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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 20 giugno 2000  
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 DAL MONDO DI ...  MODA COME AFFRONTARE LA CINA, IL GIGANTE DEL TESSILE
 Maasaki Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo

Sembra che la Cina stia gradatamente tralasciando il settore automobilistico per rivolgersi a quello tessile. E’ ormai quasi certo che la Cina entrerà nel WTO a seguito dell’accordo siglato con gli Stati Uniti l’anno scorso. L’industria tessile cinese è in questo momento nel bel mezzo di un boom senza precedenti nell’investimento in attrezzature e impianti. La Juki, un’azienda giapponese che produce macchine da cucire, ha registrato l’anno scorso un aumento del 65% nelle vendite e si prevede che la produzione rimarrà a pieno regime fino al giugno del 2001. La quota di vendite al mercato interno rappresenta un mero 1.5% del fatturato globale, mentre il resto viene esportato. E il cliente principale è la Cina.

Si ritiene che il numero di lavoratori cinesi nel settore del cucito si aggiri intorno a 2.500.000 e si prevede di arrivare a 4.000.000 entro il 2004, anno in cui verranno sospese le restrizioni attualmente in vigore nelle esportazioni tessili. I cinesi sembrano risolvere il problema della disoccupazione nel settore automobilistico con un’espansione dell’industria tessile. In Giappone, al contrario, i lavoratori impegnati nel settore tessile sono scesi a 700.000 unità.

Gli Stati Uniti intendono espandere il loro blocco economico costituito dal NAFTA anche al Centro America,  come contromisura nei confronti dell’aumento delle importazioni dalla Cina. L’Unione Europea, dal canto suo, si difenderà attraverso misure quali le norme ISO e attraverso i fattori ambientali e relativi ai diritti umani. Il Giappone è l’unico mercato privo di barriere. Prima o poi, quindi, i produttori giapponesi del settore abbigliamento, finiranno per essere selezionati e ridotti. Gli abiti maschili fabbricati in Cina e la maglieria hanno già una quota schiacciante in Giappone.

Ho sentito dire che alcuni produttori cinesi di abbigliamento maschile hanno firmato contratti con esperti italiani per essere addestrati dal punto di vista tecnico. Nel contempo, esperti giapponesi si occupano delle modifiche necessarie per dare la giusta vestibilità ai capi diretti al mercato giapponese. In questa situazione, sono necessari dei cambiamenti drastici per poter sopravvivere. Diventano dunque essenziali domande quali “cos’è la moda?” e “cos’è il business?”.

La moda è qualcosa che matura sulla base di un ambiente e di una cultura specifica. In questo momento, è la moda europea ad imporsi in tutto il mondo, il che equivale a dire che la cultura europea prevale ovunque. Ma in Giappone, in cui l’estate è calda e umida e l’inverno è freddo e umido, l’abbigliamento occidentale non è il più indicato. Ciò che più si adatta al Giappone sono i capi aperti quali i kimono.

Dal punto di vista culturale, il costo di produzione non è un fattore assoluto. Devono esistere altri criteri che spingono all’acquisto di abbigliamento, al di là delle semplici questioni economiche.

Inoltre, dal punto di vista commerciale, i costi pubblicitari, operativi e di trasporto sono ben maggiori rispetto ai costi di produzione, inclusi manodopera e materie prime. In dettaglio, sono la marca, il punto vendita e la pubblicità ad aumentare il valore della moda. Tali fattori comprendono i costi creativi e non solo il semplice costo della manodopera. La cosa più importante è come diventare competitivi non rinunciando alla creatività.

Anche le questioni ambientali, di occupazione e dei diritti umani sono importanti. Dovremmo pensare non solo a come tagliare i costi ma anche a come mantenere alto il livello di occupazione. Il problema maggiore è far accettare ai consumatori un livello di prezzo ragionevole.
 
Mi domando se sia possibile diffondere questa nuova idea di valori legati al capo di abbigliamento e di dettagli legati al prezzo utilizzando le più recenti tecnologie dell’informazione. Sarebbe una buona idea far capire alla gente che aumentare il costo di produzione ad un livello che garantisca la manodopera non influenza più di tanto i prezzi al dettaglio.  E’ necessario organizzare un movimento dal basso ed un ragionamento logico che permetta di contrastare il pensiero meramente economico.

 

Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com


Articoli tratti dal numero di maggio 2000 della rivista JTN Monthly Asia's Foremost Textile Journal

 

TESSUTI RINFRESCANTI

Quale programma d’azione volto al risparmio energetico, il Ministero Giapponese per il Commercio Internazionale e l’Industria (MITI), ha richiesto alle aziende di mantenere la temperatura all’interno degli uffici intorno ai 28°C, invece dei consueti 24-26°C normalmente utilizzati. Tuttavia, una temperatura di 28°C non è sempre confortevole per un ambiente lavorativo. Ecco dunque lo sviluppo forzato di alcuni metodi per mantenere una sensazione di freschezza anche in condizioni non troppo favorevoli.

La Toray Industries Inc. ha lavorato, congiuntamente ad alcuni produttori di abbigliamento, allo sviluppo di giacche da uomo e di abiti femminili che diano a coloro che li indossano una sensazione di freschezza. Questi capi verranno messi sul mercato per la prossima stagione estiva col nome di “Freschi a 28°C”.

Nel caso delle giacche da uomo, ad esempio, sono stati impiegati tessuti a base di poliestere che presentano una particolare permeabilità all’aria, ovvero superiore di quattro volte rispetto ai convenzionali capi estivi.

Insieme alla Toray, la Shikibo Ltd. ha iniziato a commercializzare l’anno scorso un tessuto che si chiama “Azec” che presenta anch’esso un’alta permeabilità all’aria e notevoli caratteristiche di freschezza. Questo tessuto è fatto con una speciale fibra in poliestere mista ad un filato in cotone in diversi spessori che contribuiscono ad aumentarne la permeabilità all’aria.

 

SI DIFFONDE IN EUROPA IL TESSUTO CHITOPOLY  

Il Chitopoly, sviluppato dalla Fuji Spinning Co. Ltd è un materiale giapponese altamente funzionale che sta cominciando a diffondersi anche oltre oceano. Il Chitopoly si ottiene impastando il chiosano - contenuto nella conchiglia di crostacei come i granchi, i gamberi e le aragoste -  nello Junlon polinosico, offrendo eccellenti proprietà antibatteriche e deodoranti. Test clinici hanno anche dimostrato che questo tessuto è particolarmente indicato per il trattamento di dermatiti atopiche.

In Giappone il Chitopoly si è rapidamente diffuso nel settore dell’abbigliamento intimo femminile e per bambini, ma anche in Europa comincia ad essere conosciuto. Una ditta inglese, infatti, lo sta utilizzando ampiamente per l’abbigliamento dei neonati, mentre in Spagna si stanno diffondendo articoli di biancheria intima e per la casa realizzati con questo tessuto. In America, invece, i prodotti in Chitopoly non hanno ancora raggiunto i consumatori finali, ma una grossa azienda ha già cominciato ad acquistare ingenti quantitativi di filato e si prevede che il prossimo Natale appariranno sul mercato diversi articoli in Chitopoly. Si considera che i volumi di vendita del Chitopoly in Giappone e all'estero per l'anno fiscale 2000 (Aprile 2000-Marzo 2001) raddoppieranno rispetto all'anno precedente. 

 

 

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 DAL MONDO DI ...  GIOIELLERIA

I MOTIVI PER CUI LE IMPRESE ITALIANE SCELGONO IL GIAPPONE

Luana Carcano Esperta del settore
Per contattare, e-mail: carcano@japanitaly.com

L'Italia rappresenta il principale Paese esportatore nel mercato nipponico dell'oreficeria: infatti in base ai dati relativi al I trimestre 2000, le importazioni dal nostro paese sono aumentate del 13,1% in volume e del 20,4% in valore rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente(dati PGI). Risulta lecito allora chiedersi perchè il mercato nipponico esercita un fascino tanto particolare per i produttori orafi. I risultati di un’indagine empirica, svolta attraverso l’invio di un questionario di carattere qualitativo alle imprese che operano sul mercato giapponese, evidenziano come principale motivo alla base della scelta del mercato giapponese, la sua potenzialità in termini di dimensioni e di valore aggiunto.

Il Giappone, che fino a circa una decina d'anni fa ha rappresentato un'area di espansione commerciale, attualmente conserva le sue connotazioni di mercato avanzato e ricettivo, in particolare per determinate tipologie di prodotto, sempre disposto a provare articoli nuovi, purchè lavorati e confezionati accuratamente.
 

Motivazioni

%

Potenzialità del mercato

27

Interesse degli operatori giapponesi

17

Ricerca di un nuovo mercato

12

Serietà e correttezza commerciale

9

Alto livello di percezione della qualità

9

Solvibilità della clientela

7

Diversificazione

5

Margini più elevati

5

Stabilità politica del Paese

4

Crisi mercato italiano

4

Altri

1

Fonte: "Problematiche e prospettive dell'industria orafa italiana in Giappone"
 

Un rilevante numero di aziende trova la sua motivazione principale nell'interesse mostrato vero la loro produzione da operatori nipponici in occasione delle fiere di settore. Sicuramente il notorio apprezzamento nipponico per il Made in Italy è costituisce un valido alleato per le nostre aziende.

Un ulteriore motivo di spinta all'ingresso sul mercato giapponese è anche la ricerca di nuovi mercati, specie per le aziende prevalentemente rivolte all'esportazione. Inoltre anche la crisi del mercato italiano (in flessione del 20% circa), oltre alla necessità di diversificare i mercati di riferimento per cercare di compensare il rischio Paese costituiscono altre due valide motivazioni. Inoltre le aziende italiane si rivolgono al mercato giapponese anche spinte dalle tradizionali caratteristiche di correttezza e serietà commerciale degli operatori, nonchè dalla loro velocità di pagamento, che compensa i tempi luoghi e dilazionati del mercato interno. Importante è anche la capacità dei consumatori giapponesi di percepire e valorizzare l'alta qualità, specie se associata ad un'idea artigianale della lavorazione ed ad una produzione Made in Italy.

Numerose altre e variegate motivazioni possono spingere verso l'ingresso nel mercato nipponico, che può rappresentare una naturale evoluzione dell'azienda, già presente nel Sol Levante come acquirente di materia prima (non bisogna dimenticare che il Giappone detiene la leadership mondiale nella produzione di perle). La scelta può anche essere il frutto di una precisa segmentazione di mercato come invece può essere anche il frutto di una sinergia tra la creatività produttiva italiana e l'alta ricettività del mercato nipponico dei prodotti di alta qualità. Indipendentemente dalle motivazioni di fondo, è importante sottolineare come il Giappone rappresenti un mercato importante ed impegnativo, fonte però di soddisfazioni per le imprese che decidono di investire nel lungo periodo con ripercussioni positive a livello interno aziendale.

   


 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI YOSHIKAWA-SAN: PROMOTORE DELLA CUCINA ITALIANA IN GIAPPONE

Signora Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo


Molto tempo fa, regalai ad un amico giapponese diversi tipi di formaggio tra cui anche la mozzarella. In quel periodo erano pochissimi i formaggi italiani che venivano importati in Giappone e quindi era molto difficile trovarli. Ero contentissima e convinta di aver fatto un regalo prezioso. Invece..., il mio amico li lasciò tutti in una stanza a temperatura ambiente per oltre un mese. Quando lo venni a sapere, rimasi letteralmente a bocca aperta. Potete capire il mio stato d’animo! Quanto mi dispiacque! Ma tutto sommato la colpa fu mia, perché è evidente che anche se una cosa è buonissima, se colui che la riceve non sa come trattarla è come “regalare perle ai porci”.

Circa vent’anni fa, succedevano spesso cose simili specialmente con prodotti della cucina straniera. Oggi come oggi non è più pensabile, ma all’epoca nessuno in Giappone diceva che la mozzarella era buona e tutti si rifiutavano di usare l’olio di oliva perché sostenevano che puzzasse.

Fortunatamente la cucina italiana aveva già allora un grande alleato, che vi presentiamo oggi. Si tratta del Signor Yoshikawa Toshiaki che è proprietario e chef della trattoria “Capitolino” di Nishi-Azabu, Tokyo.

Dopo le Olimpiadi del 1964 a Tokyo, Yoshikawa-san si trasferì in Italia con l’obiettivo di vivere all’estero. Non aveva compiuto ancora 20 anni e rimase in Italia per quattro anni. Vivendo a Roma, apprese la cucina italiana. Durante il suo soggiorno, grazie alle molte amicizie che strinse, imparò a conoscere l’Italia, ma dovette suo malgrado lasciare il paese.

All’epoca, la cucina europea veniva indistintamente identificata con quella francese mentre quella italiana quasi non esisteva. Potete immaginare quanto sforzo dovette fare Yoshikawa-san, da solo nel mondo della cucina!! Vi erano già alcuni altri cuochi giapponesi che avevano studiato in Italia, ma quasi tutti, di fronte alla difficilissima realtà di non essere capiti, avevano finito per rassegnarsi.

Yoshikawa-san, invece, continuò a presentare la cucina italiana come una cultura culinaria. Quando preparava la cucina romana, ad esempio, non usava mai il Parmigiano Reggiano bensì il Pecorino, così come in un piatto toscano di suino non utilizzava mai il fagiolo borlotto bensì il cannellino. Ancora più importante, nel suo libro di cucina spiegò l’uso dell’olio di oliva e dei pelati.

La passione di coloro che gli avevano insegnato la cucina italiana fece nascere in lui un sentimento d’amore verso l’Italia. Ed è proprio questo che sta facendo scoppiare il “boom” della cucina italiana in Giappone.

La ragione per cui la cucina italiana ha sperimentato un così rapido successo in Giappone non è data tanto dal fatto che questa cucina fosse apprezzata dal palato giapponese, ma piuttosto grazie agli sforzi di persone come Yoshikawa-san.

Avrete già capito ciò che voglio dire e cioè che la ferrea volontà di alcuni, può portare ad un risultato inaspettato. Per giungere con successo ad esportare prodotti italiani, non pensate che la strada più sicura sia quella di far conoscere l’intera cultura culinaria italiana?  Come mai le istituzioni italiane preposte al commercio estero e alla promozione dei prodotti italiani non si sono mai accorte di una persona importante come Yoshikawa-san? Direi che è stato proprio lui, infatti, ad avere aperto la strada all’attuale fiorente mercato della cucina italiana in Giappone e il suo ruolo andrebbe quindi riconosciuto.

 

Kazuko Nagamoto, Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è un'esperta nel settore agroalimentare. Nel 1997 ha costituito la società "Ict" per aiutare a diffondere la cultura culinaria italiana in Giappone. Attualmente, la "Ict" organizza corsi di "formazione sulla cucina italiana" per cuochi e di "formazione per sommelier" che vengono organizzati in Italia per personale giapponese, sviluppando l'attività con la ICT Italia e con la collaborazione di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).
Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com


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