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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 20 dicembre 2000  
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 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI TREND DI ALCUNI PRODOTTI ALIMENTARI

Signora Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo


Osserviamo l'andamento delle importazioni in questi ultimi anni secondo le statistiche elaborate dall'ICE.

 

Secondo i dati statistici del 1998, l'Italia ha una quota del 17.3% sul totale delle importazioni di prodotti alimentari e questo dato, pur non raggiungendo la Francia che occupa il 33.0%, è un dato considerevole, soprattutto se si pensa che il volume delle importazioni dagli altri paesi tende al calo.  In qualche caso, l'aumento delle importazioni di alcuni specifici prodotti, per esempio i  vini cileni, dipende dal fatto che, perdurando da diversi anni il boom del vino, i giapponesi hanno avuto il modo di scoprire anche questi questo prodotto che ha un rapporto prezzo/qualità molto buono.

 

Analizziamo ora quali sono in effetti i prodotti importati in Giappone, esaminando le 15 principali voci dei prodotti alimentari di importazione. La Francia domina per le voci relative a: vini, spumanti, acqua minerale e tartufi. L'Italia, d'altra parte, è la maggiore esportatrice di: prosciutto crudo, olio d'oliva, pasta e pomodori. La peculiarità che si evidenzia qui è che la Francia esporta le bevande e l'Italia i prodotti alimentari che servono in cucina, per portare a tavola dei piatti gustosi.

 

Riguardo al prosciutto crudo, questo prodotto era conosciuto e atteso dalle persone che in passato avevano visitato l'Italia e che lo avevano gustato, per cui appena è stata tolta la barriera legislativa che impediva l'importazione,  c'è stato subito un aumento delle vendite. Era logico ed era anche da prevedere che accadesse questo perché prima i consumatori erano costretti ad acquistare il prosciutto crudo di produzione statunitense o svizzera. Resta ancora da stabilire quale politica potrebbe essere adatta per sviluppare ulteriormente il mercato del prosciutto crudo perché anche se ha raggiunto le case di coloro che l'aspettavano da anni, non si sa quanti tra coloro che in passato non l'avevano mai assaggiato lo accoglierebbero con entusiasmo. Tuttavia, essendo il numero di turisti giapponesi che visitano l'Italia in continua crescita (quest'anno il totale viene stimato in 1.5 milioni di arrivi), ci si aspetta anche per il prosciutto crudo un aumento dei consumi costante.

 

Il tartufo viene consumato esclusivamente nei ristoranti. Si dice che in Giappone il numero dei ristoranti italiani abbia superato di gran lunga quello dei ristoranti francesi verso la metà degli anni '90. Ma tale numero include anche le pizzerie, per cui il numero dei ristoranti italiani raffinati in cui si possono gustare dei piatti col tartufo dovrebbe essere ancora inferiore a quelli francesi. Ma dato che i giapponesi ormai sono abituati a vedere o frequentare dei ristoranti italiani, potrebbe aumentare di conseguenza anche il numero dei ristoranti italiani raffinati.

 

Riguardo alla frutta surgelata, che di solito viene adoperata per ottenere dei prodotti lavorati, solo i paesi che riescono a fare delle produzioni industriali molto efficienti o i paesi che riescono ad offrire dei prodotti di basso prezzo riescono ad esportarla in Giappone.

 

L'aumento della quota dell'olio d'oliva è un esempio in cui ha avuto successo la campagna pubblicitaria. Originariamente, nella cucina giapponese non veniva adoperato l'olio. Quando hanno cominciate a diffondersi le cucine di tanti paesi, è aumentata da parte dei consumatori la richiesta degli olii, chiamati allora con un nome vago - olio per l'insalata - e di contenuto altrettanto vago.

Dopodiché‚ sono stati immessi nel mercato l'olio di granturco e quello di semi vari, con la chiara descrizione delle materie prime. Questi olii normalmente erano quasi inodori e insapori, eccetto l'olio di sesamo indispensabile per la cucina cinese. Di conseguenza l'olio d'oliva all'inizio non si diffondeva facilmente a causa dell'odore tipico.

 

Negli anni '70, anche tra le persone che si occupavano della cucina italiana, non erano in molti ad avere una esperienza di soggiorno di studio in Italia ed a sapere che l'olio che veniva usato nella cucina italiana fosse l'olio d'oliva. Queste persone inesperte, quando leggevano delle ricette non potendo immaginare che con la voce "olio" si indicava l'olio d'oliva, condivano con "l'olio per l'insalata", che era inodore. Ma è successo che alcuni importatori hanno cominciato ad organizzare dei seminari condotti dagli chef italiani convocati direttamente dall'Italia, destinati ai cuochi giapponesi. Grazie al loro impegno, pian piano il consumo dell'olio d'oliva ha cominciato a salire. In aggiunta, nel 1996 con l'aumento di interesse fra la gente comune verso i problemi della salute, l'olio d'oliva veniva riconsiderato e, grazie anche ai programmi televisivi che ne avevano esaltato le qualità, la vendita dell'olio d'oliva ha registrato un aumento sbalorditivo. Poiché‚ nelle famiglie giapponesi ormai non mancano più i piatti di spaghetti, anche il consumo dell'olio d'oliva sarà stabile anche in futuro.

 

 

Kazuko Nagamoto, Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è un'esperta nel settore agroalimentare. Nel 1997 ha costituito la società "Ict" per aiutare a diffondere la cultura culinaria italiana in Giappone. Attualmente, la "Ict" organizza corsi di "formazione sulla cucina italiana" per cuochi e di "formazione per sommelier" che vengono organizzati in Italia per personale giapponese, sviluppando l'attività con la ICT Italia e con la collaborazione di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).
Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com


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