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MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 Ottobre 2000  
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 APPROFONDIAMO UN MERCATO

  LE CARNI LAVORATE


 

In Giappone, per via di credenze religiose, la carne è sempre stata vista con sospetto e poco utilizzata: non per niente i giapponesi sono i più forti consumatori al mondo di pesce. Tuttavia, da dopoguerra in poi sotto l'influsso della dominazione americana, anche i giapponesi hanno iniziato a mangiar carne, fresca o conservata/lavorata. Di conseguenza, il mercato delle carni lavorate e degli insaccati ha subito dei progressivi processi di liberalizzazione: nel 1971 è stato aperto il mercato delle salsicce, wurstel e affini; nel 1972 dei prosciutti cotti. Recentissimamente, si è dato il via alla importazione di prosciutti freschi seguendo un po' alla distanza le orme della Food & Drug Administration americana (la famosa FDA) che è un po' il "faro" da seguire per l'Amministrazione sanitaria giapponese.

 

Secondo le stime del JETRO, negli ultimi cinque anni, il mercato  al consumo è leggermente diminuito in volume passando da 548mila tonnellate del 1994 alle 528mila del 1998. Tuttavia, la quota dei prodotti importati è salita costantemente dall'1 ad oltre il 3% del totale. Un aumento del 180% in volume ma oltre il 230% in valore negli ultimi 5 anni!

 

Il mercato di importazione di questi prodotti è pertanto cresciuto notevolmente in questo ultimo decennio sull'onda anche dello slancio di vendite di … pizza e delle catene di fast-food. Conseguentemente, ciò che precedentemente era venduto i punti vendita di alto livello adesso si può tranquillamente trovare dapertutto. I prodotti di importazione hanno successo anche perché offrono una varietà interessante, sono generalmente genuini (o vissuti come tali) ed hanno dei prezzi competitivi soprattutto man mano che le tariffe doganali scendono, come è previsto. Le previsioni sono pertanto per un aumento progressivo della quota di mercato dei prodotti importati.

 

Considerando le tre grandi categorie di prodotti, gli Stati Uniti sono i principali esportatori verso il Giappone di prosciutti e di bacon. I prodotti italiani, tuttavia, pur avendo iniziato l'export nel 1996 di prosciutti crudi e di prodotti di lusso, hanno raggiunto rapidamente il 28% del totale import in valore di questi prodotti.

 

Va, tuttavia, considerato che le leggi giapponesi che sovraintendono alla importazione di questi prodotti sono molto severe per impedire l'immissione di specifiche infezioni animali. Quindi, è indispensabile avere un certificato di ispezione da parte delle Autorità sanitarie italiane riconosciute dalle controparti giapponesi. Conseguentemente, l'etichettatura deve essere molto chiara e contenere le seguenti indicazioni:

-         nome del prodotto

-         contenuti

-         peso

-         data di scadenza

-         metodo di conservazione

-         nazione di origine

-         produttore/importatore

-         eventuale confezionatore

 

Sono interessanti i dati della ricerca condotta dal Management Coordination Agency sulla spesa per il cibo a livello familiare. Quattro dati bastano a dare una indicazione del trend di spesa per nucleo familiare espresso in yen:

 

1975

1980

1990

1998

Prosciutto

6.857

8.872

8.672

7.119

Bacon

1.115

1.903

2.392

2.410

Salsicce

3.827

4.772

6.651

7.147

Totale

11.259

15.547

17.715

16.676

 

 

Nonostante vi sia stato un calo nelle vendite di prosciutto in questi ultimi 20 anni, pure questo prodotto rimane uno di quegli articoli più popolari da regalare a fine anno, come è abitudine dei giapponesi. La stagionalità delle vendite del prodotto, infatti, mostra un picco proprio nel mese di dicembre, un po' come succede da noi con i panettoni, anche se non in modo così marcato. Ci sembra importante sottolineare ai produttori italiani questo aspetto per utilizzare le opportune strategie di marketing e sfruttare il crescente consenso del pubblico giapponese ai prodotti made in Italy.

 

Per quanto riguarda la distribuzione delle carni lavorate e degli insaccati, normalmente l'import avviene tramite le trading companies, in quanto conoscono bene il mercato e soprattutto conoscono i concorrenti di altri Paesi. Le trading rappresentano  un passaggio in più e quindi un aumento di costi ma permettono di evitare le fluttuazioni della valuta, le eventuali contestazioni da parte della clientela. Ma, soprattutto, risulta difficile trattare anche in lingua inglese con i dettaglianti giapponesi per cui un "filtro" è indispensabile.

 

Altro discorso è con la distribuzione organizzata: le vendite attraverso i supermercati contano il 60% del totale e quindi rappresentano un canale privilegiato, in grado - questo si - di trattare anche con produttori stranieri.

 

Un ultimo utile suggerimento ai produttori italiani è di dare qualche indicazione scritta su come utilizzare il prodotto e magari qualche ricetta del tipo prosciutto e melone oppure saltinbocca alla romana. Ricordarsi, infatti, che questi prodotti sono nuovi per i palati giapponesi.



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