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| DAL
MONDO DI ... MODA |
COME
AFFRONTARE LA CINA, IL GIGANTE DEL TESSILE |
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Maasaki
Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo |
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Sembra
che la Cina stia gradatamente tralasciando il
settore automobilistico per rivolgersi a quello
tessile. E’ ormai quasi certo che la Cina
entrerà nel WTO a seguito dell’accordo siglato
con gli Stati Uniti l’anno scorso. L’industria
tessile cinese è in questo momento nel bel mezzo
di un boom senza precedenti nell’investimento in
attrezzature e impianti. La Juki, un’azienda
giapponese che produce macchine da cucire, ha
registrato l’anno scorso un aumento del 65%
nelle vendite e si prevede che la produzione
rimarrà a pieno regime fino al giugno del 2001.
La quota di vendite al mercato interno rappresenta
un mero 1.5% del fatturato globale, mentre il
resto viene esportato. E il cliente principale è
la Cina.
Si
ritiene che il numero di lavoratori cinesi nel
settore del cucito si aggiri intorno a 2.500.000 e
si prevede di arrivare a 4.000.000 entro il 2004,
anno in cui verranno sospese le restrizioni
attualmente in vigore nelle esportazioni tessili.
I cinesi sembrano risolvere il problema della
disoccupazione nel settore automobilistico con un’espansione
dell’industria tessile. In Giappone, al
contrario, i lavoratori impegnati nel settore
tessile sono scesi a 700.000 unità.
Gli
Stati Uniti intendono espandere il loro blocco
economico costituito dal NAFTA anche al Centro
America, come contromisura nei
confronti dell’aumento delle importazioni dalla
Cina. L’Unione Europea, dal canto suo, si
difenderà attraverso misure quali le norme ISO e
attraverso i fattori ambientali e relativi ai
diritti umani. Il Giappone è l’unico mercato
privo di barriere. Prima o poi, quindi, i
produttori giapponesi del settore abbigliamento,
finiranno per essere selezionati e ridotti. Gli
abiti maschili fabbricati in Cina e la maglieria
hanno già una quota schiacciante in Giappone.
Ho sentito
dire che alcuni produttori cinesi di abbigliamento
maschile hanno firmato contratti con esperti
italiani per essere addestrati dal punto di vista
tecnico. Nel contempo, esperti giapponesi si
occupano delle modifiche necessarie per dare la
giusta vestibilità ai capi diretti al mercato
giapponese. In questa situazione, sono necessari
dei cambiamenti drastici per poter sopravvivere.
Diventano dunque essenziali domande quali “cos’è
la moda?” e “cos’è il business?”.
La moda è qualcosa che matura sulla base
di un ambiente e di una cultura specifica. In
questo momento, è la moda europea ad imporsi in
tutto il mondo, il che equivale a dire che la
cultura europea prevale ovunque. Ma in Giappone,
in cui l’estate è calda e umida e l’inverno
è freddo e umido, l’abbigliamento occidentale
non è il più indicato. Ciò che più si adatta
al Giappone sono i capi aperti quali i kimono.
Dal punto di
vista culturale, il costo di produzione non è un
fattore assoluto. Devono esistere altri criteri
che spingono all’acquisto di abbigliamento, al
di là delle semplici questioni economiche.
Inoltre, dal
punto di vista commerciale, i costi pubblicitari,
operativi e di trasporto sono ben maggiori
rispetto ai costi di produzione, inclusi
manodopera e materie prime. In dettaglio, sono la
marca, il punto vendita e la pubblicità ad
aumentare il valore della moda. Tali fattori
comprendono i costi creativi e non solo il
semplice costo della manodopera. La cosa più
importante è come diventare competitivi non
rinunciando alla creatività.
Anche le
questioni ambientali, di occupazione e dei diritti
umani sono importanti. Dovremmo pensare non solo a
come tagliare i costi ma anche a come mantenere
alto il livello di occupazione. Il problema
maggiore è far accettare ai consumatori un
livello di prezzo ragionevole.
Mi domando se sia possibile diffondere questa
nuova idea di valori legati al capo di
abbigliamento e di dettagli legati al prezzo
utilizzando le più recenti tecnologie dell’informazione.
Sarebbe una buona idea far capire alla gente che
aumentare il costo di produzione ad un livello che
garantisca la manodopera non influenza più di
tanto i prezzi al dettaglio.
E’ necessario organizzare un movimento
dal basso ed un ragionamento logico che permetta
di contrastare il pensiero meramente economico.
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Sakaguchi-san
è un noto esperto nel campo della moda in
Giappone, sia per il tessile che per
l'abbigliamento, con una vasta esperienza
acquisita in attività di merchandising.
La sua Società svolge attualmente
attività di consulenza per conto di
importanti gruppi giapponesi ed agenzie
governative, oltre ad attività editoriali
ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com
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Articoli
tratti dal numero di maggio 2000 della rivista JTN
Monthly Asia's Foremost Textile Journal
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TESSUTI
RINFRESCANTI
Quale
programma d’azione volto al risparmio energetico, il
Ministero Giapponese per il Commercio Internazionale e l’Industria
(MITI), ha richiesto alle aziende di mantenere la
temperatura all’interno degli uffici intorno ai 28°C,
invece dei consueti 24-26°C normalmente utilizzati.
Tuttavia, una temperatura di 28°C non è sempre
confortevole per un ambiente lavorativo. Ecco dunque lo
sviluppo forzato di alcuni metodi per mantenere una
sensazione di freschezza anche in condizioni non troppo
favorevoli.
La
Toray Industries Inc. ha lavorato, congiuntamente ad
alcuni produttori di abbigliamento, allo sviluppo di
giacche da uomo e di abiti femminili che diano a coloro
che li indossano una sensazione di freschezza. Questi capi
verranno messi sul mercato per la prossima stagione estiva
col nome di “Freschi a 28°C”.
Nel
caso delle giacche da uomo, ad esempio, sono stati
impiegati tessuti a base di poliestere che presentano una
particolare permeabilità all’aria, ovvero superiore di
quattro volte rispetto ai convenzionali capi estivi.
Insieme
alla Toray, la Shikibo Ltd. ha iniziato a commercializzare
l’anno scorso un tessuto che si chiama “Azec” che
presenta anch’esso un’alta permeabilità all’aria e
notevoli caratteristiche di freschezza. Questo tessuto è
fatto con una speciale fibra in poliestere mista ad un
filato in cotone in diversi spessori che contribuiscono ad
aumentarne la permeabilità all’aria.
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SI
DIFFONDE IN EUROPA IL TESSUTO CHITOPOLY |

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Il
Chitopoly, sviluppato dalla Fuji Spinning Co. Ltd è un
materiale giapponese altamente funzionale che sta
cominciando a diffondersi anche oltre oceano. Il Chitopoly
si ottiene impastando il chiosano - contenuto nella
conchiglia di crostacei come i granchi, i gamberi e le
aragoste - nello
Junlon polinosico, offrendo eccellenti proprietà
antibatteriche e deodoranti. Test clinici hanno anche
dimostrato che questo tessuto è particolarmente indicato
per il trattamento di dermatiti atopiche.
In
Giappone il Chitopoly si è rapidamente diffuso nel
settore dell’abbigliamento intimo femminile e per
bambini, ma anche in Europa comincia ad essere conosciuto.
Una ditta inglese, infatti, lo sta utilizzando ampiamente
per l’abbigliamento dei neonati, mentre in Spagna si
stanno diffondendo articoli di biancheria intima e per la
casa realizzati con questo tessuto. In America, invece, i
prodotti in Chitopoly non hanno ancora raggiunto i
consumatori finali, ma una grossa azienda ha già
cominciato ad acquistare ingenti quantitativi di filato e
si prevede che il prossimo Natale appariranno sul mercato
diversi articoli in Chitopoly. Si considera che i volumi
di vendita del Chitopoly in Giappone e all'estero per
l'anno fiscale 2000 (Aprile 2000-Marzo 2001)
raddoppieranno rispetto all'anno precedente.
| DAL
MONDO DI ... GIOIELLERIA |
I
MOTIVI PER CUI LE IMPRESE ITALIANE SCELGONO IL
GIAPPONE
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Luana
Carcano Esperta del settore
Per contattare, e-mail: carcano@japanitaly.com |
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L'Italia
rappresenta il principale Paese esportatore nel
mercato nipponico dell'oreficeria: infatti in base
ai dati relativi al I trimestre 2000, le
importazioni dal nostro paese sono aumentate del
13,1% in volume e del 20,4% in valore rispetto al
medesimo periodo dell'anno precedente(dati PGI).
Risulta lecito allora chiedersi perchè il mercato
nipponico esercita un fascino tanto particolare
per i produttori orafi. I risultati di un’indagine
empirica, svolta attraverso l’invio di un
questionario di carattere qualitativo alle imprese
che operano sul mercato giapponese, evidenziano
come principale motivo alla base della scelta del
mercato giapponese, la sua potenzialità in
termini di dimensioni e di valore aggiunto.
Il
Giappone, che fino a circa una decina d'anni fa ha
rappresentato un'area di espansione commerciale,
attualmente conserva le sue connotazioni di
mercato avanzato e ricettivo, in particolare per
determinate tipologie di prodotto, sempre disposto
a provare articoli nuovi, purchè lavorati e
confezionati accuratamente.
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Motivazioni
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%
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Potenzialità
del mercato
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27
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Interesse
degli operatori giapponesi
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17
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Ricerca
di un nuovo mercato
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12
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Serietà
e correttezza commerciale
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9
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Alto
livello di percezione della qualità
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9
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Solvibilità
della clientela
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7
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Diversificazione
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5
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Margini
più elevati
|
5
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Stabilità
politica del Paese
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4
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Crisi
mercato italiano
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4
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Altri
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1
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Fonte:
"Problematiche e prospettive dell'industria
orafa italiana in Giappone"
Un
rilevante numero di aziende trova la sua
motivazione principale nell'interesse
mostrato vero la loro produzione da operatori nipponici
in occasione delle fiere di settore. Sicuramente
il notorio apprezzamento nipponico per il Made
in Italy è costituisce un valido alleato per
le nostre aziende.
Un
ulteriore motivo di spinta all'ingresso sul
mercato giapponese è anche la ricerca di nuovi
mercati, specie per le aziende prevalentemente
rivolte all'esportazione. Inoltre anche la crisi
del mercato italiano (in flessione del 20% circa),
oltre alla necessità di diversificare i mercati
di riferimento per cercare di compensare il
rischio Paese costituiscono altre due valide
motivazioni. Inoltre le aziende italiane si
rivolgono al mercato giapponese anche spinte dalle
tradizionali caratteristiche di correttezza e
serietà commerciale degli operatori, nonchè
dalla loro velocità di pagamento, che compensa i
tempi luoghi e dilazionati del mercato interno.
Importante è anche la capacità dei consumatori
giapponesi di percepire e valorizzare l'alta
qualità, specie se associata ad un'idea
artigianale della lavorazione ed ad una produzione
Made in Italy.
Numerose
altre e variegate motivazioni possono spingere
verso l'ingresso nel mercato nipponico, che può
rappresentare una naturale evoluzione
dell'azienda, già presente nel Sol Levante come
acquirente di materia prima (non bisogna
dimenticare che il Giappone detiene la leadership
mondiale nella produzione di perle). La scelta
può anche essere il frutto di una precisa
segmentazione di mercato come invece può essere
anche il frutto di una sinergia tra la creatività
produttiva italiana e l'alta ricettività del
mercato nipponico dei prodotti di alta qualità.
Indipendentemente dalle motivazioni di fondo, è
importante sottolineare come il Giappone
rappresenti un mercato importante ed impegnativo,
fonte però di soddisfazioni per le imprese che
decidono di investire nel lungo periodo con
ripercussioni positive a livello interno
aziendale.
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| DAL
MONDO DI ... ALIMENTARI |
YOSHIKAWA-SAN:
PROMOTORE DELLA CUCINA ITALIANA IN GIAPPONE |
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Signora
Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo |
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Molto tempo fa, regalai ad un
amico giapponese diversi tipi di formaggio tra cui anche la mozzarella.
In quel periodo erano pochissimi
i formaggi italiani che venivano importati in
Giappone e quindi era molto difficile trovarli.
Ero contentissima e convinta di aver fatto un
regalo prezioso. Invece..., il mio amico li
lasciò tutti in una stanza a temperatura ambiente
per oltre un mese. Quando lo venni a sapere,
rimasi letteralmente a bocca aperta. Potete capire
il mio stato d’animo! Quanto mi dispiacque! Ma
tutto sommato la colpa fu mia, perché è evidente
che anche se una cosa è buonissima, se colui che
la riceve non sa come trattarla è come “regalare
perle ai porci”.
Circa vent’anni fa,
succedevano spesso cose simili specialmente con
prodotti della cucina straniera. Oggi come oggi
non è più pensabile, ma all’epoca nessuno in
Giappone diceva che la mozzarella era buona e
tutti si rifiutavano di usare l’olio di oliva
perché sostenevano che puzzasse.
Fortunatamente la cucina
italiana aveva già allora un grande alleato, che
vi presentiamo oggi. Si tratta del Signor
Yoshikawa Toshiaki che è proprietario e chef
della trattoria “Capitolino” di Nishi-Azabu,
Tokyo.
Dopo le Olimpiadi del 1964 a
Tokyo, Yoshikawa-san si trasferì in Italia con l’obiettivo
di vivere all’estero. Non aveva compiuto ancora
20 anni e rimase in Italia per quattro anni.
Vivendo a Roma, apprese la cucina italiana.
Durante il suo soggiorno, grazie alle molte
amicizie che strinse, imparò a conoscere l’Italia,
ma dovette suo malgrado lasciare il paese.
All’epoca, la cucina europea
veniva indistintamente identificata con quella
francese mentre quella italiana quasi non
esisteva. Potete immaginare quanto sforzo dovette
fare Yoshikawa-san, da solo nel mondo della
cucina!! Vi erano già alcuni altri cuochi
giapponesi che avevano studiato in Italia, ma
quasi tutti, di fronte alla difficilissima realtà
di non essere capiti, avevano finito per
rassegnarsi.
Yoshikawa-san, invece, continuò
a presentare la cucina italiana come una cultura
culinaria. Quando preparava la cucina romana, ad
esempio, non usava mai il Parmigiano Reggiano
bensì il Pecorino, così come in un piatto
toscano di suino non utilizzava mai il fagiolo
borlotto bensì il cannellino. Ancora più
importante, nel suo libro di cucina spiegò l’uso
dell’olio di oliva e dei pelati.
La passione di coloro che gli
avevano insegnato la cucina italiana fece nascere
in lui un sentimento d’amore verso l’Italia.
Ed è proprio questo che sta facendo scoppiare il
“boom” della cucina italiana in Giappone.
La ragione per cui la cucina
italiana ha sperimentato un così rapido successo
in Giappone non è data tanto dal fatto che questa
cucina fosse apprezzata dal palato giapponese, ma
piuttosto grazie agli sforzi di persone come
Yoshikawa-san.
Avrete già capito ciò che
voglio dire e cioè che la ferrea volontà di
alcuni, può portare ad un risultato inaspettato.
Per giungere con successo ad esportare prodotti
italiani, non pensate che la strada più sicura
sia quella di far conoscere l’intera cultura
culinaria italiana?
Come mai le istituzioni italiane preposte
al commercio estero e alla promozione dei prodotti
italiani non si sono mai accorte di una persona
importante come Yoshikawa-san? Direi che è stato
proprio lui, infatti, ad avere aperto la strada
all’attuale fiorente mercato della cucina
italiana in Giappone e il suo ruolo andrebbe
quindi riconosciuto.
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Kazuko
Nagamoto,
Presidente della Ict
Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è
un'esperta nel settore
agroalimentare. Nel 1997 ha
costituito la società "Ict"
per aiutare a diffondere la
cultura culinaria italiana in
Giappone. Attualmente, la "Ict"
organizza corsi di
"formazione sulla cucina
italiana" per cuochi e di
"formazione per
sommelier" che vengono
organizzati in Italia per
personale giapponese, sviluppando
l'attività con la ICT Italia e
con la collaborazione di
associazioni di categoria quali,
la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It.
Sommelier (AIS).
Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com |
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