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MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 aprile 2001  
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 APPROFONDIAMO UN MERCATO

LA DISTRIBUZIONE IN GIAPPONE (2)

Nell’articolo precedente si era dato un quadro generale della situazione distributiva in Giappone, cercando di far capire la sua evoluzione in senso moderno ed in linea con i canoni occidentali. Andiamo, adesso, a vedere un poco piu’ analiticamente come sta cambiando la distribuzione al dettaglio.

 

Secondo i dati forniti dal JETRO, il ritmo di chiusura della piccola distribuzione si attesta intorno al 1.3% annuo a partire dal 1991; questa cifra non e’ drammatica se si raffronta con lo shock subito dalla distribuzione in Italia, ma e’ pur sempre un fatto notevole per un paese come il Giappone dove tutto, ed in particolare i fenomeni economici, e’ guidato dall’alto con molta calma e ragionevolezza. All’interno di questi dati negativi nel loro insieme, tuttavia, emergono degli indicatori favorevoli, e cioe’ un aumento generale di quasi il 4% del fatturato in media per negozio ed un aumento della superficie di vendita. Quest’ultimo aspetto e’ dovuto essenzialmente al minor costo dello spazio immobiliare, frutto della recessione in atto oramai da qualche anno. Il tipico negoziante giapponese di Tokyo od Osaka, infatti, era costretto ad avere uno spazio minuscolo per via degli affitti esorbitanti degli Anni 80; pertanto, il magazzino era ridotto al minimo. Da qui la necessita’ di essere rifornito piu’ volte al giorno da un grossista di area il cui costo di distribuzione incideva naturalmente sul costo finale della merce La situazione e’ quindi migliorata, passando la superficie di vendita dai 68mq. in media nel 1991 agli oltre 90 metri quadri nel 1999.

 

Il calo dei punti vendita, tuttavia, non e’ stato uniforme per tutte le categorie; sono calati in maniera impressionante i negozietti tradizionali monoprodotto (frutta & verdura, alimentari, casalinghi, abbigliamento) specie nei grandi centri urbani, mentre sono aumentati i punti vendita di grande superficie come i supermercati, i grandi negozi di abbigliamento, di articoli per la casa (inclusi gli elettrodomestici). Dal 1991 ad oggi, uno degli aumenti piu’ consistenti (quasi il 60%)  l’ha incontrato la categoria dei convenience store. Come si e’ gia’ detto in numerose occasioni, questi negozi la cui origine e formula e’ di derivazione americana sono assimilabili ai nostri superette: hanno una gamma limitata ma essenziale di prodotti, sono aperti generalmente 24 ore su 24, offrono servizi di domiciliazione quali il fax (o l’email), la ricezione di prodotti acquistati per posta, e cosi’ via. Sono essenzialmente negozi di quartiere. E’ quindi una tipica espressione di adeguamento ai mutati ritmi di vita di determinati segmenti della popolazione urbana, quali i single.

 

I famosi grandi magazzini giapponesi, invece, hanno registrato un calo nel loro numero dal 1991 ma non piu’ di tanto; sono spariti quei magazzini che non hanno saputo adattarsi ai tempi mutati ed ai cambiamenti del consumatore giapponese, piu’ attento al prezzo e meno alle formalita’ tipiche di questo punto vendita. Chi e’ stato in Giappone, infatti, e’ rimasto affascinato, ma anche sbalordito, dalla profusione di personale nei grandi magazzini; normalmente signorine sorridenti in divisa stazionano davanti al magazzino, davanti alle porte, davanti agli ascensori augurando una buona giornata e buoni acquisti. Quello era il loro compito principale! L’abitudine era che, quando alle 10 di mattino il grande magazzino apriva i battenti, uno stuolo di belle e (sempre) sorridenti ragazze si metteva davanti alle porte, tutte insieme augurando una buona giornata al “signor” cliente; una tradizione molto scenografica, ma anche molto costosa che incideva sul conto economico e, quindi, sul prezzo finale.

 

Segue …

 

 

 



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