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MERCATI - ITALIANI IN GIAPPONE  (mensile) 5 giugno 2000  
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 ITALIANI IN GIAPPONE
Intervista al Dott. Alberto Arietti 

Oggi ho incontrato il Dott. Alberto Arietti, Senior Manager della filiale di Tokyo della Sanpaolo IMI S.p.A., che si trova molto vicino alla stazione della Metropolitana di Onarimon, accanto al verde del parco di Shiba Park ed al tempio Zojoji, dedicato allo shogunnato dei Tokugawa. Dopo una breve attesa nella sala riunioni, da dove ho potuto ammirare uno splendido panorama, inclusa la Tokyo Tower, Arietti è apparso con un sorriso simpaticissimo.

 

Abbiamo scambiato alcune parole ed ho appreso che lui giocava a baseball in Italia come esterno destro ed era il quarto battitore della squadra, cioè un battitore forte; mi ha anche raccontato di quando, come allenatore, ha perso la finale interregionale, con il minimo punteggio di 1-0. E' uno sportivo dallo spirito giovane ed abbiamo cominciato questa intervista in un’atmosfera molto rilassante ed amichevole.

 

 

Dottor Arietti, lei di dov’è in Italia?

Sono piemontese e provengo da Fossano, in provincia di Cuneo; sono rimasto stupito di avere incontrato anche a Tokyo dei connazionali che conservano questa piccola città, o per via delle caserme dei carabinieri e dell’esercito o per i loro contatti con alcune industrie. Pensa che vicino a Shinjuku c’è un palazzo di nome Foodeum dove si trova un ristorante che porta il nome ed usa i prodotti di un’azienda del mio paese, ovviamente pasta.

 

Quando è arrivato per la prima volta in Giappone?

Ho frequentato dei corsi estivi al campus di Ichigaya della Sophia University nel 1981, esperienza che ho nuovamente ripetuto nel 1983; ho incontrato allora il Dott. Volpi che teneva alcune lezioni. Nutro da allora una grossa considerazione per lui, anche se gli addebito in parte “la colpa” di avermi fatto “innamorare del Giappone”.

 

Ha incontrato qualche difficoltà?

Certamente, soprattutto all’inizio; ricordo che la prima volta che sono arrivato a Tokyo mi sembrava di essere atterrato su un altro pianeta. A questa impressione contribuiva anche il fatto che a quell’epoca il viaggio in aereo era molto più lungo rispetto ad oggi.

C’erano innanzi tutto molti pochi segnali o indicazioni comprensibili; il taxi che mi stava accompagnando al dormitorio riservatoci dall’università non è riuscito a trovarlo sino a quando un postino si è gentilmente offerto di farci da guida con il suo motorino ed il taxi gli si è accodato fino a destinazione. Lì giunti sono sopravvenute altre difficoltà; le porte erano molto basse, la doccia sistemata molto in basso per cui era necessario contorcersi e piegarsi, la camera piccolissima. Ma quello che mi impressionò di più forse fu il prendere il treno durante l’ora di punta; ricordo che quando arrivò il primo treno decisi di non salire in quanto era troppo affollato e che avrei fatto meglio ad aspettare il seguente. Al quinto treno decisi che forse la situazione non sarebbe cambiata e che era meglio salire sul treno per non arrivare in ritardo alle lezioni.

Altra cosa che non dimentico è che ogni volta che ci si incontrava per la strada con qualche occidentale ci si scambiava un sorriso, che era allo stesso tempo un’espressione di sollievo ed in un certo senso di fraternità in un mondo così diverso.

 

Quando si è trasferito più stabilmente in Giappone?

Nel 1984 ho superato la selezione per la partecipazione al quinto corso ETP (Executive Training Program) organizzato dalla Comunità Europea, che ha avuto inizio nel 1985. Di questo tipo di corso ho apprezzato particolarmente i periodi di stage aziendali, che mi hanno dato modo di conoscere dall’interno diverse realtà aziendali come la Kanematsu Gosho, e la Nikko Securities. Dopo la conclusione del corso ho iniziato a lavorare per l’apertura dell’Ufficio di Rappresentanza della mia banca.

 

Qual è la procedura per l’apertura di un ufficio di una banca in Giappone?

Prima di tutto bisogna contattare il Ministero delle Finanze, dare tutta una serie di informazioni per poi ricevere una “welcome letter” che è in pratica una forma di autorizzazione, dopo di che si può aprire l’ufficio. Per questa procedura occorrono dai 3 ai 6 mesi. Trascorso un anno dall’apertura della Rappresentanza può partire l’iter per la trasformazione in filiale, che richiede nuovamente un periodo di 6 mesi prima della relativa autorizzazione. Il tutto rimane praticamente invariato anche ora.

 

Ha assistito a qualche cambiamento in questo Paese?

Sì. Il Paese è cambiato parecchio, forse perchè è diventato maggiormente accessibile per cui si è molto internazionalizzato, anche nel mondo del calcio. Mi ricordo che andavo agli stadi per vedere partite di quella che allora era una lega industriale, con squadre della Sumitomo, Nissan, Yomiuri, etc.; c’era sempre pochissimo pubblico e molte volte ero l’unico straniero. Con la partenza - molto ben organizzata - della J-League invece sembrava che il calcio fosse nel sangue della gente da generazioni; una cosa che mi piace del calcio giapponese è, con poche eccezioni, che il tifo è “a favore” e non “contro”.

Per altri aspetti si ha ora accesso (ancorchè normalmente a caro prezzo) ad una vasta gamma di prodotti stranieri, in tutti i settori.

 

Che ne dice del Big Bang finanziario giapponese?

Non procede certo con la velocità annunciata, in quanto incontra diversi tipi di resistenza, ma dovrebbe con il tempo e sotto molte pressioni, particolarmente esterne, portare ad un sistema molto diverso. Semplificando a grandi linee si può forse dire che mentre le aziende manifatturiere ed in particolare quelle esportatrici hanno intrapreso misure di ristrutturazione, le non manifatturiere supportate dalla spesa pubblica e protette da regolamentazioni, non hanno mostrato sinora particolare interesse a ristrutturazioni.

 

Qual è la presenza del vostro gruppo in Giappone e quali sono in particolare le sue mansioni?

Il nostro gruppo, San Paolo-IMI, e` presente con una Filiale, guidata dal Dott. Luigi Landoni, che è il punto di riferimento per le attività asiatiche di San Paolo IMI S.p.A ed alla quale fanno capo la filiale di Singapore e le rappresentanze di Pechino, Shanghai, Bangkok e Mumbai. La Banca IMI ha inoltre un Ufficio di Rappresentanza Securities guidato dal Dott. Marco Furlotti.

La nostra filiale cerca di cogliere le opportunità operative che si presentano sui mercati finanziari a Tokyo e nel resto dell’Asia e di assistere la clientela italiana presente in Giappone, oltre a quella giapponese in Italia. Per quanto mi riguarda mi occupo dei contatti con il network della banca, con I clienti italiani e stranieri in Giappone, di sindacazioni internazionali, di aircraft financing e di correspondent banking per conto della Sede Centrale.

 

 

Cosa consiglia agli operatori italiani che intendono penetrare il mercato giapponese?

L’esperienza che mi deriva da un’attività di oltre 15 anni in questo paese mi consente di dire che ci sono dei principi applicabili indistintamente a tutti i settori, vale a dire:

  •       Se si decide di venire in Giappone bisogna che sia perchè si è convinti di avere   prodotti validi per questo mercato ed in grado di essere concorrenziali e non solo per fare dei tentativi. Assumere il maggior numero di informazioni possibili.

  •       Il mercato giapponese è un mercato che paga - e bene - alla distanza, ma che richiede una forte attenzione da parte della casa madre, soprattutto negli aggiornamenti ai prodotti che si rendono necessari. Molte aziende ritengono giustamente che la loro presenza in Giappone consenta di migliorare i loro processi qualitativi globali grazie al feed-back del mercato.

  •       Nei limiti del possibile cercare di avere una presenza diretta che, ancorchè decisamente costosa nella fase iniziale, consente di evitare tutta una serie di problematiche successive.

L’impressione che ho raccolto durante questa intervista è che Alberto Arietti sia una persona estremamente tranquilla e simpatica. Ha una profonda visione della società giapponese, ma è sopratutto un uomo che ispira fiducia.

 

K.M.

 



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