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NOTIZIE
FLASH (quindicinale) |
20 giugno 2000 |
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CONCORRENZA
PIU’ AGGUERRITA NELLA DISTRIBUZIONE |
rif.:
56/2000 |
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In
Giappone, i fenomeni evolutivi nei settori tradizionali avvengono molto
lentamente; tuttavia, grazie in buona parte alla recessione dei consumi di
questi ultimi anni, così come è avvenuto in Italia anche nella distribuzione
giapponese stanno avvenendo importanti cambiamenti ad opera di nuovi
“attori” che mutano completamente il panorama esistente.
Tra
i nuovi attori che stanno prepotentemente emergendo nel mercato al consumo vanno
annoverate le catene di convenience stores
che hanno attuato una strategia di marketing basata su:
-
comodità,
praticamente un negozio sotto casa
-
mix
di prodotti più vicino alle esigenze dei consumatori
-
orari
di apertura no-stop (0-24)
-
apertura
continua di punti vendita
-
e,
questa è una novità, servizi per il consumatore
I
prezzi praticati dai convenience store non sono poi così bassi ( i
supermercati hanno prezzi molto più contenuti), ma rappresentano un elemento di
notevole comodità, specie per i single ed offrono molti servizi utilissimi. Ad
esempio, si può effettuare bonifici e pagamento di bollette, ma si può anche
utilizzare il punto vendita come “proprio ufficio” per ricevere pacchi
acquistati via internet o per corrispondenza; appunto, un negozio di
“convenienza”. Quindi, anche se la gamma dei prodotti è alquanto limitata
ed i prezzi sono un po’ più alti, nel convenience store si trovano
tutti i prodotti più venduti; è il punto vendita ideale per il crescente segmento dei single.
La
politica di apertura di nuovi punti vendita è un aspetto importante per una
strategia volta a saturare intere microaree di mercato con una presenza forte e
capillare. Basti pensare che una delle maggiori catene di convenience store,
la Seven-eleven, ha superato gli 8.000 punti vendita alla fine del 1999, con un
incremento di oltre 400 unità nel solo ultimo anno. Ciò porta a fatturati
consistenti per il gruppo (quasi 6.000 miliardi di lire)
e, quindi a margini di profitto crescente per le economie di scala
ottenibili.
Le grandi
superfici generaliste, tuttavia, stanno correndo ai ripari con una politica di
marketing più aggressiva rispetto a quanto fatto finora, riordinando la gamma
del venduto e, con una forte azione di lobby, spingendo per far passare una
legge che limiti l’apertura di nuovi negozi, legge che si prevede passerà il
prossimo agosto, se il partito attualmente al Governo, tradizionalmente vicino
alle potenti famiglie che gestiscono i grandi magazzini, resterà ancora in
sella.
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I CENTENARI SI SVEGLIANO |
rif.:
57/2000 |
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Uno
dei più vecchi produttori di abbigliamento, la
Renown Inc. che compirà i cento anni di attività
nel 2003, si è finalmente svegliata al vento
della concorrenza e si è profondamente
ristrutturata. Grazie ad una intensa opera di
ristrutturazione, specialmente in chiave di
marketing, la società di Tokyo ha finalmente
visto correre di nuovo i profitti per l’anno
fiscale terminato il 31 marzo scorso.
Qual’erano
i problemi che non permettevano alla Renown di
operare profittevolmente? Innanzitutto, il mix di
prodotti ancora troppo tradizionale ed una scarsa
comunicazione sull’andamento delle vendite
da parte dei dettaglianti che creava una
situazione di invenduto molto alta con conseguente
ritorno della merce. E poi un management ancorato
ad una visione del business dell’abbigliamento
troppo statica, non in linea con i trend dettati
dalla moda giovane.
Per
risolvere una parte del problema, il management ha
deciso di aumentare la quota della produzione
all’estero (in Cina soprattutto) delle linee
sportive e dei capispalla. Poi ha dato
praticamente in gestione la fase di
approvvigionamento e distribuzione della sua linea
più conosciuta (Rebecca) alla società di trading
Mitsui. Infine ha ridimensionato o chiusa molte
attività all’estero e faraonici uffici, come
quello a Milano. Tuttavia, è oramai assodato
dall’esempio di casi di successo come
la UNIQLO che per sfondare nel difficile
mondo della moda in Giappone ci vogliono idee
nuove ed un management giovane con una visione
internazionale.
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METTERE BENE A FUOCO |
rif.:
58/2000 |
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Con
oltre 15 milioni di utilizzatori di lenti a
contatto per un controvalore di mercato pari a
1.500 miliardi di lire raddoppiato rispetto al
1991, il mercato giapponese si presenta come uno
dei più interessanti a livello mondiale per
questi prodotti. Anche perché i produttori
sfornano continuamente nuovi prodotti con migliori
caratteristiche di portabilità ed a minor costo.
Il
mercato è fatto per metà da lenti morbide
usa-e-getta, ma apparentemente c’è un
progressivo ritorno per le lenti rigide che si
possono portare fino a due-tre settimane. La
differenza di prezzo tra i due prodotti tuttavia
è notevole: va dalle 60-70mila lire per una
scatola da 30 lenti morbide alle 500mila per lenti
rigide. I produttori di quest’ultimo tipo di
lenti hanno però immesso nel mercato un prodotto
ultra fine ((0.13 mm.) che si adatta benissimo
alla cornea e quasi non si sente.
I
giovani prediligono le lenti morbide colorate che
permettono di cambiare fisionomia ed adattarsi
all’abbigliamento alla moda. Inoltre, oramai si
possono acquistare lenti a contatto in molti punti
vendita al dettaglio mentre prima vi era una
rigida distribuzione del prodotto attraverso studi
medici di oftalmologici. Ciò ha permesso di
abbassare ulteriormente i prezzi al pubblico in
quanto le catene di negozi possono praticare
sconti anche fino al 20%, acquistando in grandi
quantità dai produttori.
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PRANZO ALL'APERTO |
rif.:
59/2000 |
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In
Giappone, si sa, sono le office ladies, cioè
le segretarie, a dettare le mode; una di queste
ultime è mangiare il pranzo, non più in ufficio
con il classico bento (la scatola di legno
compartimentata che contiene tutto il pranzo, ma
recarsi ad uno dei numerosi parchi di Tokyo,
sedersi su una panchina e godersi la bella
stagione pranzando. E’ anche un modo di
socializzare e di prendere una boccata di aria.
I
parchi di Tokyo si riempiono pertanto di una folla
di impiegate, subito imitate dai loro colleghi
maschi ovviamente, e ciò significa un modo nuovo
di consumare il pasto. Sono subito sorte, infatti,
strutture e baracchini che offrono piatti caldi,
come il ramen (spaghetti cinesi) o il gyu-don
(ciotola di riso con carne di manzo), una valida
alternativa i ristoranti fast-food che hanno
invaso la città, gremiti all’inverosimile
durante la pausa pranzo.
Alcuni
grandi magazzini più avveduti hanno iniziato a
commercializzare i bento per i pic-nic
all’aperto nei parchi, con una comunicazione
semplice ed efficace ma che risalta il piacere di
mangiare all’aperto, con più calma e più tempo
a disposizione invece di fare lunghe file al
ristorante od al fast-food. Ancora di più fanno i
convenience store che offrono una
grandissima varietà di bento, anche 50
tipi diversi, a
prezzi convenienti.
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ITALIA IN GIAPPONE 2001 E LA STAMPA ECONOMICA |
rif.:
60/2000 |
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E' noto che in Giappone la lettura dei quotidiani è un fatto serio a cui corrispondono cifre
notevoli di venduto giornaliero. L'Asahi Shinbun, il più venduto, tira solo (!) 6 milioni di
copie nella sua edizione del mattino. Gli altri quotidiani di massa non sono da meno con
tirature dell'ordine dei milioni, tra quella del mattino e quella serale.
Anche la stampa economica presenta cifre di tutto rispetto: il Nikkei Shinbun tira 3.1 milioni
di copie nella sua edizione mattutina e quasi due in quella serale. In Europa, il quotidiano
economico più venduto è il Sole24ore che però non raggiunge le 400mila copie. Il Nikkei,
tra l'altro, ha dato il suo nome all'indice di Borsa in quanto ha iniziato a suo tempo a
riportare le quotazioni appunto dei titoli della Borsa di Tokyo.
Sia il Nikkei che l'Asahi Shinbun hanno volentieri aderito alla proposta di sponsorizzare
alcune manifestazioni di Italia in Giappone 2001: in particolare, il Nikkei sponsorizza ben
dieci manifestazioni culturali, scientifiche e di stampo economico. Il 19 giugno alla
Triennale di Milano è stata presentata la manifestazione "Design come stile di vita". In
campo economico, il Nikkei sponsorizzerà un Seminario nella loro sede di Tokyo sull'economia
internazionale nel XXI secolo.
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