale: è il caso del nostro parmigiano, originariamente creato per soddisfare il delicato palato dei nostri prìncipi, e che, quando viene saggiamente  associato a vini rossi d'annata, esprime un gusto raffinatissimo, come le altre combinazioni della nostra tavola:  melone o fichi con il prosciutto, l'olio d'oliva con alcune gocce di aceto balsamico. La scoperta di queste associazioni di sapori calibrati è  espressione di saggia raffinatezza né piú e né meno che la sapiente disposizione di sashimi e foglie di erbe aromatiche sul piccolo piatto decorato con l'ornamentazione principale rivolta con deferenza verso il commensale.

JIBO: Quale è, secondo la sua opinione, l'immagine dell'Italia che dovremmo cercare di esportare? Quali i prodotti?

Dr.Marchetti: I Giapponesi hanno giá individuato gli aspetti dell'Italia che piú li affascinano ed hanno giá scoperto
i prodotti italiani che preferiscono. A questo punto si tratta di guidarli, per quanto possibile, ad
ampliare la loro fruizione: nel turismo, dopo Venezia, Firenze, Roma far loro scoprire il fascino delle nostre cittá medie e piccole, i tesori d'arte e di clima del nostro Mezzogiorno, le nostre cittá termali, che non hanno nulla da invidiare ai loro onsen. Si tratta anche di ancorare questo fenomeno di infatuazione verso l'Italia radicandolo con radici culturali piú profonde che affianchino all'effimero del buon gusto e della moda la percezione di una dimensione culturale millenaria che è all'origine della civiltá occidentale:anche questo è il compito dell'Istituto Italiano di Cultura.

Ma vorrei concludere ricordando che purtroppo gli italiani sono poco presenti in Asia, specialmente in rapporto a paesi anche molto piú piccoli del nostro. Dai dati relativi alle registrazioni dei votanti per le elezioni nazionali all'estero risulta che in tutta l'Asia, continente dove risiede circa metá della popolazione mondiale, sono residenti solo diciottomila cittadini italiani; gran parte del commercio di prodotti italiani in Giappone è gestito da Giapponesi. La consapevolezza che storicamente gli
italiani hanno avuto un ruolo importante nell'aprire l'Asia all'Occidente, con Marco Polo e Matteo Ricci, non deve farci dimenticare che non possiamo permetterci di perdere piede ulteriormente in quello che presto sará il principale mercato mondiale.

 

Istituto di cultura italiana a Tokyo

2-1-30 Kudanminami Chiyoda-ku Tokyo
Tel.03-3264-6011
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