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Tra
i Paesi produttori di macchinari per imballaggio
ed il confezionamento, il Giappone si colloca la
terzo posto al mondo per la sua industria con un
valore che, secondo il Japan Packaging
Institute, nel 1998 ha sfiorato gli 11.000
miliardi di lire (si ricorda che l'anno fiscale
termina il 31 marzo di ogni anno). Nonostante la
recessione, il mercato è aumentato in valore di
un paio di punti percentuale, mentre era cresciuto
già di oltre il 3 percento l'anno precedente. E'
dal 1995, infatti, che questo trend positivo
continua, segno di una forte vitalità di questo
settore merceologico e della sua capacità di
esportazione. Certo non si è più agli incrementi
eccezionali degli Anni 70 ed 80, tuttavia il ritmo
positivo è ripreso.
Gli esperti suggeriscono che l'industria è
entrata in una fase "matura" in quanto
l'imballaggio c.d. tradizionale, per
imbottigliamento, iscatolamento, per sigillare è
in declino. La produzione, infatti, sta cambiando
pelle con nuova domanda per prodotti orientati al
largo consumo (confezioni sottovuoto, monodose,
aperture friendly, utilizzo di materiali
ecologici, ecc.), così come in tutto il mondo
occidentale dove il problema della rottamazione e
riciclaggio della confezione sta diventando,
appunto, "un problema". Le statistiche
sull'export di macchinari e prodotti per il
confezionamento mostrano un debole incremento dei
prezzi unitari che mal si concilia con
l'incremento produttivo, anche se non di rilevanti
dimensioni. Ciò è dovuto principalmente al fatto
che oggigiorno si utilizzano materiali più
economici, come la carta e la plastica, pur se la
recessione economica pesa in qualche modo su
questa industria di "servizio".
Proprio
in questi mesi avrà i suoi effetti la nuova legge
relativa al riciclaggio delle confezioni e dei
contenitori e quindi si è resa necessaria una
riconversione produttiva di larghe proporzioni.
Inoltre, l'invecchiamento della popolazione ed il
progressivo aumento dei nuclei monofamiliari pone
altri problemi all'industria. C'è da aggiungere,
infine, che una accresciuta sensibilità per
prodotti che rispondano a criteri rigorosi di
igienicità e, contemporaneamente, facilità di
utilizzo ed apertura e rispetto per l'ecologia
modificano sensibilmente taluni aspetti
tradizionali giapponesi del concetto di
confezione.
L'industria giapponese risponde con una
semplificazione e una maggior leggerezza del
confezionamento, una riusabilità della confezione
e, dove possibile, la riutilizzazione della
confezione.
Casi di avvelenamento collettivo, dovuti a
cattivo confezionamento, hanno spinto i produttori
a creare prodotti resistenti ai germi, di nuovo
disegno e selezionando nuovi materiali. Dai
prodotti alimentari questo trend si è trasferito
anche ai prodotti per la cosmetica.
Contemporaneamente, si è accresciuta la domanda
del mercato al consumo per preservare maggiormente
la freschezza di verdura e frutta con il risultato
che oggi l'industria sforna prodotti altamente
tecnologici per ottenere chiusure stagne,
utilizzando gas inattivi oppure deossigenazione;
nel caso degli agrumi si utilizzano speciali
resine per evitare di assorbire gli odori/sapori.
Interessante notare che sono stati messi in
commercio astucci in plastica con chiusura lampo
in modo da poter essere riutilizzabili.
La recessione ha creato una nuova sensibilità
al prezzo da parte dei consumatori. Ne deriva una
progressiva sostituzione di contenitori
"costosi" con altri più economici; i
contenitori in plastica o vetro vengono costituiti
dal cartone oppure film di plastica. Si stanno
sperimentando con successo nuovi prodotti
"naturali" quali la polpa di kenaf,
l'amido del granturco, il collagene ed altri
materiali sintetici da mescolare con prodotti in
plastica.
Le importazioni di macchinari per imballaggio
sono rimaste stabili negli ultimi due anni ('97 e
'98) e rappresentano il 4% circa della produzione
giapponese; di contro, secondo fonti del citato Japan
Packaging Institute, l'export si è assestato
intorno ai 600 miliardi di lire. C'è da dire,
tuttavia, che sale la domanda per macchinari per
produrre contenitori in carta e cartone che siano
in grado di rispondere alla crescente richiesta
per prodotti per il tempo libero, per il forno ed
altri usi familiari, ma che tengano presente
quanto si è detto precedentemente a proposito
dell'invecchiamento della popolazione (molto
rapido) e, quindi, della facilità di apertura (e
chiusura).
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