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MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 aprile 2000  
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 APPROFONDIAMO UN MERCATO
  MACCHINARI PER IMBALLAGGIO E CONFEZIONAMENTO

Tra i Paesi produttori di macchinari per imballaggio ed il confezionamento, il Giappone si colloca la terzo posto al mondo per la sua industria con un valore che, secondo il Japan Packaging Institute, nel 1998 ha sfiorato gli 11.000 miliardi di lire (si ricorda che l'anno fiscale termina il 31 marzo di ogni anno). Nonostante la recessione, il mercato è aumentato in valore di un paio di punti percentuale, mentre era cresciuto già di oltre il 3 percento l'anno precedente. E' dal 1995, infatti, che questo trend positivo continua, segno di una forte vitalità di questo settore merceologico e della sua capacità di esportazione. Certo non si è più agli incrementi eccezionali degli Anni 70 ed 80, tuttavia il ritmo positivo è ripreso.

Gli esperti suggeriscono che l'industria è entrata in una fase "matura" in quanto l'imballaggio c.d. tradizionale, per imbottigliamento, iscatolamento, per sigillare è in declino. La produzione, infatti, sta cambiando pelle con nuova domanda per prodotti orientati al largo consumo (confezioni sottovuoto, monodose, aperture friendly, utilizzo di materiali ecologici, ecc.), così come in tutto il mondo occidentale dove il problema della rottamazione e riciclaggio della confezione sta diventando, appunto, "un problema". Le statistiche sull'export di macchinari e prodotti per il confezionamento mostrano un debole incremento dei prezzi unitari che mal si concilia con l'incremento produttivo, anche se non di rilevanti dimensioni. Ciò è dovuto principalmente al fatto che oggigiorno si utilizzano materiali più economici, come la carta e la plastica, pur se la recessione economica pesa in qualche modo su questa industria di "servizio".

Proprio in questi mesi avrà i suoi effetti la nuova legge relativa al riciclaggio delle confezioni e dei contenitori e quindi si è resa necessaria una riconversione produttiva di larghe proporzioni. Inoltre, l'invecchiamento della popolazione ed il progressivo aumento dei nuclei monofamiliari pone altri problemi all'industria. C'è da aggiungere, infine, che una accresciuta sensibilità per prodotti che rispondano a criteri rigorosi di igienicità e, contemporaneamente, facilità di utilizzo ed apertura e rispetto per l'ecologia modificano sensibilmente taluni aspetti tradizionali giapponesi del concetto di confezione. 

L'industria giapponese risponde con una semplificazione e una maggior leggerezza del confezionamento, una riusabilità della confezione e, dove possibile, la riutilizzazione della confezione.

Casi di avvelenamento collettivo, dovuti a cattivo confezionamento, hanno spinto i produttori a creare prodotti resistenti ai germi, di nuovo disegno e selezionando nuovi materiali. Dai prodotti alimentari questo trend si è trasferito anche ai prodotti per la cosmetica. Contemporaneamente, si è accresciuta la domanda del mercato al consumo per preservare maggiormente la freschezza di verdura e frutta con il risultato che oggi l'industria sforna prodotti altamente tecnologici per ottenere chiusure stagne, utilizzando gas inattivi oppure deossigenazione; nel caso degli agrumi si utilizzano speciali resine per evitare di assorbire gli odori/sapori. Interessante notare che sono stati messi in commercio astucci in plastica con chiusura lampo in modo da poter essere riutilizzabili.

La recessione ha creato una nuova sensibilità al prezzo da parte dei consumatori. Ne deriva una progressiva sostituzione di contenitori "costosi" con altri più economici; i contenitori in plastica o vetro vengono costituiti dal cartone oppure film di plastica. Si stanno sperimentando con successo nuovi prodotti "naturali" quali la polpa di kenaf, l'amido del granturco, il collagene ed altri materiali sintetici da mescolare con prodotti in plastica.

Le importazioni di macchinari per imballaggio sono rimaste stabili negli ultimi due anni ('97 e '98) e rappresentano il 4% circa della produzione giapponese; di contro, secondo fonti del citato Japan Packaging Institute, l'export si è assestato intorno ai 600 miliardi di lire. C'è da dire, tuttavia, che sale la domanda per macchinari per produrre contenitori in carta e cartone che siano in grado di rispondere alla crescente richiesta per prodotti per il tempo libero, per il forno ed altri usi familiari, ma che tengano presente quanto si è detto precedentemente a proposito dell'invecchiamento della popolazione (molto rapido) e, quindi, della facilità di apertura (e chiusura).



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