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MERCATI - ITALIANI IN GIAPPONE  (mensile) 20 aprile 2000  
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 ITALIANI IN GIAPPONE

Intervista all'Avv. Adriano Villa

Presidente della Camera di Commercio Italiana in Giappone


Adriano Villa e` un avvocato italiano un po’ particolare. Specializzato in quella che gli inglesi chiamano “International Business Law” (e cioe’, quell’attivita’ legale complementare all’attivita’ d’affari: contrattualistica, investimenti, trattative, ecc.) e’ approdato in Giappone piu’ di quattordici anni fa. Per rimanerci. E` il primo - e al momento unico - avvocato italiano ammesso alla pratica legale in Giappone. Il suo studio giapponese, attivo dal 1998, e’ una joint venture con il maggiore studio legale internazionale italiano (BBLP- Pavia e Ansaldo). 

Villa e’ nato a Milano e cresciuto a Pandino, un piccolo paese della provincia di Cremona. Laureato alla Facolta` di Giurisprudenza all’Universita` di Milano, e’ iscritto all’ordine degli avvocati della stessa citta’. Oltre alla sua professione di legale internazionale d’azienda con specializzazione nei rapporti commerciali fra Italia e Giappone e viceversa, e’ dal Gennaio del 1999 anche Presidente della Camera di Commercio Italiana in Giappone. Anche per questo motivo, abbiamo voluto inaugurare con lui la nostra nuova rubrica “Intervista agli italiani in Giappone”, attraverso la quale presenteremo via via gli uomini di affari italiani che lavorano in Giappone e le loro aziende.

 

Domanda: Avvocato, quando e` arrivato in Giappone?

Villa:       Sono sbarcato in Giappone nel 1986 con una borsa di studio ETP ( “Executive Training Programme in Japan”),  un programma ideato e finanziato dalla Commissione dell’Unione Europea. Il programma - che e’ tuttora il miglior “master” sul “doing business in Japan” - e’ durato 18 mesi. Durante il periodo di studio, fra le altre cose, ho appreso anche la lingua giapponese e al termine dello stesso, nel 1987, ho iniziato  a lavorare come avvocato internazionale d’impresa  presso lo studio legale Asahi, uno dei maggiori studi legali giapponesi, che ancora oggi ospita il mio studio e con cui ancora mantengo uno stretto rapporto di collaborazione. Fra il '90 e il '91 ho inoltre fatto studi di diritto commerciale giapponese presso la Sophia University sotto gli auspici del Ministero della Cultura giapponese.

D.: Ha trovato qualche difficolta` in Giappone per le sue peculiarita`?

Villa:       Ad essere sinceri, no. Malgrado tutto quel che si dice del Giappone, della sua chiusura, delle sue specificita’, a me il Giappone non e` mai sembrato un “paese difficile”. Forse anche perche’ il programma ETP mi ha dato una preziosissima chiave di lettura della realta` giapponese. Il paese ha le sue particolarita’, come d’altra parte ogni paese, ma una volta capiti i parametri fondamentali che informano la societa’ e il business in Giappone, la vita diventa relativamente facile perche’ si tratta di una societa’ molto omogenea e – tutto sommato – abbastanza prevedibile. Direi anzi molto piu’ prevedibile della societa’ civile e, commercialmente, dei mercati  di Europa ed America del Nord. Certo, hai il dovere di informarti, di capire le (ovviamente diverse) regole del gioco, e non puoi aspettarti che quanto e’ valido e funziona da noi debba necessariamente essere valido e funzionare anche qui. Questa sarebbe miopia o, peggio, presunzione.

D.: Secondo Lei il Giappone e` cambiato tanto rispetto al periodo in cui Lei e` venuto per la prima volta?

Villa:       Da quando sono in Giappone, ho sentito ripetere piu’ e piu’ volte che il “paese e’ a un bivio”, che “ci si aspettano grandi cambiamenti”.  Poi non e’ successo niente per dieci e piu’ anni. Invece, in questi ultimi tempi, devo dire di avere effettivamente constatato l’inizio di quello che potrebbe essere un effettivo, e piuttosto radicale, processo di cambiamento. Non e` ancora chiarissimo dove stia andando, ma credo di poter dire che il paese sta effettivamente “cambiando pelle” (come, d’altra parte, gia’ ha fatto in passato almeno un paio di volte). Forse e’ un esempio un po’ banale ma paradigmatico: parlo del famoso “impiego a vita”. Ancora oggi tutti i manuali sul Giappone lo descrivono come una delle caratteristiche del sistema. Ebbene, questo e’ ormai uno di quei “miti tramontati” di cui gia’ adesso, e ancora di piu’ negli anni a venire, dovremo prendere atto. Semplicemente, il “life time employement” non e’ mai esistito se non per una parte delle aziende giapponesi e, anche fra queste, e’ ormai un concetto ormai in totale declino. Quindi si’:  il Giappone sta cambiando, e credo sia giusto che cambi se vuole mantenere la propria competitivita’ internazionale. Personalmente sono ottimista. Conoscendo i giapponesi, l’eccellenza delle loro qualita’ psicologiche, la capacita’ (a volte perfino eccessiva) di sapersi sacrificare, sono sicuro che dal processo di trasformazione in atto emergera’ un paese ancora e piu’ che mai protagonista dell’economia asiatica e mondiale.

D.: Allora cambiera` anche il rapporto fra l’Italia e il Giappone?

Villa:      In questo esprimo piu’ una speranza che una convinzione assoluta. Spero proprio di si’, e qualche segnale in effetti lo vedo in uno dei settori di maggiore interesse per gli italiani. Parlo del settore moda.  Vedo che molte fashion houses italiane hanno finalmente capito che non e’ piu’ giusto e non paga piu’ vendere al Giappone. E’ ora il momento, piu’ che mai, di vendere in Giappone. Fino a non molto tempo fa pensavano solo ad avere boutiques e showrooms di proprieta’ sulla Quinta Strada di New York o magari a Rodeo Drive a Los Angeles o Old Bond Street a Londra. In Giappone (per molti, il mercato diretto e indiretto piu’ importante, e gia’ da tempo) niente. Vedo che adesso le cose stanno cambiando, e Ginza o Aoyama (i quartieri alla moda di Tokyo) vengono finalmente affrontate con lo stesso atteggiamento positivo e intraprendente (nel senso di un impegno diretto) mostrato in passato per altri paesi del mondo. Si affittano, o addirittura acquistano, “prime locations” in diretta concorrenza con le case di moda giapponesi e internazionali, senza timidezze, sia quel che sia il prezzo. Da questo punto di vista, quindi, si puo’ senz’altro dire che il rapporto italo-giapponese sia migliorato nella qualita’, portando quindi anche a una piu’ avanzata e diretta reciproca conoscenza, nel bene e nel male.  C’è pero’ ancora molta strada da percorrere. Le stesse aziende giapponesi conoscono l’Italia ancora, nella maggior parte dei casi, attraverso la mediazione delle grandi trading companies, che in questa opera di mediazione culturale hanno assolto nel tempo un ruolo importantissimo. E’ adesso pero’ tempo che le aziende giapponesi, anche quelle medie e piccole, colgano le numerosissime opportunita’ esistenti in Italia direttamente: venendo, capendo, e investendo. Così come dovrebbero fare le aziende italiane in Giappone. Credo che ci sia ancora grande spazio per questo. Ci sono, sia  in Italia che in Giappone, tantissime zone interessanti industrialmente le quali ancora non sono ben conosciute nell’altro paese. Ribadisco, pero’, che anche in questo la chiave del successo e’ essere presenti, recepire direttamente e far parte della propria cultura aziendale le caratteristiche dell’altro paese. Non basta – per esempio – una importante partecipazione finanziaria in una joint venture: i titoli azionari non sono un buon trasmettitore di dati…

D.: Ci dica qualcosa del suo lavoro. Sta cambiando ? Ci sono maggiori  controversie?

Villa:      Senz’altro, dopo la fine della “bubble economy” in Giappone sono aumentate le controversie. E, anche qui, e’  un po’ svanito il mito dei giapponesi “sempre corretti e ottimi pagatori”. Vero, forse, fino a che le finanze aziendali lo consentono. Ma davanti a difficolta’ di accesso al credito, scarsa liquidita’, problemi di cash flow le aziende giapponesi hanno reagito pari-pari come quelle di qualsiasi paese del mondo: dilazionando i pagamenti prima, poi non pagando e poi, magari, andando in fallimento. Non e` questione di onesta` e di disonesta`: certi fenomeni micro-economici sono, semplicemente, validi in Giappone come in qualsiasi paese  del mondo.

D.: Allora consiglia la garanzia data da lettere di credito ad aziende italiane che vendano i loro prodotti in Giappone?

Villa:      In generale si’, sempre tenendo presente pero’ i costi dell’operazione e la necessita’ di creare un rapporto piu’ dinamico nel meccanismo di compravendita. Ancora una volta, non esiste una regola fissa. Sbagliatissimo (come in tutti i paesi) dire: “in Giappone si fa cosi’.” No, si puo’ far “così” con il tale interlocutore, ma forse e’ meglio fare “cosà’” con quest’altro…

D.: Oltre alle controversie, di che altro si occupa ?

Villa:      In realta’ il contenzioso occupa una minima parte della mia attivita’. Per la maggior parte, mi occupo di contrattualistica, investimenti, proprieta’ intellettuale. Oltre a “mediare” fra due realta’ culturali che credo di poter dire di conoscere abbastanza a fondo.

D.: Un consiglio per chi si affaccia per la prima volta in Giappone con un prodotto ad alto valore aggiunto di immagine?

Villa:      Prima cosa, da un punto di vista legale: registrare il marchio. Il procedimento e’ piuttosto lungo, richiede circa un anno. Essendo pero’ la tutela dei marchi piuttosto diversa rispetto all’Italia (in Giappone si privilegia, in genere, non chi per primo ha utilizzato il marchio ma chi per primo lo ha registrato). Da un punto di vista commerciale, studiare il paese, documentarsi. Per esempio, la Camera di Commercio Italiana in Giappone ha prodotto un libro (“Il Giappone a portata di mano”, Etaslibri) che e’ un ottimo manuale per un primo approccio al paese.

D.: Appunto, Lei e` il Presidente della Camera di Commercio Italiana in Giappone. Quanti aderenti ci sono? Quale scopo ha questo ente?

Villa:      Circa 180 aziende. La Camera e` stata fondata nel 1972 e ne sono Presidente dal febbraio '99. In poche parole, la Camera rappresenta la comunita` italiana d’affari in Giappone e cerca di favorire in tutti modi i rapporti commerciali fra i due paesi, con numerose attivita’ promozionali e informative.  Noi cerchiamo di evidenziare la credibilita` e anche la visibilita` del sistema Italia, e per questo cerchiamo di costruire una “massa critica” (cioe’, una base sociale) sempre piu’ forte. Inutile dire che mi farebbe molto piacere se questa intervista contribuisse ad avvicinare alla Camera (e ai suoi servizi) aziende italiane interessate ad associarsi…

Adriano Villa e` un uomo di mentalita` molto aperta. Ha una visione profonda e ampia dei rapporti italo-giapponesi. E` gentile e franco: e, quel che non guasta, e’ anche molto simpatico!

K.M.

 

Avvocato Adriano VILLA
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Presidente Adriano VILLA
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