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| DAL
MONDO DI ... MODA |
IL
CASO DELLA UNIQLO |
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Maasaki
Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo |
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Uniqlo
è il più famoso negozio al dettaglio a Tokyo,
nel settore dell'abbigliamento. Le vendite
nell'anno fiscale 1999 (Marzo 1999 - Febbraio
2000) hanno registrato un sorprendente aumento
dell'89%.
La prima grande idea promozionale di Uniqlo
è stata quella di offrire giacche in pile a
1.900 Yen (37.000 Lire) nell'autunno del
1999. Normalmente questo capo varia in Giappone
dai 5.900 ai 6.900 Yen. La Uniqlo ha
ridotto il prezzo a un terzo rispetto alla norma,
grazie al fatto che tali capi vengono prodotti in
Cina. Uniqlo è riuscita così a
posizionarsi nel mercato in cui i consumi sono
più alti producendo nel paese in cui è possibile
fabbricare grossi quantitativi di merce ai prezzi
più bassi. Il risultato è stato quello di
vendere più di 8 milioni di pezzi. A partire
dallo scorso settembre, il tasso di crescita delle
vendite mensili, comparato agli stessi mesi
dell'anno precedente, ha registrato le seguenti
cifre: +33%, 61%, 41%, 57%, 49%, 89%.
In
passato, Uniqlo non era altro che un
negozio che vendeva abiti quotidiani per studenti
del liceo, con una proposta assai variegata in
termini di capi e design. Recentemente però la
politica è stata quella di limitare l'offerta
orientandosi però a linee più accattivanti per
tutta la famiglia, uomini, donne e bambini. Uniqlo
è così riuscita a diventare uno dei marchi più
conosciuti in Giappone, a livello della famosa
casa americana GAP. Oggi Uniqlo è l'unica
ditta di abbigliamento giapponese che possa
competere con GAP, offrendo prezzi inferiori e
qualità superiore. Anche la disposizione dei
punti vendita e le campagne pubblicitarie stanno
notevolmente migliorando.
Questa
primavera, Uniqlo ha proposto un prezzo
unico di 2.900 Yen per le camicie di jeans,
sospendendo la precedente pezzatura di 1.900 Yen.
2.900 Yen resta comunque un prezzo molto
concorrenziale. Prevedo che le camicie di jeans Uniqlo
avranno un grande successo, mentre lo stesso non
sarà per le T-shirts e le felpe.
Più
difficile sarà la prossima stagione
autunno/inverno, a causa del grande boom delle
giacche di pile dell'anno scorso. Ho sentito
infatti dire che, mentre Uniqlo ha esaurito
tutti i capi in pile, la concorrenza ha i
magazzini pieni di copie! Ciò renderà difficile
stabilire le linee guida commerciali per il
prossimo anno, perché nessuno è ancora in grado
di prevedere quale sarà il capo di punta.
Io
sono propenso a pensare che andranno molto i capi
in maglieria e in velluto a coste, che può essere
usato per camicie, pantaloni e bluse. Alcune case
proporranno forse capi in pelle e/o in pelle
scamosciata, ma io suggerirei di lanciarli come
test di marketing solo all'inizio della stagione. Uniqlo,
comunque, continuerà per alcuni anni a
rappresentare un punto di riferimento importante
in Giappone.
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Sakaguchi-san
è un noto esperto nel campo della moda in
Giappone, sia per il tessile che per
l'abbigliamento, con una vasta esperienza
acquisita in attività di merchandising.
La sua Società svolge attualmente
attività di consulenza per conto di
importanti gruppi giapponesi ed agenzie
governative, oltre ad attività editoriali
ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com
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COMMERCIO
ELETTRONICO NELL'INDUSTRIA TESSILE E
DELL'ABBIGLIAMENTO |
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Articolo
tratto dal numero di aprile 2000 della
rivista
JTN
Monthly Asia's Foremost Textile Journal
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Anche
se molti analisti ci spiegano
l'importanza e i benefici del commercio
elettronico, sembra che in Asia manchi ancora un
portale dedicato al settore del tessile e
abbigliamento. Ciò significa che mancheremo
un'importante opportunità di sviluppo? Secondo
TexWatch.com, il primo sito al mondo che si occupa
di fornire informazioni in questo settore, la
risposta è scorretta. TexWatch.com provvederà a
fornire non solo informazioni dettagliate nel
settore del tessile e abbigliamento, ma diventerà
anche un sito di scambio e di soluzioni
tecnologiche per tutti coloro che lavorano nella
catena di fornitura del settore.
Vincent Chan, Presidente della
Vertex Portal Ltd., proprietaria di TexWatch.com,
ha dichiarato che la società può fornire alla
comunità tessile notizie aggiornate e
informazioni rilevanti su base mondiale.
"Grazie ai nostri team presenti in Cina e in
Asia, negli Stati Uniti e nel Regno Unito e in
altri paesi, siamo in grado di rappresentare un
punto di riferimento importante per il settore.
Abbiamo recentemente introdotto il modulo "Hot
Discussion", attraverso cui gli utenti
possono scambiarsi opinioni personali su vari
argomenti, ad esempio l'impatto dell'ingresso
della Cina nel WTO e così via. Per aumentare le
opportunità di business del settore, abbiamo
anche lanciato il modulo "Trade
Opportunities" con cui è possibile
visualizzare o inviare messaggi a seconda delle
necessità, ovvero acquistare o vendere
informazioni in specifiche categorie di prodotto.
Stiamo inoltre acquisendo le più recenti
tecnologie di E-commerce per sviluppare una
piattaforma che consenta a chi compra e a chi
vende di eseguire transazioni in filati, tessuti,
indumenti ed altri prodotti del settore via
internet."
Chan ha dichiarato che questa
piattaforma verrà lanciata in autunno e aggiunge:
"Forniremo una tecnologia che consentirà di
migliorare drasticamente l'efficienza d'acquisto
sia per chi vende che per chi compra, con un
risparmio nei costi di prodotto e di
processo".
Attualmente sono circa 6.000 le
società import/export e i produttori che si sono
collegati a TexWatch.com, ma il numero degli
aderenti sta crescendo rapidamente dal lancio
degli ultimi moduli di quest'anno. "Sappiamo
di cosa ha bisogno il mercato e siamo quindi in
grado di ritagliare i nostri servizi sulle
necessità dei clienti". Chan, che proviene
da una famiglia che opera da oltre 20 anni nel
settore abbigliamento, ha sottolineato il fatto
che la TexWatch.com si sta impegnando a fondo per
costruire una solida strategia di E-commerce per
il segmento Business-to-Business. Mentre la Vertex
Portal Ltd. ambisce a sostenere il settore per far
sì che esso acquisti una presenza importante e in
tempi rapidi sul web. Attraverso la TexStudio.com
la società offre servizi di progettazione e
implementazione che vanno dalla preparazione di
pagine web allo studio di strategie internet più
complesse per la comunità del tessile
abbigliamento. La sede principale si trova ad Hong
Kong, ma vi sono uffici anche a Shanghai, Nansha,
Taipei, Manila, Bangkok e Johor Bahru. Vi sono
progetti concreti per una espansine rapida e
aggressiva anche in Europa e USA.
Per
sottoscrizione di abbonamenti contattare
direttamente via mail: jtn@sen-i-news.co.jp |
Il sistema
distributivo della gioielleria in Giappone è molto
complesso e frammentato, dominato da aziende di piccola e
media dimensione; non esiste un singolo operatore, sia
esso rivenditore o grossista, che detenga una quota di
mercato schiacciante.
Con
riferimento in particolare all'ultimo anello della catena
distributiva, i rivenditori possono essere suddivisi in 5
principali categorie:
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Negozi
specializzati: possono essere negozi
indipendenti o catene di negozi. Sono gli attori
principali del mercato al dettaglio,
rappresentando l ' 80% circa dei punti di vendita
totali ed il 65% circa del valore delle vendite
complessive, pur assumendo forme e dimensioni
estremamente diversificate.
Grandi magazzini: sono stati i primi a
cominciare a trattare i gioielli di marche famose
occidentali, compiendo ingenti investimenti per la
loro diffusione. Questo canale ha assunto il ruolo
di traino della moda giapponese in senso lato,
detenendo inoltre una posizione di alto prestigio
nella gioielleria di gran lusso. Rappresentano
meno del 5% di tutti i negozi di gioielli, pur
contando per circa il 15% delle vendite totali.
Supermercati: una volta vendevano solo
prodotti alimentari e di uso quotidiano, ma a
partire dai primi anni ' 80 hanno cominciato a
trattare anche gli ornamenti personali di fascia
bassa. I supermercati, specialmente quelli al cui
interno l'abbigliamento occupa una posizione
preminente, stanno puntando sempre di più sui
prodotti di gioielleria alla moda, conquistando
così una buona quota di mercato (circa il 10%).
Centri commerciali: questo canale non dà
grande importanza ai prodotti di alta gioielleria,
puntando sull'oreficeria e sui monili d'argento.
Due sono gli esempi che si possono citare come
indicativi della presenza della gioielleria
all'interno dei grandi centri commerciali:
"Splendori Japan" - sede affiliata in
Giappone di un negozio milanese - il cui intento
è quello di sfruttare il boom della moda italiana
tra i giovani giapponesi; altro esempio è "Noble
Court", dal primo negozio- modello aperto in
un centro commerciale di Suzuka ne è nata una
serie di altri negozi di successo.
Altri
tipi di negozi: i cd. "nuovi arrivati",
ovvero le case di vendita per corrispondenza,
i negozi giapponesi di "drapes" - abiti
tradizionali, i negozi di abbigliamento - che
considerano la loro presenza nel campo della
gioielleria come un elemento essenziale del
concetto di "total fashion"- e di
cosmetici e le trading companies.
In
particolare vale la pena di soffermarsi sul canale
delle vendite per corrispondenza, che include
tutte le forme di vendita diretta realizzate
attraverso catalogo, telefono, inserzioni
pubblicitarie su riviste e quotidiani, mailing e
soprattutto Internet. L'oreficeria si trova al
primo posto tra i beni trattati dalle case di
vendita per corrispondenza (più della metà delle
aziende del settore commercializzano gioielli,
pietre, metalli preziosi ed orologi). Nei prossimi
anni ci si attende una crescita significativa
nell'acquisto di gioielleria da casa attraverso la
rete Internet.
Ciascuno
dei punti vendita indicati attua una strategia di
base diversa in termini di tipologia di
assortimento di merci proposto, di
differenziazione di prezzo e di condizioni
commerciali. |
| DAL
MONDO DI ... ALIMENTARI |
IL
FENOMENO DELLE SPAGHETTERIE ITALIANE |
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E'
oramai da una decina di anni che il mercato dei
pasti fuori casa si è arricchito di una nuova
formula: le spaghetterie italiane.
Il
fenomeno è nato un po' in sordina sull'onda del
crescente successo della ristorazione
all'italiana, nato sul finire degli Anni Ottanta a
seguito del boom economico dell'ormai famosa
"bolla". Gli spaghetti all'italiana sono
pian piano entrati anche nei consumi familiari e
son presto divenuti uno dei piatti fondamentali
della famiglia giapponese. Come mai, mi direte? E'
presto detto.
Da
sempre i giapponesi mangiano qualcosa che
assomiglia moltissimo agli spaghetti: il ramen,
piatto orinariamente cinese ed apprezzato
moltissimo in Giappone, e la soba, più
tipicamente giapponese che è fatta con la farina
di grano saraceno. E' facile a pranzo andare a
mangiare un piatto di soba in una sobaya,
localino piccolo ma simpatico dove appunto si
mangia un piatto di soba, freddo in genere
d'estate e caldo con brodo d'inverno. In quasi
tutti i sobaya c'è una vetrina dove un
cuoco impasta e, con un magnifico coltello e con
ammirevole destrezza, taglia velocemente la
sfoglia, facendone dei tagliolini o, se volete,
della pasta alla chitarra. Pasta fresca, dunque.
Figuriamoci,
pertanto, se gli spaghetti all'italiana non
avrebbero avuto successo! La capacità
imprenditoriale giapponese ed il loro spirito di
iniziativa di prendere il meglio dagli altri, e di
adattarlo ai costumi locali, hanno fatto il resto.
Le spaghetterie sono sorte come funghi a Tokyo,
che è la città che detta le mode nel Paese. Ma,
attenzione! Catene di spaghetterie di proprietà e
gestione giapponese! Qualche nome? Spaghetti-ya,
Aldente (!),Sonopronto, Chirico di Napoli,
Capriciosa, Piatto, Bologna. I più avveduti,
infatti, hanno inviato i loro cuochi ad apprendere
l'arte in Italia e così, se andate a Tokyo,
potete gustare degli ottimi spaghetti al dente con
ottimo sugo e, se volete, una spruzzata di
parmigiano. Vi assicuro: niente da invidiare ai
ristoranti italiani! Anzi.
Il
costo di un piatto di spaghetti al sugo, con un
bicchiere di vino, è generalmente molto
contenuto: intorno ai 1.000 yen.
Normalmente, gli equipaggi delle linee aeree vanno
in una spaghetteria a pranzo; si mangia bene,
dicono, e si spende poco, per gli standard
giapponesi. In più, ci si sente quasi come a casa
propria perché gli spaghetti sono proprio buoni,
al dente e con un ottimo sugo. In cucina, infatti,
utilizzano delle pentole a pressione
tecnologicamente avanzate e tarate per la cottura
di quel tipo di pasta che viene, in questo modo,
buonissima. Provare per credere!
Tutto
ciò, naturalmente, induce ad una riflessione:
come mai non abbiamo pensato noi italiani a fare
delle spaghetterie in giro per il mondo a
cominciare dal Giappone? Mentre invece ci siamo
fatti sommergere dai vari MacDonald's? Le
spaghetterie, inoltre, portano ovviamente altro
business a tutta l'industria alimentare collegata.
A parte i 150 e più tipi di pasta prodotti in
Italia che permettono di variare il piatto quasi
all'infinito; ci sono i sughi, il formaggio
grattugiato, eccetera. Tuttavia, secondo me si
dovrebbe offrire, non solo i prodotti, ma anche le
ricette, le innovazioni, le curiosità, insomma
tutto ciò che la creatività italiana in questo
campo può offrire e, quindi, in una sorta di
joint venture, sviluppare il business insieme ai
proprietari delle catene di spaghetterie. A noi
italiani la creatività in cucina; ai partner
giapponesi l'organizzazione.
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