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Nell’articolo
precedente si era dato un quadro generale della
situazione distributiva in Giappone, cercando di
far capire la sua evoluzione in senso moderno ed
in linea con i canoni occidentali. Andiamo,
adesso, a vedere un poco piu’ analiticamente
come sta cambiando la distribuzione al dettaglio.
Secondo
i dati forniti dal JETRO, il ritmo di chiusura
della piccola distribuzione si attesta intorno al
1.3% annuo a partire dal 1991; questa cifra non
e’ drammatica se si raffronta con lo shock
subito dalla distribuzione in Italia, ma e’ pur
sempre un fatto notevole per un paese come il
Giappone dove tutto, ed in particolare i fenomeni
economici, e’ guidato dall’alto con molta
calma e ragionevolezza. All’interno di questi
dati negativi nel loro insieme, tuttavia, emergono
degli indicatori favorevoli, e cioe’ un aumento
generale di quasi il 4% del fatturato in media per
negozio ed un aumento della superficie di vendita.
Quest’ultimo aspetto e’ dovuto essenzialmente
al minor costo dello spazio immobiliare, frutto
della recessione in atto oramai da qualche anno.
Il tipico negoziante giapponese di Tokyo od Osaka,
infatti, era costretto ad avere uno spazio
minuscolo per via degli affitti esorbitanti degli
Anni 80; pertanto, il magazzino era ridotto al
minimo. Da qui la necessita’ di essere rifornito
piu’ volte al giorno da un grossista di area il
cui costo di distribuzione incideva naturalmente
sul costo finale della merce La situazione e’
quindi migliorata, passando la superficie di
vendita dai 68mq. in media nel 1991 agli oltre 90
metri quadri nel 1999.
Il
calo dei punti vendita, tuttavia, non e’ stato
uniforme per tutte le categorie; sono calati in
maniera impressionante i negozietti tradizionali
monoprodotto (frutta & verdura, alimentari,
casalinghi, abbigliamento) specie nei grandi
centri urbani, mentre sono aumentati i punti
vendita di grande superficie come i supermercati,
i grandi negozi di abbigliamento, di articoli per
la casa (inclusi gli elettrodomestici). Dal 1991
ad oggi, uno degli aumenti piu’ consistenti
(quasi il 60%) l’ha incontrato la
categoria dei convenience store. Come si
e’ gia’ detto in numerose occasioni, questi
negozi la cui origine e formula e’ di
derivazione americana sono assimilabili ai nostri
superette: hanno una gamma limitata ma essenziale
di prodotti, sono aperti generalmente 24 ore su
24, offrono servizi di domiciliazione quali il fax
(o l’email), la ricezione di prodotti acquistati
per posta, e cosi’ via. Sono essenzialmente
negozi di quartiere. E’ quindi una tipica
espressione di adeguamento ai mutati ritmi di vita
di determinati segmenti della popolazione urbana,
quali i single.
I
famosi grandi magazzini giapponesi, invece, hanno
registrato un calo nel loro numero dal 1991 ma non
piu’ di tanto; sono spariti quei magazzini che
non hanno saputo adattarsi ai tempi mutati ed ai
cambiamenti del consumatore giapponese, piu’
attento al prezzo e meno alle formalita’ tipiche
di questo punto vendita. Chi e’ stato in
Giappone, infatti, e’ rimasto affascinato, ma
anche sbalordito, dalla profusione di personale
nei grandi magazzini; normalmente signorine
sorridenti in divisa stazionano davanti al
magazzino, davanti alle porte, davanti agli
ascensori augurando una buona giornata e buoni
acquisti. Quello era il loro compito principale!
L’abitudine era che, quando alle 10 di mattino
il grande magazzino apriva i battenti, uno stuolo
di belle e (sempre) sorridenti ragazze si metteva
davanti alle porte, tutte insieme augurando una
buona giornata al “signor” cliente; una
tradizione molto scenografica, ma anche molto
costosa che incideva sul conto economico e,
quindi, sul prezzo finale.
Segue
…
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