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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 20 aprile 2000  
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 DAL MONDO DI ...  MODA IL CASO DELLA UNIQLO
 Maasaki Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo

Uniqlo è il più famoso negozio al dettaglio a Tokyo, nel settore dell'abbigliamento. Le vendite nell'anno fiscale 1999 (Marzo 1999 - Febbraio 2000) hanno registrato un sorprendente aumento dell'89%.

La prima grande idea promozionale di Uniqlo è stata quella di offrire giacche in pile a 1.900 Yen (37.000 Lire) nell'autunno del 1999. Normalmente questo capo varia in Giappone dai 5.900 ai 6.900 Yen. La Uniqlo ha ridotto il prezzo a un terzo rispetto alla norma, grazie al fatto che tali capi vengono prodotti in Cina. Uniqlo è riuscita così a posizionarsi nel mercato in cui i consumi sono più alti producendo nel paese in cui è possibile fabbricare grossi quantitativi di merce ai prezzi più bassi. Il risultato è stato quello di vendere più di 8 milioni di pezzi. A partire dallo scorso settembre, il tasso di crescita delle vendite mensili, comparato agli stessi mesi dell'anno precedente, ha registrato le seguenti cifre: +33%, 61%, 41%, 57%, 49%, 89%.

In passato, Uniqlo non era altro che un negozio che vendeva abiti quotidiani per studenti del liceo, con una proposta assai variegata in termini di capi e design. Recentemente però la politica è stata quella di limitare l'offerta orientandosi però a linee più accattivanti per tutta la famiglia, uomini, donne e bambini. Uniqlo è così riuscita a diventare uno dei marchi più conosciuti in Giappone, a livello della famosa casa americana GAP. Oggi Uniqlo è l'unica ditta di abbigliamento giapponese che possa competere con GAP, offrendo prezzi inferiori e qualità superiore. Anche la disposizione dei punti vendita e le campagne pubblicitarie stanno notevolmente migliorando.

Questa primavera, Uniqlo ha proposto un prezzo unico di 2.900 Yen per le camicie di jeans, sospendendo la precedente pezzatura di 1.900 Yen. 2.900 Yen resta comunque un prezzo molto concorrenziale. Prevedo che le camicie di jeans Uniqlo avranno un grande successo, mentre lo stesso non sarà per le T-shirts e le felpe.

Più difficile sarà la prossima stagione autunno/inverno, a causa del grande boom delle giacche di pile dell'anno scorso. Ho sentito infatti dire che, mentre Uniqlo ha esaurito tutti i capi in pile, la concorrenza ha i magazzini pieni di copie! Ciò renderà difficile stabilire le linee guida commerciali per il prossimo anno, perché nessuno è ancora in grado di prevedere quale sarà il capo di punta.

Io sono propenso a pensare che andranno molto i capi in maglieria e in velluto a coste, che può essere usato per camicie, pantaloni e bluse. Alcune case proporranno forse capi in pelle e/o in pelle scamosciata, ma io suggerirei di lanciarli come test di marketing solo all'inizio della stagione. Uniqlo, comunque, continuerà per alcuni anni a rappresentare un punto di riferimento importante in Giappone.

 

Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com


COMMERCIO ELETTRONICO NELL'INDUSTRIA TESSILE E DELL'ABBIGLIAMENTO

Articolo tratto dal numero di aprile 2000 della rivista 

JTN Monthly Asia's Foremost Textile Journal


Anche se molti analisti ci spiegano l'importanza e i benefici del commercio elettronico, sembra che in Asia manchi ancora un portale dedicato al settore del tessile e abbigliamento. Ciò significa che mancheremo un'importante opportunità di sviluppo? Secondo TexWatch.com, il primo sito al mondo che si occupa di fornire informazioni in questo settore, la risposta è scorretta. TexWatch.com provvederà a fornire non solo informazioni dettagliate nel settore del tessile e abbigliamento, ma diventerà anche un sito di scambio e di soluzioni tecnologiche per tutti coloro che lavorano nella catena di fornitura del settore.

Vincent Chan, Presidente della Vertex Portal Ltd., proprietaria di TexWatch.com, ha dichiarato che la società può fornire alla comunità tessile notizie aggiornate e informazioni rilevanti su base mondiale. "Grazie ai nostri team presenti in Cina e in Asia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito e in altri paesi, siamo in grado di rappresentare un punto di riferimento importante per il settore. Abbiamo recentemente introdotto il modulo "Hot Discussion", attraverso cui gli utenti possono scambiarsi opinioni personali su vari argomenti, ad esempio l'impatto dell'ingresso della Cina nel WTO e così via. Per aumentare le opportunità di business del settore, abbiamo anche lanciato il modulo "Trade Opportunities" con cui è possibile visualizzare o inviare messaggi a seconda delle necessità, ovvero acquistare o vendere informazioni in specifiche categorie di prodotto. Stiamo inoltre acquisendo le più recenti tecnologie di E-commerce per sviluppare una piattaforma che consenta a chi compra e a chi vende di eseguire transazioni in filati, tessuti, indumenti ed altri prodotti del settore via internet."

Chan ha dichiarato che questa piattaforma verrà lanciata in autunno e aggiunge: "Forniremo una tecnologia che consentirà di migliorare drasticamente l'efficienza d'acquisto sia per chi vende che per chi compra, con un risparmio nei costi di prodotto e di processo".

Attualmente sono circa 6.000 le società import/export e i produttori che si sono collegati a TexWatch.com, ma il numero degli aderenti sta crescendo rapidamente dal lancio degli ultimi moduli di quest'anno. "Sappiamo di cosa ha bisogno il mercato e siamo quindi in grado di ritagliare i nostri servizi sulle necessità dei clienti". Chan, che proviene da una famiglia che opera da oltre 20 anni nel settore abbigliamento, ha sottolineato il fatto che la TexWatch.com si sta impegnando a fondo per costruire una solida strategia di E-commerce per il segmento Business-to-Business. Mentre la Vertex Portal Ltd. ambisce a sostenere il settore per far sì che esso acquisti una presenza importante e in tempi rapidi sul web. Attraverso la TexStudio.com la società offre servizi di progettazione e implementazione che vanno dalla preparazione di pagine web allo studio di strategie internet più complesse per la comunità del tessile abbigliamento. La sede principale si trova ad Hong Kong, ma vi sono uffici anche a Shanghai, Nansha, Taipei, Manila, Bangkok e Johor Bahru. Vi sono progetti concreti per una espansine rapida e aggressiva anche in Europa e USA.

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 DAL MONDO DI ...  GIOIELLERIA DOVE SI VENDONO I GIOIELLI IN GIAPPONE?
Luana Carcano Esperta del settore
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Il sistema distributivo della gioielleria in Giappone è molto complesso e frammentato, dominato da aziende di piccola e media dimensione; non esiste un singolo operatore, sia esso rivenditore o grossista, che detenga una quota di mercato schiacciante.

Con riferimento in particolare all'ultimo anello della catena distributiva, i rivenditori possono essere suddivisi in 5 principali categorie:

Negozi specializzati: possono essere negozi indipendenti o catene di negozi. Sono gli attori principali del mercato al dettaglio, rappresentando l ' 80% circa dei punti di vendita totali ed il 65% circa del valore delle vendite complessive, pur assumendo forme e dimensioni estremamente diversificate.
Grandi magazzini: sono stati i primi a cominciare a trattare i gioielli di marche famose occidentali, compiendo ingenti investimenti per la loro diffusione. Questo canale ha assunto il ruolo di traino della moda giapponese in senso lato, detenendo inoltre una posizione di alto prestigio nella gioielleria di gran lusso. Rappresentano meno del 5% di tutti i negozi di gioielli, pur contando per circa il 15% delle vendite totali.
Supermercati: una volta vendevano solo prodotti alimentari e di uso quotidiano, ma a partire dai primi anni ' 80 hanno cominciato a trattare anche gli ornamenti personali di fascia bassa. I supermercati, specialmente quelli al cui interno l'abbigliamento occupa una posizione preminente, stanno puntando sempre di più sui prodotti di gioielleria alla moda, conquistando così una buona quota di mercato (circa il 10%).
Centri commerciali: questo canale non dà grande importanza ai prodotti di alta gioielleria, puntando sull'oreficeria e sui monili d'argento. Due sono gli esempi che si possono citare come indicativi della presenza della gioielleria all'interno dei grandi centri commerciali: "Splendori Japan" - sede affiliata in Giappone di un negozio milanese - il cui intento è quello di sfruttare il boom della moda italiana tra i giovani giapponesi; altro esempio è "Noble Court", dal primo negozio- modello aperto in un centro commerciale di Suzuka ne è nata una serie di altri negozi di successo.

Altri tipi di negozi: i cd. "nuovi arrivati", ovvero le case di vendita per corrispondenza, i negozi giapponesi di "drapes" - abiti tradizionali, i negozi di abbigliamento - che considerano la loro presenza nel campo della gioielleria come un elemento essenziale del concetto di "total fashion"- e di cosmetici e le trading companies.

In particolare vale la pena di soffermarsi sul canale delle vendite per corrispondenza, che include tutte le forme di vendita diretta realizzate attraverso catalogo, telefono, inserzioni pubblicitarie su riviste e quotidiani, mailing e soprattutto Internet. L'oreficeria si trova al primo posto tra i beni trattati dalle case di vendita per corrispondenza (più della metà delle aziende del settore commercializzano gioielli, pietre, metalli preziosi ed orologi). Nei prossimi anni ci si attende una crescita significativa nell'acquisto di gioielleria da casa attraverso la rete Internet.

Ciascuno dei punti vendita indicati attua una strategia di base diversa in termini di tipologia di assortimento di merci proposto, di differenziazione di prezzo e di condizioni commerciali.


 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI IL FENOMENO DELLE SPAGHETTERIE ITALIANE

E' oramai da una decina di anni che il mercato dei pasti fuori casa si è arricchito di una nuova formula: le spaghetterie italiane.

Il fenomeno è nato un po' in sordina sull'onda del crescente successo della ristorazione all'italiana, nato sul finire degli Anni Ottanta a seguito del boom economico dell'ormai famosa "bolla". Gli spaghetti all'italiana sono pian piano entrati anche nei consumi familiari e son presto divenuti uno dei piatti fondamentali della famiglia giapponese. Come mai, mi direte? E' presto detto. 

Da sempre i giapponesi mangiano qualcosa che assomiglia moltissimo agli spaghetti: il ramen, piatto orinariamente cinese ed apprezzato moltissimo in Giappone, e la soba, più tipicamente giapponese che è fatta con la farina di grano saraceno. E' facile a pranzo andare a mangiare un piatto di soba in una sobaya, localino piccolo ma simpatico dove appunto si mangia un piatto di soba, freddo in genere d'estate e caldo con brodo d'inverno. In quasi tutti i sobaya c'è una vetrina dove un cuoco impasta e, con un magnifico coltello e con ammirevole destrezza, taglia velocemente la sfoglia, facendone dei tagliolini o, se volete, della pasta alla chitarra. Pasta fresca, dunque.

Figuriamoci, pertanto, se gli spaghetti all'italiana non avrebbero avuto successo! La capacità imprenditoriale giapponese ed il loro spirito di iniziativa di prendere il meglio dagli altri, e di adattarlo ai costumi locali, hanno fatto il resto. Le spaghetterie sono sorte come funghi a Tokyo, che è la città che detta le mode nel Paese. Ma, attenzione! Catene di spaghetterie di proprietà e gestione giapponese! Qualche nome? Spaghetti-ya, Aldente (!),Sonopronto, Chirico di Napoli, Capriciosa, Piatto, Bologna. I più avveduti, infatti, hanno inviato i loro cuochi ad apprendere l'arte in Italia e così, se andate a Tokyo, potete gustare degli ottimi spaghetti al dente con ottimo sugo e, se volete, una spruzzata di parmigiano. Vi assicuro: niente da invidiare ai ristoranti italiani! Anzi.

Il costo di un piatto di spaghetti al sugo, con un bicchiere di vino, è generalmente molto contenuto: intorno ai 1.000 yen. Normalmente, gli equipaggi delle linee aeree vanno in una spaghetteria a pranzo; si mangia bene, dicono, e si spende poco, per gli standard giapponesi. In più, ci si sente quasi come a casa propria perché gli spaghetti sono proprio buoni, al dente e con un ottimo sugo. In cucina, infatti, utilizzano delle pentole a pressione tecnologicamente avanzate e tarate per la cottura di quel tipo di pasta che viene, in questo modo, buonissima. Provare per credere!

Tutto ciò, naturalmente, induce ad una riflessione: come mai non abbiamo pensato noi italiani a fare delle spaghetterie in giro per il mondo a cominciare dal Giappone? Mentre invece ci siamo fatti sommergere dai vari MacDonald's? Le spaghetterie, inoltre, portano ovviamente altro business a tutta l'industria alimentare collegata. A parte i 150 e più tipi di pasta prodotti in Italia che permettono di variare il piatto quasi all'infinito; ci sono i sughi, il formaggio grattugiato, eccetera. Tuttavia, secondo me si dovrebbe offrire, non solo i prodotti, ma anche le ricette, le innovazioni, le curiosità, insomma tutto ciò che la creatività italiana in questo campo può offrire e, quindi, in una sorta di joint venture, sviluppare il business insieme ai proprietari delle catene di spaghetterie. A noi italiani la creatività in cucina; ai partner giapponesi l'organizzazione.


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