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MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 dicembre 2000  
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 APPROFONDIAMO UN MERCATO

  IL MERCATO DELLA ROBOTICA


 

Lo sviluppo della robotica in Giappone data dal 1960 ma e’ solo dal 1975 che l’industria manufatturiera passo’ dal sistema flessibile all’automazione della fabbrica. I robot industriali divennero cosi’ parte integrante del nuovo sistema produttivo come un mezzo per effettuare lavorazioni ripetititve, migliorare l’efficienza e diminuire i costi. Secondo le stime del MITI, il mercato e’ passato dai 300 miliardi di Yen del 1985 ai 600 miliardi nel 1991 (quasi 12mila miliardi di lire al cambio attuale), anno di picco della produzione di robot. 

 

Essendo partiti tra i primi verso questa forma produttiva, l’industria giapponese della robotica divenne ben presto leader mondiale, sostenuta – tra l’altro – da una forte domanda interna. La peculiarita’ della produzione di robot, tuttavia, e’ data dal fatto che l’industria produceva robot monofunzione, almeno in questa prima fase di crescita..

 

La domanda per robot industriali e’ cresciuta in modo sostenuto almeno fino ai primi Anni 90, trainata soprattutto dall’industria automobilistica ed elettronica; la successiva recessione ha fortemente ridimensiontato il mercato creando una sistuazione di estrema concorrenza fra le case produttrici, anche per via della crescita di analoghe industrie nei Paesi Occidentali. Secondo la Japan Robot Association, la produzione di robot e’ calata a 447 miliardi di Yen nel 1999, il 22% essendo costituito da robot a controllo numerico, il 13% da robot intelligenti, il 12% a sequenza fissa ed il 5% da robot a sequenza variabile e quasi la meta’ del totale da robot di funzione.  La diminuzione della domanda interna ha portato ad una riduzione dei profitti per via, appunto, di una accresciuta competititvita’ del settore che ha costretto i produttori, sia di robot che di apparecchiature periferiche, a ridurre i margini.

 

La situazione di mercato sudescritta e lo sviluppo tecnologico attuato in Europa e negli USA hanno creato le premesse per uscire dall’isolamento produttivo e cercare nuovi vantaggi competititvi attraverso accordi commerciali e, soprattutto, scambi tecnologici esterni. La progressiva globalizzazione in settori merceologici particolarmente sensibili, come appunto l’automobile, hanno infatti determinato una forte price sensitivity e, quindi, la ricerca di nuove fonti di approvvigionamento. Inoltre, gli alti costi di R & S necessari per l’innovazione produttiva hanno suggerito ai produtttori giapponesi di scegliere la strada della cooperazione con produttori esteri. Di interesse anche il fatto che la domanda per attrezzature necessarie per la manutenzione dei robot e’ in forte crescita.

 

Le prime stime di vendita per l’anno in corso e le previsioni per il prossimo anno indicano che si e’ in presenza di una moderata ripresa della domanda. Tuttavia, la concorrenza e’ divenuta molto dinamica per la progressiva presenza di nuovi attori dall’esterno; i produttori nazionali, pertanto, sono costretti a confrontarsi con una situazione di mercato certamente non facile che li costringe a ricercare sinergie e politiche aziendali di collaborazione industriale, anche con produttori esteri. La domanda, infatti, si e’ modificata con la richiesta di prodotti multifunzione soprattutto da parte dell’industria automobilistica (saldatura, verniciatura, assemblaggio), che ha costretto molte aziende a fusioni o ridimensionamenti produttivi di una certa entita’. 

 

Gli Stati Uniti ed i mercati asiatici rappresentano un formidabile mercato di esportazione per i produttori giapponesi con oltre 118 miliardi di Yen nel 1998. Nel 1999, la domanda da parte dell’industria automobilistica americana, soprattutto per robot saldatori, e dell’industria dell’elettronica nei Paesi asiatici ha raggiunto un massimo di 223 miliardi di Yen. Questo trend positivo ha ha contrastato un sensibile calo della domanda interna di piu’ del 4%.

 

Al contrario, l’importazione di prodotti stranieri ha sempre incontrato grande difficolta’, sia per gli alti prezzi (I prodotti giapponesi sono mediamente piu’ bassi del 30% dei corrispondenti prodotti americani e europei per via delle economie di scala possibili) che per le difficolta’ distributive e di “servizio” post-vendita. Vi sono, tuttavia, alcune nicchie di mercato in cui i produttori giapponesi sono deboli, quali ad esempio i sensori, i servomotori, il software di controllo, dove i produttori esteri possono facilmente introdursi, purche’ trovino un partner giapponese che permetta di ovviare alle difficolta’ distributive e di manutenzione. Non vi sono, infatti, barriere all’ingresso particolari; i dazi doganali sono modesti. Il problema e’ quasi soltanto di tipo culturale, a parita’ di condizioni di mercato, in quanto gli acquirenti giapponesi sono particolarmente legati ai loro fornitori connazionali. La strategia che un produttore italiano dovrebbe seguire, pertanto, e’ quella di stringere accordi distributivi (ed eventualmente in un secondo tempo di collaborazione industriale) con un partner giapponese.

 

 



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