0 JAPAN-ITALY Business On-line
MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 novembre 2000  
0

 APPROFONDIAMO UN MERCATO

  IL SETTORE DELLE COSTRUZIONI IN GIAPPONE


 

L’Akashi Kaykio bridge, terminato di recente, detiene il record mondiale di lunghezza della campata centrale, 1990 metri, ed è la prova più evidente del livello di tecnologia raggiunto dall’ingegneria civile giapponese.

Il mercato delle costruzioni giapponese è uno dei più sviluppati al mondo, e ha sempre rappresentato un settore trainante per l’economia interna del Paese. La cifra di affari riconducibile al settore delle costruzioni in Giappone è paragonabile soltanto a quella degli Stati Uniti, e le imprese di costruzione giapponesi si posizionano costantemente ai vertici delle classifiche internazionali. Secondo l’autorevole rivista americana Engineering News Record, Enr,  cinque imprese giapponesi si collocano tra le prime dieci posizioni, e ben tre di queste (Taisei, Shimizu e Kajima) addirittura ai vertici. Secondo le più recenti rilevazioni, considerando la graduatoria per nazioni, i giapponesi rimangono saldamente al primo posto con il 28,4 per cento del fatturato mondiale; secondi sono gli statunitensi al 24 per cento.  

 

Il processo che ha portato le imprese giapponesi ai livelli odierni di professionalità ebbe inizio in seguito alle politiche del governo di Meji alla fine dell’800, durante il quale esperti e professori di tutto il mondo furono sistematicamente invitati ad insegnare nelle Università nazionali. Allo stesso tempo, un numero sempre crescente di studenti veniva mandato a studiare all’estero in Paesi in cui la tradizione dell’Ingegneria Civile era più radicata nel tempo, come Francia, Gran Bretagna e Germania. I professori e gli ingegneri impiegati dal governo in Giappone venivano così, a partire dall’inizio del XX secolo, via via sostituiti dai giovani ingegneri di ritorno dall’estero. Grazie a questo sistema, i giapponesi acquistarono una totale indipendenza nel progetto e costruzione di strade, ferrovie, aeroporti ed ogni genere di infrastruttura. Il raggiungimento di tale obiettivo risultò di vitale importanza per permettere lo sviluppo parallelo degli altri settori economici. Da quel momento, considerevoli somme vengono costantemente investite dal governo nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie e materiali.

Fu nel 1955 che le imprese giapponesi cominciarono a guardare ai mercati esteri, in particolare al Sud-Est asiatico, in cui sono tuttora presenti.

Alla fine degli anni ’80 i costruttori giapponesi si rivolsero con particolare interesse al mercato nord-americano, grazie anche all’apprezzamento dello yen. Stati Uniti e Canada erano visti dai Giapponesi come mercati a basso rischio. Pochi anni dopo, tuttavia, il crollo economico giapponese costrinse le aziende a limitare o addirittura ad eliminare gli investimenti all’estero, fatta esclusione dell’Asia, che rappresenta tuttora un mercato in cui il Giappone detiene un vantaggio sia storico che geografico. Oggi, molte imprese di costruzione giapponesi sono rappresentate da uffici nei principali Paesi asiatici, dove viene prodotto circa il 65 per cento del fatturato totale del settore.

 

Un’opportunità interessante per quanto riguarda invece gli investitori esteri del settore è rappresentata dai materiali da costruzione. Il costo dei materiali da costruzione incide in misura di circa il 30/40 per cento sul costo totale delle opere a seconda che si tratti di infrastrutture o edifici. Se si pensa che nel 1997 sono stati investiti circa 75 miliardi di yen nel solo mercato interno delle costruzioni, è facile rendersi conto delle enormi potenzialità che i materiali da costruzione detengono in Giappone. La percentuale dell’acciaio da costruzione importato dal Giappone è oggi pari al 7,7%, mentre si scende allo 0,7% per il cemento. La difficoltà riscontrata dai produttori di materiali da costruzione a penetrare il mercato giapponese è dovuta essenzialmente alla necessità che questi materiali siano conformi agli standard nazionali. Finché questi standard non saranno uniformati a livello internazionale questa difficoltà esisterà sempre.

 

Anche le società di ingegneria straniere trovano difficoltà ad introdursi nel mercato giapponese. Al contrario di Paesi come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, in Giappone l’unico criterio di scelta degli aggiudicatari degli appalti è il prezzo. Chi presenta l’offerta migliore ottiene l’appalto. In Giappone le società di ingegneria detengono inoltre un ruolo assai più limitato nel settore dei lavori pubblici, poiché esistono appositi centri di progettazione all’interno degli organismi statali. Inoltre tutte le Società partecipanti a una gara d’appalto devono sostenere un esame. Infine, per progetti di una certa importanza è obbligatoria la costituzione di joint venture, cosa mai vista in Occidente. Ne consegue che il mercato si restringe e la competizione non viene stimolata. Esperti internazionali sostengono che se il mercato delle società di ingegneria in Giappone fosse più dinamico sarebbe non solo più facile penetrarlo, ma anche più probabile l’utilizzo di materiali esteri. Infatti, la partecipazione di Società estere nella progettazione dell’aeroporto di Kansai ha permesso l’utilizzo di materiali importati.

 

Esistono tuttavia delle opportunità di penetrazione del mercato in settori specifici. Come esempio si può riportare la recente costruzione della Moschea di Tokyo nel distretto di Shibuya della capitale. In questo caso, pur essendo stata la giapponese Kajima l’aggiudicataria della realizzazione progetto, esso è stato eseguito da Hilmi Senalp, di nazionalità turca, forse il più grande esperto mondiale nella progettazione di moschee. Tutte le finiture, interne ed esterne, sono state eseguite da manodopera turca ed un’ingente quantità di marmo è stata importata dalla Turchia.

 

 

Per quanto riguarda invece i più recenti ed imponenti progetti infrastrutturali realizzati in Giappone, è degno di nota il cosiddetto “Tokyo Wan Aqua-line”. Si tratta di una porzione di autostrada di 15 km che attraversa la baia di Tokyo, mettendo in comunicazione la capitale con le periferie.

Dalla parte di Kawasaki, il collegamento è stato realizzato per i primi 10 km con dei tunnel immersi, dato il grande traffico dovuto al trasporto su acqua. Dal lato di Kisarazu, invece, l’autostrada scorre su di un viadotto di 5 km ed il collegamento tra viadotto e tunnel è realizzato su di un’isoletta artificiale costruita al centro della baia, trasformata in luogo di ricreazione e di shopping.

 

Appuntamenti:

16-18 aprile 2001: 

The second civil engineering conference in the Asian region, Tokyo, Japan

13-19 ottobre 2002: 

Concrete structures in the 21st century, Osaka, Japan

 

 

Vincenzo Emprin-Gilardini, Ingegnere Civile, MEng

emprin@japanitaly.com

 

 



Tutti i diritti di pubblicazione sono riservati.
Per ulteriori informazioni sul contenuto degli articoli si prega di contattare via e-mail:
notizie@japanitaly.com 

    

www.japanitaly.com
© Japanitaly.com srl   tutti i diritti sono riservati