|
In
Giappone, per via di credenze religiose, la carne
è sempre stata vista con sospetto e poco
utilizzata: non per niente i giapponesi sono i più
forti consumatori al mondo di pesce. Tuttavia, da
dopoguerra in poi sotto l'influsso della
dominazione americana, anche i giapponesi hanno
iniziato a mangiar carne, fresca o
conservata/lavorata. Di conseguenza, il mercato
delle carni lavorate e degli insaccati ha subito
dei progressivi processi di liberalizzazione: nel
1971 è stato aperto il mercato delle salsicce,
wurstel e affini; nel 1972 dei prosciutti cotti.
Recentissimamente, si è dato il via alla
importazione di prosciutti freschi seguendo un po'
alla distanza le orme della Food & Drug
Administration americana (la famosa FDA) che è un
po' il "faro" da seguire per
l'Amministrazione sanitaria giapponese.
Secondo
le stime del JETRO, negli ultimi cinque anni, il
mercato al consumo è leggermente diminuito
in volume passando da 548mila tonnellate del 1994
alle 528mila del 1998. Tuttavia, la quota dei
prodotti importati è salita costantemente dall'1
ad oltre il 3% del totale. Un aumento del 180% in
volume ma oltre il 230% in valore negli ultimi 5
anni!
Il
mercato di importazione di questi prodotti è
pertanto cresciuto notevolmente in questo ultimo
decennio sull'onda anche dello slancio di vendite
di … pizza e delle catene di fast-food.
Conseguentemente, ciò che precedentemente era
venduto i punti vendita di alto livello adesso si
può tranquillamente trovare dapertutto. I
prodotti di importazione hanno successo anche
perché offrono una varietà interessante, sono
generalmente genuini (o vissuti come tali) ed
hanno dei prezzi competitivi soprattutto man mano
che le tariffe doganali scendono, come è
previsto. Le previsioni sono pertanto per un
aumento progressivo della quota di mercato dei
prodotti importati.
Considerando
le tre grandi categorie di prodotti, gli Stati
Uniti sono i principali esportatori verso il
Giappone di prosciutti e di bacon. I prodotti
italiani, tuttavia, pur avendo iniziato l'export
nel 1996 di prosciutti crudi e di prodotti di
lusso, hanno raggiunto rapidamente il 28% del
totale import in valore di questi prodotti.
Va,
tuttavia, considerato che le leggi giapponesi che
sovraintendono alla importazione di questi
prodotti sono molto severe per impedire
l'immissione di specifiche infezioni animali.
Quindi, è indispensabile avere un certificato di
ispezione da parte delle Autorità sanitarie
italiane riconosciute dalle controparti
giapponesi. Conseguentemente, l'etichettatura deve
essere molto chiara e contenere le seguenti
indicazioni:
-
nome del prodotto
-
contenuti
-
peso
-
data di scadenza
-
metodo di conservazione
-
nazione di origine
-
produttore/importatore
-
eventuale confezionatore
Sono
interessanti i dati della ricerca condotta dal
Management Coordination Agency sulla spesa per il
cibo a livello familiare. Quattro dati bastano a
dare una indicazione del trend di spesa per nucleo
familiare espresso in yen:
|
|
1975 |
1980 |
1990 |
1998 |
|
Prosciutto |
6.857 |
8.872 |
8.672 |
7.119 |
|
Bacon |
1.115 |
1.903 |
2.392 |
2.410 |
|
Salsicce |
3.827 |
4.772 |
6.651 |
7.147 |
|
Totale |
11.259 |
15.547
|
17.715 |
16.676 |
Nonostante
vi sia stato un calo nelle vendite di prosciutto
in questi ultimi 20 anni, pure questo prodotto
rimane uno di quegli articoli più popolari da
regalare a fine anno, come è abitudine dei
giapponesi. La stagionalità delle vendite del
prodotto, infatti, mostra un picco proprio nel
mese di dicembre, un po' come succede da noi con i
panettoni, anche se non in modo così marcato. Ci
sembra importante sottolineare ai produttori
italiani questo aspetto per utilizzare le
opportune strategie di marketing e sfruttare il
crescente consenso del pubblico giapponese ai
prodotti made in Italy.
Per
quanto riguarda la distribuzione delle carni
lavorate e degli insaccati, normalmente l'import
avviene tramite le trading companies, in quanto
conoscono bene il mercato e soprattutto conoscono
i concorrenti di altri Paesi. Le trading
rappresentano un passaggio in più e quindi
un aumento di costi ma permettono di evitare le
fluttuazioni della valuta, le eventuali
contestazioni da parte della clientela. Ma,
soprattutto, risulta difficile trattare anche in
lingua inglese con i dettaglianti giapponesi per
cui un "filtro" è indispensabile.
Altro
discorso è con la distribuzione organizzata: le
vendite attraverso i supermercati contano il 60%
del totale e quindi rappresentano un canale
privilegiato, in grado - questo si - di trattare
anche con produttori stranieri.
Un
ultimo utile suggerimento ai produttori italiani
è di dare qualche indicazione scritta su come
utilizzare il prodotto e magari qualche ricetta
del tipo prosciutto e melone oppure saltinbocca
alla romana. Ricordarsi, infatti, che questi
prodotti sono nuovi per i palati giapponesi.
|