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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 20 novembre 2000  
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 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI Esportare il formaggio italiano in giappone

Signora Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo


Due parole per quanto riguarda il formaggio per cui esiste ancora spazio per un ulteriore sviluppo, soprattutto per quelli italiani la cui qualità, genuinità e bontà è indiscussa.

 

I formaggi di produzione australiana e neozelandese sono adoperati come ingredienti per la lavorazione dei prodotti industriali o come formaggi di basso costo per la massa dei consumatori. Il loro vantaggio deriva dal fatto che, trovandosi in un'area geograficamente vicina al Giappone, il costo di spedizione è contenuto ma certo non possono assolutamente competere con quelli italiani.

 

D'altra parte, quelli di produzione francese o italiana godono del prestigio e vengono classificati fra i formaggi di elevata qualità. Ma l'Italia, a differenza della Francia, dove esiste il mercato dei formaggi in cui vige il sistema di acquistare un'insieme dei formaggi prodotti dai piccoli produttori, emettendo una fattura unica. Non esiste il sistema di poter fare degli acquisti dei formaggi provenienti da diversi piccoli produttori dietro emissione di una fattura unica. Per questo motivo se uno volesse importare dei formaggi di piccole produzioni dall'Italia, gli oneri per esempio dei costi di sdoganamento, ecc. risulterebbero eccessivi, dovendo far fronte ad un numero considerevole di fatture. In Italia si trovano dei formaggi stupendi, più che in Francia, ma dispiace constatare il fatto che mancano degli organismi che riescano a sostenere l'esportazione, oppure questi prodotti ancora non vengono pubblicizzati abbastanza.

 

Esiste un fenomeno che può essere criticato come di imitazione degli altri, caro ai giapponesi: recentemente hanno cominciati a diffondersi delle mozzarelle di produzione nazionale. Chi osserva questo fenomeno negativamente, penserà che qualcuno abbia invaso il mercato. Ma, cambiando il punto di vista, sarebbe possibile considerare favorevolmente il fatto che su un terreno sterile, in cui non esistevano degli acquirenti, ha messo le radici un prodotto nuovo, sia pure di produzione giapponese e penso che tale fenomeno servirà di molto ad allargare la base dei consumatori. Ora perfino nei locali di fast food viene servita l'insalata caprese.

 

Esiste poi, come ampiamente detto nei precedenti articoli, una problematica sanitaria per l'importazione in Giappone dei prodotti alimentari. Le norme di controllo, per esempio della verifica dei colibacilli, sono abbastanza diverse tra Italia e Giappone. E' normale, quindi, che le autorità sanitarie giapponesi dimostrino un certo timore nei confronti dei prodotti alimentari sconosciuti. Succede di conseguenza che i valori che in Italia vengono considerati "normali" non sono visti come tali da parte delle autorità giapponesi e non vengono ammessi. Inoltre esistono delle modalità di produzione praticate in Italia e non ammesse in Giappone.

Per esempio il caso del formaggio pecorino sulla cui superficie era stata spalmata una sostanza antibiotica. In questi casi, anche se il contenuto è di ottima qualità, non è ammessa l'importazione del prodotto stesso in Giappone.

 

Il terreno per accogliere dei formaggi di produzione italiana è senz'altro preparato, per cui penso che sia arrivato il momento in cui valga la pena di far qualcosa per coltivarlo ed estenderlo.

 

 

 

Kazuko Nagamoto, Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è un'esperta nel settore agroalimentare. Nel 1997 ha costituito la società "Ict" per aiutare a diffondere la cultura culinaria italiana in Giappone. Attualmente, la "Ict" organizza corsi di "formazione sulla cucina italiana" per cuochi e di "formazione per sommelier" che vengono organizzati in Italia per personale giapponese, sviluppando l'attività con la ICT Italia e con la collaborazione di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).
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