0 JAPAN-ITALY Business On-line
 
L'ORA DEL THE'  (quindicinale) 20 luglio 2000  
0

 STILI E COSTUME
 LA LINGUA INGLESE: QUESTA SCONONOSCIUTA!

Oggi vorrei parlare della seconda lingua in Giappone. Se non ricordo male, ogni studente di prima media (e di prima liceo) può scegliere fra l’inglese, il francese e il tedesco (non parlerò oggi della questione relativa all’assenza delle lingue cinese e coreana). Mi dicono che sia così anche in Italia.

In generale gli studenti giapponesi scelgono la lingua inglese. Vi devo confessare che io avevo scoperto di avere questa possibilità di scelta, solo al termine del mio corso di studi! Quindi sarebbe forse meglio dire che nel sistema scolastico giapponese incominciamo a imparare l’inglese alla scuola media.

I giapponesi dunque studiano l’inglese per tre anni alle medie, per altri tre anni al liceo e poi all’università, per un totale di dieci anni. Eppure non lo parliamo affatto bene! In questo si può dire che assomigliamo agli italiani, perché anche voi studiate l’inglese per molto tempo, ma generalmente non lo parlate tanto bene. Però a parità di impegno, secondo me i giapponesi sono peggiori degli italiani. E’ difficile spiegare quanta energia mettiamo nell’apprendimento dell’inglese: ci sono tantissime scuole, basta vedere quante pubblicità ci sono in televisione e quanti cartelli sono appesi nelle metropolitane.

In televisione molte trasmissioni insegnano l’inglese e quindi verrebbe da pensare che tutti i giapponesi lo parlino, ma la realtà non è così. Pochissimi di noi parlano inglese, anche se tutti ripetono che è una lingua importante per il lavoro. “Nell’epoca della globalizzazione è necessario avere una competenza linguistica di inglese”, “Senza l’inglese non si può comunicare con nessuno all’estero”. Forse sono le stesse cose che si dicono in Italia.

Poiché noi giapponesi, anche se abbiamo studiato per tanto tempo, non siamo in grado di capire o parlare questa lingua, ci sentiamo troppo timidi e non osiamo “buttarci”. I nostri insegnanti ci hanno sempre punito per gli errori di grammatica, coniugazione, comprensione eccetera. Abbiamo paura di sbagliare quando parliamo inglese. La stessa cosa non accade con altre lingue straniere, forse perché non ci sentiamo obbligati a parlarle a tutti i costi.

In Giappone mi sembra infine che ci siano due tipi di stranieri. Quelli che cercano di parlare in giapponese e quelli che parlano sempre e soltanto inglese. Allo stesso modo, si verifica di recente la tendenza sempre più spiccata dei giovani giapponesi a non voler parlare in inglese, nonostante l'accento posto continuamente sull'inglesizzazione. Forse è un atteggiamento tutto sommato sano e corretto!

La Redazione di Tokyo

| NUMERI ARRETRATI STILI E COSTUME |


 BUSINESS HINTS
 OBON: E' TEMPO DI VACANZE

Anche nel Giappone “lavoratore ad oltranza” è previsto un periodo di vacanze estive. L’occasione è la festa buddista dellobon, il giorno (variabile dal 13 al 17 agosto) in cui ci si ricongiunge con gli spiriti dei defunti che tornano a casa ed a cui si offre frutta e verdure sull’altarino di casa, si eseguono danze folcloristiche popolari e le famiglie usano riunirsi presso la tomba degli antenati. Un evento tutto sommato piacevole nella religione buddista che permette di ottenere un periodo di riposo e tornare alle proprie case (dei genitori, in effetti!) a chi ne sta lontano per motivi di lavoro od altro.

All’epoca Edo e ancora subito dopo la seconda guerra mondiale in pieno sviluppo economico, i praticanti e gli apprendisti avevano soltanto due occasioni l’anno per tornarsene alla propria casa: la festa di Capodanno e  quella dell’obon. Quest’ultima cade per opportunità una domenica di metà agosto, e quindi il padrone concedeva normalmente il venerdì libero per il viaggio, a volte anche abbastanza lungo. I genitori attendevano con trepidazione il ritorno a casa del figlio e della figlia per festeggiare il culto dei propri morti e fare festa insieme.

Oggi le cose sono un po’ cambiate, in meglio per il lavoratore che ottiene tranquillamente una o due settimane di kyuuka, ossia di vacanze pagate. Generalmente, le imprese manufatturiere normalmente chiudono i battenti le due settimane centrali di agosto e fanno manutenzione dei macchinari. Tutti fuggono dalla città per tornare alla casa paterna in provincia o campagna oppure approfittare per fare un viaggio all’estero.  Provate a tornare in Italia in aereo dal Giappone il weekend della terza settimana d’agosto e ve ne accorgerete. Alla fine della prima settimana d’agosto, il Giappone assomiglia moltissimo all’Italia quanto a traffico: strade intasatissime, aereoporti strabboccanti di umanità, alberghi tutti prenotati. Insomma, l’inferno del vacanziere che noi ben conosciamo a cavallo di Ferragosto.

Tuttavia, va accennato che chi si muove sono soprattutto gli uomini che sono restati in città per motivi di lavoro; le donne con figli sono già partiti circa a metà luglio quando la scuola, iniziata agli inizi di aprile, si prende una pausa di circa un mese  e mezzo. I ragazzi partono quindi con le mamme per la c.d. vacanza, che tanto vacanza per loro non è in quanto sono caricati di compiti, e vanno appunto nella maggior parte dei casi a casa dei nonni, in campagna. I mariti e padri raggiungono la famiglia per il fine settimana e per le vacanze di obon.

Attenzione, quindi, per le aziende italiane a non pianificare incontri o viaggi di lavoro per il periodo di kyuuka; anche le “api laboriose” si prendono una meritata pausa!


Tutti i diritti di pubblicazione sono riservati.
Per ulteriori informazioni sul contenuto degli articoli si prega di contattare via e-mail:
notizie@japanitaly.com 

    

 
www.japanitaly.com
© Japan Plus Italy Co., Ltd.   tutti i diritti sono riservati