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Osserviamo
l'andamento delle importazioni in questi ultimi
anni secondo le statistiche elaborate dall'ICE.
Secondo
i dati statistici del 1998, l'Italia ha una quota
del 17.3% sul totale delle importazioni di
prodotti alimentari e questo dato, pur non
raggiungendo la Francia che occupa il 33.0%, è un
dato considerevole, soprattutto se si pensa che il
volume delle importazioni dagli altri paesi tende
al calo. In qualche caso, l'aumento delle
importazioni di alcuni specifici prodotti, per
esempio i vini cileni, dipende dal fatto
che, perdurando da diversi anni il boom del vino,
i giapponesi hanno avuto il modo di scoprire anche
questi questo prodotto che ha un rapporto
prezzo/qualità molto buono.
Analizziamo
ora quali sono in effetti i prodotti importati in
Giappone, esaminando le 15 principali voci dei
prodotti alimentari di importazione. La Francia
domina per le voci relative a: vini, spumanti,
acqua minerale e tartufi. L'Italia, d'altra parte,
è la maggiore esportatrice di: prosciutto crudo,
olio d'oliva, pasta e pomodori. La peculiarità
che si evidenzia qui è che la Francia esporta le
bevande e l'Italia i prodotti alimentari che
servono in cucina, per portare a tavola dei piatti
gustosi.
Riguardo
al prosciutto crudo, questo prodotto era
conosciuto e atteso dalle persone che in passato
avevano visitato l'Italia e che lo avevano
gustato, per cui appena è stata tolta la barriera
legislativa che impediva l'importazione, c'è
stato subito un aumento delle vendite. Era logico
ed era anche da prevedere che accadesse questo
perché prima i consumatori erano costretti ad
acquistare il prosciutto crudo di produzione
statunitense o svizzera. Resta ancora da stabilire
quale politica potrebbe essere adatta per
sviluppare ulteriormente il mercato del prosciutto
crudo perché anche se ha raggiunto le case di
coloro che l'aspettavano da anni, non si sa quanti
tra coloro che in passato non l'avevano mai
assaggiato lo accoglierebbero con entusiasmo.
Tuttavia, essendo il numero di turisti giapponesi
che visitano l'Italia in continua crescita
(quest'anno il totale viene stimato in 1.5 milioni
di arrivi), ci si aspetta anche per il prosciutto
crudo un aumento dei consumi costante.
Il
tartufo viene consumato esclusivamente nei
ristoranti. Si dice che in Giappone il numero dei
ristoranti italiani abbia superato di gran lunga
quello dei ristoranti francesi verso la metà
degli anni '90. Ma tale numero include anche le
pizzerie, per cui il numero dei ristoranti
italiani raffinati in cui si possono gustare dei
piatti col tartufo dovrebbe essere ancora
inferiore a quelli francesi. Ma dato che i
giapponesi ormai sono abituati a vedere o
frequentare dei ristoranti italiani, potrebbe
aumentare di conseguenza anche il numero dei
ristoranti italiani raffinati.
Riguardo
alla frutta surgelata, che di solito viene
adoperata per ottenere dei prodotti lavorati, solo
i paesi che riescono a fare delle produzioni
industriali molto efficienti o i paesi che
riescono ad offrire dei prodotti di basso prezzo
riescono ad esportarla in Giappone.
L'aumento
della quota dell'olio d'oliva è un esempio in cui
ha avuto successo la campagna pubblicitaria.
Originariamente, nella cucina giapponese non
veniva adoperato l'olio. Quando hanno cominciate a
diffondersi le cucine di tanti paesi, è aumentata
da parte dei consumatori la richiesta degli olii,
chiamati allora con un nome vago - olio per
l'insalata - e di contenuto altrettanto vago.
Dopodiché‚
sono stati immessi nel mercato l'olio di granturco
e quello di semi vari, con la chiara descrizione
delle materie prime. Questi olii normalmente erano
quasi inodori e insapori, eccetto l'olio di sesamo
indispensabile per la cucina cinese. Di
conseguenza l'olio d'oliva all'inizio non si
diffondeva facilmente a causa dell'odore tipico.
Negli
anni '70, anche tra le persone che si occupavano
della cucina italiana, non erano in molti ad avere
una esperienza di soggiorno di studio in Italia ed
a sapere che l'olio che veniva usato nella cucina
italiana fosse l'olio d'oliva. Queste persone
inesperte, quando leggevano delle ricette non
potendo immaginare che con la voce
"olio" si indicava l'olio d'oliva,
condivano con "l'olio per l'insalata",
che era inodore. Ma è successo che alcuni
importatori hanno cominciato ad organizzare dei
seminari condotti dagli chef italiani convocati
direttamente dall'Italia, destinati ai cuochi
giapponesi. Grazie al loro impegno, pian piano il
consumo dell'olio d'oliva ha cominciato a salire.
In aggiunta, nel 1996 con l'aumento di interesse
fra la gente comune verso i problemi della salute,
l'olio d'oliva veniva riconsiderato e, grazie
anche ai programmi televisivi che ne avevano
esaltato le qualità, la vendita dell'olio d'oliva
ha registrato un aumento sbalorditivo. Poiché‚
nelle famiglie giapponesi ormai non mancano più i
piatti di spaghetti, anche il consumo dell'olio
d'oliva sarà stabile anche in futuro.
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Kazuko
Nagamoto,
Presidente della Ict
Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è
un'esperta nel settore
agroalimentare. Nel 1997 ha
costituito la società "Ict"
per aiutare a diffondere la
cultura culinaria italiana in
Giappone. Attualmente, la "Ict"
organizza corsi di
"formazione sulla cucina
italiana" per cuochi e di
"formazione per
sommelier" che vengono
organizzati in Italia per
personale giapponese, sviluppando
l'attività con la ICT Italia e
con la collaborazione di
associazioni di categoria quali,
la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It.
Sommelier (AIS).
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