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| ITALIANI IN GIAPPONE |
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Intervista al Dottor
Silvio Marchetti,
direttore
dell'Istituto di Cultura Italiana di Tokyo
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L'Istituto
Italiano di Cultura di Tokyo e' un ufficio governativo con
la finalità di promuovere i rapporti culturali con
l'Italia. L'Istituto Italiano di Cultura, svolge anche le
funzioni di ufficio culturale dell'Ambasciata d'Italia.
L'Istituto Italiano di cultura, fondato nel 1959, ha sede
in un gruppo di edifici circondati dal verde di un
giardino giapponese nel cuore di Kudanshita in prossimità
del palazzo imperiale.
Abbiamo
incontrato il Dottor Silvio Marchetti, ex addetto
culturale dell’Ambasciata d’Italia in Giappone e
attualmente direttore dell’Istituto Italiano di Cultura,
le cui attività sono state profondamente rivitalizzante
con il suo arrivo.
JIBO:
Dottor Marchetti, da dove proviene in Italia e da quanto
tempo vive in Giappone?
Dr.Marchetti: Sono
nato all'Aquila, ma ho vissuto un po' dappertutto in
Italia fin da bambino trasferendomi con la
famiglia in numerose cittá da Bolzano fino a Catanissetta, pertanto mi sento italiano a pieno titolo.
Vivo in Giappone da quattro anni.
JIBO: Quali sono esattamente gli
scopi dell'Istituto Italiano di Cultura a Tokyo?
Dr.Marchetti: Lo
scopo è quello di diffondere la cultura e la lingua
italiana incrementando i rapporti culturali fra l'Italia e
il Giappone. Noi perseguiamo questo scopo promuovendo
l'insegnamento della lingua italiana direttamente con i
corsi di lingua e cultura italiana offerti dallo stesso
Istituto e seguiti da oltre quattromila studenti l'anno ed
organizzando oltre quaranta eventi culturali ogni anno.
Gestiamo le borse di studio del governo italiano (21
annualitá), coordiniamo i lettorati di italiano presso le
universitá giapponesi, offriamo un servizio di
informazioni culturali sull'Italia, ci occupiamo
dell'orientamento e delle iscrizioni di studenti
giapponesi presso le Universitá italiane, gestiamo esami
di certificazione per la conoscenza della lingua italiana,
gestiamo una biblioteca con 13.000
volumi in italiano e 3.000 volumi in giapponese, forniamo
assistenza agli studiosi italiani che si recano in
Giappone.
JIBO: Quali le iniziative che
organizzate?
Dr.Marchetti: Nel
corso del 2000 abbiamo organizzato 43 eventi culturali:
fra questi ricordiamo nel campo
musicale la tournée dell'Orchestra Sinfonica della
Regione Emilia Romagna "A. Toscanini", la tournée
dell'Orchestra d'Archi Italiana diretta dal Maestro
Brunello, la tournée dell'Orchestra Accademia Bizantina
diretta dal Maestro Dantone, (mentre nel 1999 avevamo
organizzato
le tournée dell'Orchestra da Camera Italiana diretta dal
Maestro Accardo e dei Solisti Veneti diretti
dal Maestro Scimone). Sia nel 1999 che nel 2000 abbiamo
organizzato nell'Auditorium
dell'Istituto un recital di Milva in tournée in Giappone
per Japan Arts. Abbiamo organizzato e
presentato insieme al Teatro Nissay e all'Asahi Shimbun il
"Cosí Fan Tutte" del Piccolo di
Milano con la regia di Giorgio Strehler e l'opera è stata
definita dalla critica giapponese
fra le migliori cinque presentate nel 2000 in Giappone.
Abbiamo organizzato anche numerosi
recitals di singoli musicisti o di piccoli ensemble
(Ensemble Duomo, duo Pepicelli, Divertimento
Ensemble, ecc.). Per quanto riguarda il teatro-danza
abbiamo presentato una produzione di Studio Azzurro di
Milano con la compagnia di Roberto Castello, uno
spettacolo del teatro Kismet di Bari "Vieni Densa
Notte", per quanto riguarda la letteratura abbiamo
presentato alla presenza dell'autore, il poeta Nanni
Balestrini, "Elettra - operapoesia per voci recitanti
e live electronics", realizzata dal Maestro
Luigi Cinque con attori italiani e giapponesi, abbiamo
presentato alla presenza dell'autore i testi di Cesare De
Seta "Era di Maggio" e "La
dimenticanza", nel campo del design abbiamo
realizzato due conferenze una del designer Michele De
Lucchi l'altra di Maurizio Morgantini, nel campo del
cinema abbiamo presentato in anteprima per il Giappone il
film di Soldini "Pane e Tulipani". Questi sono
solo alcuni degli eventi realizzati nell'anno 2000.
JIBO: Quali programmi avete per
Italia in Giappone 2001?
Dr.Marchetti: Sono
molti ma mi limiteró a menzionare solo quelli pienamente
definiti: un Festival di Musica
Contemporanea con l'Orchestra Regionale Toscana diretta
dal Maestro Luciano Berio e con
l'Orchestra Sinfonica di Tokyo, una tournée dei Solisti
Veneti, una serie di concerti di alcuni dei
vincitori del premio Paganini che utilizzeranno il
"Cannone", celebre violino di Paganini, la
realizzazione del "Pulcinella" per la regia di
Maurizio Scaparro con Massimo Ranieri, la realizzazione di
"La Bella e la Bestia" del Teatro Kismet di
Bari, la realizzazione di un Festival di Poesia
italo-giapponese, un convegno sulla lingua italiana, un
convegno di scrittori italiani all'interno del Salone
internazionale del Libro di Tokyo organizzato con il
Premio Grinzane Cavour, il progetto "Etegami"che
coinvolge in una gara di disegni sull'Italia gli studenti
di tutte le scuole
medie giapponesi.
JIBO: Qual è l'immagine che i
giapponesi hanno dell'Italia? Ci sono tanti stereotipi e
quali?
Dr.Marchetti: I
Giapponesi hanno da sempre associato l'Italia all'arte
nella musica, nelle arti visive e nello spettacolo. Da una
ventina di anni hanno anche imparato ad apprezzare
l'Italia per il buon gusto nel design, nella moda, nella
cucina e, nell'insieme, per lo stile di vita, vale a dire
per quella capacitá che ci attribuiscono di saper
equilibrare la nostra esistenza distribuendola fra il
lavoro inteso come espressione di creatività individuale
e il tempo libero vissuto con piacevolezza e stile. Allo
stereotipo di una volta che voleva l'italiano mutevole ed
inaffidabile si è sostituito quello dell'italiano che sa
adattarsi con fantasia e creativitá ai sempre piú rapidi
cambiamenti
della societá moderna.
JIBO: Lei è in possesso di
informazioni su quali siano i principali interessi dei
giapponesi che visitano l'Italia?
Dr.Marchetti: Non
ho dati statistici precisi e non credo che esistano. Dai
miei personali contatti mi risulta che i
Giapponesi che vanno in Italia sono soprattutto giovani e
in massima parte donne attirate dalla cultura e dallo
shopping: questa puó essere una tautologia perché il
loro shopping ha un chiaro risvolto culturale: quando
comprano capi di abbigliamento firmati comprano a tutti
gli effetti
piccoli capolavori d'arte sia pure effimera: il richiamo
per loro è simile al richiamo che esercitano su
di noi alcuni kimono e gli obi, quelle fasce di seta
dipinta che avvolgono i fianchi delle giapponesi che
indossano il kimono. Si tratta di oggetti d'arte che
possono essere pienamente apprezzati da persone che hanno
una sensibilitá culturale. Ma per i giapponesi anche
alcuni nostri prodotti culinari esercitano un richiamo
culturale: è il caso del nostro parmigiano,
originariamente creato per soddisfare il delicato palato
dei nostri prìncipi, e che, quando viene saggiamente
associato a vini rossi d'annata, esprime un gusto
raffinatissimo, come le altre combinazioni della nostra
tavola: melone o fichi con il prosciutto, l'olio
d'oliva con alcune gocce di aceto balsamico. La scoperta
di queste associazioni di sapori calibrati è
espressione di saggia raffinatezza né piú e né meno che
la sapiente disposizione di sashimi e foglie di erbe
aromatiche sul piccolo piatto decorato con
l'ornamentazione principale rivolta con deferenza verso il
commensale.
JIBO: Quale è, secondo la sua
opinione, l'immagine dell'Italia che dovremmo cercare di
esportare? Quali i prodotti?
Dr.Marchetti: I
Giapponesi hanno giá individuato gli aspetti dell'Italia
che piú li affascinano ed hanno giá scoperto
i prodotti italiani che preferiscono. A questo punto si
tratta di guidarli, per quanto possibile, ad
ampliare la loro fruizione: nel turismo, dopo Venezia,
Firenze, Roma far loro scoprire il fascino delle nostre
cittá medie e piccole, i tesori d'arte e di clima del
nostro Mezzogiorno, le nostre cittá termali, che non
hanno nulla da invidiare ai loro onsen. Si tratta anche di
ancorare questo fenomeno di infatuazione verso l'Italia
radicandolo con radici culturali piú profonde che
affianchino all'effimero del buon gusto e della moda la
percezione di una dimensione culturale millenaria che è
all'origine della civiltá occidentale:anche questo è il
compito dell'Istituto Italiano di Cultura.
Ma vorrei concludere ricordando che purtroppo gli italiani
sono poco presenti in Asia, specialmente in rapporto a
paesi anche molto piú piccoli del nostro. Dai dati
relativi alle registrazioni dei votanti per le elezioni
nazionali all'estero risulta che in tutta l'Asia,
continente dove risiede circa metá della popolazione
mondiale, sono residenti solo diciottomila cittadini
italiani; gran parte del commercio di prodotti italiani in
Giappone è gestito da Giapponesi. La consapevolezza che
storicamente gli
italiani hanno avuto un ruolo importante nell'aprire
l'Asia all'Occidente, con Marco Polo e Matteo
Ricci, non deve farci dimenticare che non possiamo
permetterci di perdere piede ulteriormente in quello che
presto sará il principale mercato mondiale.
Istituto
di cultura italiana a Tokyo
2-1-30
Kudanminami Chiyoda-ku Tokyo
Tel.03-3264-6011
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e-mail.tokyo@italcult.or.jp
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