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Adriano Villa e` un avvocato
italiano un po’ particolare. Specializzato in
quella che gli inglesi chiamano “International
Business Law” (e cioe’, quell’attivita’
legale complementare all’attivita’ d’affari:
contrattualistica, investimenti, trattative, ecc.)
e’ approdato in Giappone piu’ di quattordici
anni fa. Per rimanerci. E` il primo - e al momento
unico - avvocato italiano ammesso alla pratica
legale in Giappone. Il suo studio giapponese,
attivo dal 1998, e’ una joint venture con il
maggiore studio legale internazionale italiano (BBLP-
Pavia e Ansaldo). |
Villa
e’ nato a Milano e cresciuto a Pandino, un piccolo
paese della provincia di Cremona. Laureato alla Facolta`
di Giurisprudenza all’Universita` di Milano, e’
iscritto all’ordine degli avvocati della stessa citta’.
Oltre alla sua professione di legale internazionale d’azienda
con specializzazione nei rapporti commerciali fra Italia
e Giappone e viceversa, e’ dal Gennaio del 1999 anche
Presidente della Camera di Commercio Italiana in
Giappone. Anche per questo motivo, abbiamo voluto
inaugurare con lui la nostra nuova rubrica “Intervista
agli italiani in Giappone”, attraverso la quale
presenteremo via via gli uomini di affari italiani che
lavorano in Giappone e le loro aziende.
Domanda: Avvocato, quando e`
arrivato in Giappone?
Villa:
Sono sbarcato in Giappone nel 1986 con una borsa
di studio ETP ( “Executive Training Programme in Japan”),
un
programma ideato e finanziato dalla Commissione dell’Unione
Europea. Il programma - che e’ tuttora il miglior “master”
sul “doing business in Japan” - e’ durato 18 mesi.
Durante il periodo di studio, fra le altre cose, ho
appreso anche la lingua giapponese e al termine dello
stesso, nel 1987, ho iniziato a
lavorare come avvocato internazionale d’impresa presso lo studio legale Asahi, uno dei maggiori studi legali
giapponesi, che ancora oggi ospita il mio studio e con
cui ancora mantengo uno stretto rapporto di
collaborazione. Fra il '90 e il '91 ho inoltre fatto
studi di diritto commerciale giapponese presso la Sophia
University sotto gli auspici del Ministero della Cultura
giapponese.
D.: Ha trovato qualche
difficolta` in Giappone per le sue peculiarita`?
Villa:
Ad essere sinceri, no. Malgrado tutto quel che si
dice del Giappone, della sua chiusura, delle sue
specificita’, a me il Giappone non e` mai sembrato un
“paese difficile”. Forse anche perche’ il
programma ETP mi ha dato una preziosissima chiave di
lettura della realta` giapponese. Il paese ha le sue
particolarita’, come d’altra parte ogni paese, ma
una volta capiti i parametri fondamentali che informano
la societa’ e il business in Giappone, la vita diventa
relativamente facile perche’ si tratta di una societa’
molto omogenea e – tutto sommato – abbastanza
prevedibile. Direi anzi molto piu’ prevedibile della
societa’ civile e, commercialmente, dei mercati
di Europa ed America del Nord. Certo, hai il
dovere di
informarti, di capire le (ovviamente diverse) regole del
gioco, e non puoi aspettarti che quanto e’ valido e
funziona da noi debba necessariamente essere valido e
funzionare anche qui. Questa sarebbe miopia o, peggio,
presunzione.
D.: Secondo Lei il Giappone e`
cambiato tanto rispetto al periodo in cui Lei e` venuto
per la prima volta?
Villa:
Da quando sono in Giappone, ho sentito ripetere
piu’ e piu’ volte che il “paese e’ a un bivio”,
che “ci si aspettano grandi cambiamenti”.
Poi non e’ successo niente per dieci e piu’
anni. Invece, in questi ultimi tempi, devo dire di avere
effettivamente constatato l’inizio di quello che
potrebbe essere un effettivo, e piuttosto radicale,
processo di cambiamento. Non e` ancora chiarissimo dove
stia andando, ma credo di poter dire che il paese sta
effettivamente “cambiando pelle” (come, d’altra
parte, gia’ ha fatto in passato almeno un paio di
volte). Forse e’ un esempio un po’ banale ma
paradigmatico: parlo del famoso “impiego a vita”.
Ancora oggi tutti i manuali sul Giappone lo descrivono
come una delle caratteristiche del sistema. Ebbene,
questo e’ ormai uno di quei “miti tramontati” di
cui gia’ adesso, e ancora di piu’ negli anni a
venire, dovremo prendere atto. Semplicemente, il “life
time employement” non e’ mai esistito se non per
una parte delle aziende giapponesi e, anche fra queste,
e’ ormai un concetto ormai in totale declino. Quindi
si’: il
Giappone sta cambiando, e credo sia giusto che cambi se
vuole mantenere la propria competitivita’
internazionale. Personalmente sono ottimista. Conoscendo
i giapponesi, l’eccellenza delle loro qualita’
psicologiche, la capacita’ (a volte perfino eccessiva)
di sapersi sacrificare, sono sicuro che dal processo di
trasformazione in atto emergera’ un paese ancora e piu’
che mai protagonista dell’economia asiatica e
mondiale.
D.: Allora cambiera` anche il
rapporto fra l’Italia e il Giappone?
Villa:
In questo esprimo piu’ una speranza che una
convinzione assoluta. Spero proprio di si’, e qualche
segnale in effetti lo vedo in uno dei settori di
maggiore interesse per gli italiani. Parlo del settore
moda. Vedo
che molte fashion houses italiane hanno
finalmente capito che non e’ piu’ giusto e non paga
piu’ vendere al
Giappone. E’ ora il momento, piu’ che mai, di
vendere in
Giappone. Fino a non molto tempo fa pensavano solo ad
avere boutiques e showrooms di proprieta’ sulla Quinta
Strada di New York o magari a Rodeo Drive a Los Angeles
o Old Bond Street a Londra. In Giappone (per molti, il
mercato diretto e indiretto piu’ importante, e gia’
da tempo) niente. Vedo che adesso le cose stanno
cambiando, e Ginza o Aoyama (i quartieri alla moda di
Tokyo) vengono finalmente affrontate con lo stesso
atteggiamento positivo e intraprendente (nel senso di un
impegno diretto) mostrato in passato per altri paesi del
mondo. Si affittano, o addirittura acquistano, “prime
locations” in diretta concorrenza con le case di
moda giapponesi e internazionali, senza timidezze, sia
quel che sia il prezzo. Da questo punto di vista,
quindi, si puo’ senz’altro dire che il rapporto
italo-giapponese sia migliorato nella qualita’,
portando quindi anche a una piu’ avanzata e diretta
reciproca conoscenza, nel bene e nel male.
C’è pero’ ancora molta strada da percorrere.
Le stesse aziende giapponesi conoscono l’Italia
ancora, nella maggior parte dei casi, attraverso la
mediazione delle grandi trading companies, che in questa
opera di mediazione culturale hanno assolto nel tempo un
ruolo importantissimo. E’ adesso pero’ tempo che le
aziende giapponesi, anche quelle medie e piccole,
colgano le numerosissime opportunita’ esistenti in
Italia direttamente: venendo, capendo, e investendo.
Così come dovrebbero fare le aziende italiane in
Giappone. Credo che ci sia ancora grande spazio per
questo. Ci sono, sia in Italia che in Giappone, tantissime zone interessanti
industrialmente le quali ancora non sono ben conosciute
nell’altro paese. Ribadisco, pero’, che anche in
questo la chiave del successo e’ essere presenti,
recepire direttamente e far parte della propria cultura
aziendale le caratteristiche dell’altro paese. Non
basta – per esempio – una importante partecipazione
finanziaria in una joint venture: i titoli azionari non
sono un buon trasmettitore di dati…
D.:
Ci dica qualcosa del suo lavoro. Sta cambiando ? Ci sono
maggiori controversie?
Villa:
Senz’altro, dopo la fine della “bubble
economy” in Giappone sono aumentate le
controversie. E, anche qui, e’
un po’ svanito il mito dei giapponesi “sempre
corretti e ottimi pagatori”. Vero, forse, fino a che
le finanze aziendali lo consentono. Ma davanti a
difficolta’ di accesso al credito, scarsa liquidita’,
problemi di cash flow le aziende giapponesi hanno
reagito pari-pari come quelle di qualsiasi paese del
mondo: dilazionando i pagamenti prima, poi non pagando e
poi, magari, andando in fallimento. Non e` questione di
onesta` e di disonesta`: certi fenomeni micro-economici
sono, semplicemente, validi in Giappone come in
qualsiasi paese del
mondo.
D.: Allora consiglia la garanzia
data da lettere di credito ad aziende italiane che
vendano i loro prodotti in Giappone?
Villa:
In generale si’, sempre tenendo presente pero’
i costi dell’operazione e la necessita’ di creare un
rapporto piu’ dinamico nel meccanismo di
compravendita. Ancora una volta, non esiste una regola
fissa. Sbagliatissimo (come in tutti i paesi) dire: “in
Giappone si fa cosi’.” No, si puo’ far “così”
con il tale interlocutore, ma forse e’ meglio fare “cosà’”
con quest’altro…
D.: Oltre alle controversie, di
che altro si occupa ?
Villa:
In realta’ il contenzioso occupa una minima
parte della mia attivita’. Per la maggior parte, mi
occupo di contrattualistica, investimenti, proprieta’
intellettuale. Oltre a “mediare” fra due realta’
culturali che credo di poter dire di conoscere
abbastanza a fondo.
D.: Un consiglio per chi si
affaccia per la prima volta in Giappone con un prodotto
ad alto valore aggiunto di immagine?
Villa:
Prima cosa, da un punto di vista legale:
registrare il marchio. Il procedimento e’ piuttosto
lungo, richiede circa un anno. Essendo pero’ la tutela
dei marchi piuttosto diversa rispetto all’Italia (in
Giappone si privilegia, in genere, non chi per primo ha
utilizzato il marchio ma chi per primo lo ha
registrato). Da un punto di vista commerciale, studiare
il paese, documentarsi. Per esempio, la Camera di
Commercio Italiana in Giappone ha prodotto un libro (“Il
Giappone a portata di mano”, Etaslibri) che e’ un
ottimo manuale per un primo approccio al paese.
D.: Appunto, Lei e` il
Presidente della Camera di Commercio Italiana in
Giappone. Quanti aderenti ci sono? Quale scopo ha questo
ente?
Villa:
Circa 180 aziende. La Camera e` stata fondata nel
1972 e ne sono Presidente dal febbraio '99. In poche
parole, la Camera rappresenta la comunita` italiana d’affari
in Giappone e cerca di favorire in tutti modi i rapporti
commerciali fra i due paesi, con numerose attivita’
promozionali e informative. Noi
cerchiamo di evidenziare la credibilita` e anche la
visibilita` del sistema Italia, e per questo cerchiamo
di costruire una “massa critica” (cioe’, una base
sociale) sempre piu’ forte. Inutile dire che mi
farebbe molto piacere se questa intervista contribuisse
ad avvicinare alla Camera (e ai suoi servizi) aziende
italiane interessate ad associarsi…
Adriano
Villa e` un uomo di mentalita` molto aperta. Ha una
visione profonda e ampia dei rapporti italo-giapponesi.
E` gentile e franco: e, quel che non guasta, e’ anche
molto simpatico!
K.M.
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Avvocato Adriano
VILLA
New ATT Bldg. 11-7 Akasaka 2-chome, Minato-ku,
Tokyo 107-8485, Giappone
tel: 03-5575-2003, fax: 03-3375-2004 e-mail: villa@gol.com
Presidente Adriano
VILLA
Camera di Commercio Italiana in Giappone
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tel: 03-5276, fax: 03-5276-3325 e-mail: iccj@iccj.or.jp
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