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| STILI
E COSTUME |
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| LA
LINGUA INGLESE: QUESTA SCONONOSCIUTA! |
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Oggi
vorrei parlare della seconda lingua in Giappone. Se
non ricordo male, ogni studente di prima media (e di prima
liceo) può scegliere fra l’inglese, il francese e il
tedesco (non parlerò oggi della questione relativa all’assenza
delle lingue cinese e coreana). Mi dicono che sia così
anche in Italia.
In
generale gli studenti giapponesi scelgono la lingua
inglese. Vi devo confessare che io avevo scoperto di avere
questa possibilità di scelta, solo al termine del mio
corso di studi! Quindi sarebbe forse meglio dire che nel
sistema scolastico giapponese incominciamo a imparare l’inglese
alla scuola media.
I
giapponesi dunque studiano l’inglese per tre anni alle
medie, per altri tre anni al liceo e poi all’università,
per un totale di dieci anni. Eppure non lo parliamo
affatto bene! In questo si può dire che assomigliamo agli
italiani, perché anche voi studiate l’inglese per molto
tempo, ma generalmente non lo parlate tanto bene. Però a
parità di impegno, secondo me i giapponesi sono peggiori
degli italiani. E’ difficile spiegare quanta energia
mettiamo nell’apprendimento dell’inglese: ci sono
tantissime scuole, basta vedere quante pubblicità ci sono
in televisione e quanti cartelli sono appesi nelle
metropolitane.
In
televisione molte trasmissioni insegnano l’inglese e
quindi verrebbe da pensare che tutti i giapponesi lo
parlino, ma la realtà non è così. Pochissimi di noi
parlano inglese, anche se tutti ripetono che è una lingua
importante per il lavoro. “Nell’epoca della
globalizzazione è necessario avere una competenza
linguistica di inglese”, “Senza l’inglese non si
può comunicare con nessuno all’estero”. Forse sono le
stesse cose che si dicono in Italia.
Poiché
noi giapponesi, anche se abbiamo studiato per tanto tempo,
non siamo in grado di capire o parlare questa lingua, ci
sentiamo troppo timidi e non osiamo “buttarci”. I
nostri insegnanti ci hanno sempre punito per gli errori di
grammatica, coniugazione, comprensione eccetera. Abbiamo
paura di sbagliare quando parliamo inglese. La stessa cosa
non accade con altre lingue straniere, forse perché non
ci sentiamo obbligati a parlarle a tutti i costi.
In
Giappone mi sembra infine che ci siano due tipi di
stranieri. Quelli che cercano di parlare in giapponese e
quelli che parlano sempre e soltanto inglese. Allo stesso
modo, si verifica di recente la tendenza sempre più
spiccata dei giovani giapponesi a non voler parlare in
inglese, nonostante l'accento posto continuamente sull'inglesizzazione.
Forse è un atteggiamento tutto sommato sano e corretto!
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| BUSINESS
HINTS |
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| OBON:
E' TEMPO DI VACANZE |
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Anche
nel Giappone “lavoratore ad oltranza” è
previsto un periodo di vacanze estive. L’occasione
è la festa buddista dell’obon,
il giorno (variabile dal 13 al 17 agosto) in cui
ci si ricongiunge con gli spiriti dei defunti che
tornano a casa ed a cui si offre frutta e verdure
sull’altarino di casa, si eseguono danze
folcloristiche popolari e le famiglie usano
riunirsi presso la tomba degli antenati. Un evento
tutto sommato piacevole nella religione buddista
che permette di ottenere un periodo di riposo e
tornare alle proprie case (dei genitori, in
effetti!) a chi ne sta lontano per motivi di
lavoro od altro.
All’epoca
Edo e
ancora subito dopo la seconda guerra mondiale in
pieno sviluppo economico, i praticanti e gli
apprendisti avevano soltanto due occasioni l’anno
per tornarsene alla propria casa: la festa di
Capodanno e quella dell’obon.
Quest’ultima cade per opportunità una domenica
di metà agosto, e quindi il padrone concedeva
normalmente il venerdì libero per il viaggio, a
volte anche abbastanza lungo. I genitori
attendevano con trepidazione il ritorno a casa del
figlio e della figlia per festeggiare il culto dei
propri morti e fare festa insieme.
Oggi
le cose sono un po’ cambiate, in meglio per il
lavoratore che ottiene tranquillamente una o due
settimane di kyuuka,
ossia di vacanze pagate. Generalmente, le imprese
manufatturiere normalmente chiudono i battenti le
due settimane centrali di agosto e fanno
manutenzione dei macchinari. Tutti fuggono dalla
città per tornare alla casa paterna in provincia
o campagna oppure approfittare per fare un viaggio
all’estero.
Provate a tornare in Italia in aereo dal
Giappone il weekend della terza settimana d’agosto
e ve ne accorgerete. Alla fine della prima
settimana d’agosto, il Giappone assomiglia
moltissimo all’Italia quanto a traffico: strade
intasatissime, aereoporti strabboccanti di
umanità, alberghi tutti prenotati. Insomma, l’inferno
del vacanziere che noi ben conosciamo a cavallo di
Ferragosto.
Tuttavia,
va accennato che chi si muove sono soprattutto gli
uomini che sono restati in città per motivi di
lavoro; le donne con figli sono già partiti circa
a metà luglio quando la scuola, iniziata agli
inizi di aprile, si prende una pausa di circa un
mese e mezzo. I ragazzi partono quindi con le mamme per la c.d.
vacanza, che tanto vacanza per loro non è in
quanto sono caricati di compiti, e vanno appunto
nella maggior parte dei casi a casa dei nonni, in
campagna. I mariti e padri raggiungono la famiglia
per il fine settimana e per le vacanze di obon.
Attenzione,
quindi, per le aziende italiane a non pianificare
incontri o viaggi di lavoro per il periodo di kyuuka; anche le “api laboriose” si prendono una meritata pausa!
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