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MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 marzo 2001  
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 APPROFONDIAMO UN MERCATO

LA DISTRIBUZIONE IN GIAPPONE (1)


Nel dopoguerra, il crescente spopolamento delle campagne, dovuto alla nascente industrializzazione del Paese, ha portato ad un allargamento abnorme della rete distributiva in quanto molti contadini hanno trovato naturale e più confacente alle loro capacità professionali aprire un piccolo negozio, anzichè entrare nel settore industriale. Inoltre, a causa dell’elevato costo del terreno nelle metropoli, a Tokyo in particolare, i proprietari dei negozi sono stati costretti a ridurre il più possibile lo spazio del magazzino ed a rifornirsi più’ volte al giorno dai grossisti/distributori. Si e’ creato così un circolo perverso di più livelli di grossisti/distributori (nazionale, regionale, provinciale e locale, a volte di quartiere) per far fronte alle esigenze dei dettaglianti con forniture piccole ma ripetute più volte al giorno, un po’ come ancora succede in Italia con le farmacie.

 

Da quanto sopra emerge un quadro distributivo eccessivamente frammentato con alti costi unitari per prodotto, per via dei numerosi passaggi a cui la merce deve sottostare e dell’alto costo dello spazio. Tuttavia, lo scoppio della famosa bolla speculativa del 1990 e la strisciante recessione economica hanno iniziato a modificare la situazione della distribuzione giapponese nel senso più vicino ai canoni occidentali. Secondo l’ultimo censimento del commercio, dal 1991 al 1997 il numero dei punti vendita con meno di 10 addetti e’ diminuito costantemente per complessivo 14%, passando da circa 1.5 milioni a meno di 1.3 milioni. Sono sempre tanti, in un Paese che però ha una popolazione di oltre 126 milioni di abitanti. Il problema lo conosciamo anche in Italia dove si e’ assistito ad un drastico ridimensionamento del dettaglio negli Anni 90.

 

La crisi economica giapponese non ha risparmiato neanche la grande distribuzione con chiusure e fallimenti clamorosi; l’ultimo, in ordine di tempo, il fallimento della catena di grandi magazzini SOGO lo scorso anno. Gli indici di vendita di quasi tutte le catene distributive giapponesi (che in Giappone rappresenta un indice sicuro dell’andamento dell’economia) hanno mostrato un costante calo, costringendo il management a drastiche riduzioni e tagli del personale, in verità sovrabbondante. Chi e’ stato negli anni passati in Giappone ricorderà senza dubbio lo stuolo di sorridenti ragazze in divisa che all’apertura del punto vendita si mettevano ordinatamente in fila davanti all’ingresso salutando lo “onorevole pubblico” e ringraziandolo per aver scelto quel grande magazzino. Certo, all’epoca nei grandi magazzini si trovava di tutto e con un altissimo standard di servizio; ma a che prezzi? In un periodo acuto di recessione, quale quello che il Giappone sta sperimentando sulla propria pelle da oramai dieci anni, il consumatore inizia a stare molto attento al cartellino dei prezzi della merce.

 

Ecco, quindi, il proliferare di “negozi virtuali” (grazie anche allo sviluppo dell’elettronica ed al perfetto funzionamento della rete logistica) e di strutture distributive alternative, generalmente di provenienza estera almeno come modello di business. Hanno iniziato a penetrare il mercato le catene distributive americane come Toy’s R US, The Gap ed altre per finire a quelle europee come Carrefour lo scorso anno. Ma anche altre strutture, come i convenience store (già trattati in precedenti articoli), hanno subito incontrato un gran successo di pubblico e di vendita per il nuovo concetto di mix di prodotto, più che conveniente orario di apertura (24/24 ore), servizi offerti al consumatore (posto fax, punto di appoggio per acquisti online, ecc.).

segue ….

 

 

 



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