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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 20 settembre 2000  
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 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI CONSIGLI PER 

L’ESPORTAZIONE

Signora Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo


Un elemento che generalmente è sottovalutato quando si procede all’esportazione verso il Giappone è la confezione. Occorre, infatti, stare molto attenti anche al contenitore. In questi ultimi anni la sensibilità dei giapponesi verso l'ecologia è aumentata, per cui si cerca di rifiutare le materie che possono produrre diossina durante l’incenerimento. Inoltre, poiché adesso la raccolta dei rifiuti non è più gratuita, non sono ben visti gli involucri voluminosi o le impacchettature esagerate.

 

Per quanto riguarda i prodotti alimentari, la prima cosa che si affronta è il Controllo.

 

Il certificato di analisi deve essere preparato in Italia, a cura dell’esportatore. Questo certificato deve essere emesso da enti riconosciuti dal Ministero della Sanità giapponese. Per quanto riguarda le piante, come per esempio capperi o erbe aromatiche, occorre allegare il certificato di non esposizione alle radiazioni. Per il tartufo, ecc., occorre il certificato di dichiarazione di origine controllata. Poiché‚ non tutti gli istituti attuano questo tipo di analisi, è necessario che vi rivolgiate agli enti idonei e riconosciuti dalle Autorità giapponesi.

 

Parlando di un piccolo dettaglio burocratico, in Giappone per rendere ufficiale un documento generalmente è necessario apporre dei timbri (hanko) al posto delle firme. Al modulo ufficiale riconosciuto in Italia, sul documento bisogna apporre quindi dei timbri degli enti o istituti preposti. Se esportate per la prima volta la merce in Giappone, suggerirei pertanto di cercare e scegliere degli operatori esperti nello sdoganamento.

 

Per quanto riguarda questi certificati, normalmente bastano quelli fatti in Italia, ma frequentemente succedono degli incidenti or ora descritti. Ma in Giappone il Ministero della Sanità attua regolarmente delle ispezioni senza preavviso e quando viene scoperta la differenza tra la descrizione del certificato e quella verificata dal Ministero, può succedere che venga vietata l'importazione di quella merce. Su questo aspetto bisogna stare molto attenti. Prendiamo il caso della frutta, per esempio il limone (non si tratta di merce importata in Giappone), che ha bisogno dei trattamenti conservativi stagionali. Cioè in certe stagioni viene fatto un trattamento del genere e in certe altre stagioni no. In questi casi il contenuto dei conservanti varia secondo la stagione.

 

Può succedere che nel campione inviato sia registrata una piccola quantità di conservanti, controllata anche da parte giapponese, e anche sul Certificato di analisi allegato alla merce sia dichiarata una piccola quantità, ma al momento dell'ispezione senza preavviso si potrebbe registrare una quantità superiore. In questi casi si verificano senz'altro dei problemi. Poiché il Certificato emesso in Italia ha la validità di un anno, se viene importata la merce raccolta in una stagione diversa da quella in cui viene fatta l'analisi, potrebbero accadere spiacevoli incidenti.

 

 

Kazuko Nagamoto, Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è un'esperta nel settore agroalimentare. Nel 1997 ha costituito la società "Ict" per aiutare a diffondere la cultura culinaria italiana in Giappone. Attualmente, la "Ict" organizza corsi di "formazione sulla cucina italiana" per cuochi e di "formazione per sommelier" che vengono organizzati in Italia per personale giapponese, sviluppando l'attività con la ICT Italia e con la collaborazione di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).
Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com


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