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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 20 marzo 2000  
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 DAL MONDO DI ...  MODA I TESSUTI PER I KIMONO
 Maasaki Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo

Sono certo che molti italiani conoscono i tradizionali e raffinati abiti giapponesi che chiamiamo kimono. I kimono vengono preparati assemblando vari pezzi di tessuto rettangolari. Ciò consente di avere poche rimanenze perché si tratta di una tecnica diversa da quella occidentale, che prevede invece un delicato lavoro di taglio.

Il kimono copre un'ampia parte del corpo, perché il concetto tradizionale giapponese è di avvolgere il corpo con dei tessuti piatti. In questo ci differenziamo dal concetto occidentale che pone invece l'accento sul tagliare e cucire per creare un capo che si adatta in modo tridimensionale al corpo di chi lo indossa. Ovviamente il kimono non fascia perfettamente il corpo e rimane sempre un certo spazio fra il tessuto e il corpo. Ciò è particolarmente adatto per il clima umido giapponese. Il kimono, essendo bidimensionale, può essere ripiegato facilmente e riposto in uno spazio ristretto, a differenza degli abiti occidentali che, per non sdrucirsi, devono essere appesi.

Inoltre questo tipo di abbigliamento etnico presenta interessanti caratteristiche anche dal punto di vista del design del tessuto. Il kimono non si presenta in un'ampia gamma di forme (anche se sono disponibili diverse taglie), ma il fascino del kimono sta prevalentemente nei disegni raffinati ed elaborati. I giapponesi amano utilizzare diverse tecniche di tessitura, tintura, stampa e ricami nello stesso kimono, che è quindi un insieme di diverse tecniche tessili.

Il tessuto del kimono ha una larghezza standard di 36 cm., che sembra essere particolarmente indicata per il corpo giapponese. I tessitori giapponesi hanno incominciato a sviluppare tessuti esclusivi convertendo le tecniche tradizionali che prevedono pezze molto strette in pezze più ampie, ma alcune tecniche continuano ad essere applicate soltanto ai tessuti che rispettano le dimensioni tradizionali. Si tratta in genere di disegni originali irreperibili in Europa.

Molti kimono vengono prodotti con tessuti di seta molto costosa che viene poi tessuta e tinta con tecniche raffinatissime. Non credo sia lontano dal vero sostenere che il kimono viene fabbricato con i tessuti più costosi al mondo (un kimono di un certo livello costa mediamente una decina di milioni di lire!).

Sta tuttavia diminuendo il numero di giapponesi che indossano il kimono anche per via del loro costo. Oggigiorno preferiamo gli abiti italiani al tradizionale kimono e la produzione di kimono sperimenta una diminuzione costante di anno in anno.

Ritengo che gli italiani potrebbero apprezzare l'utilizzo di tessuti di kimono come fodera per le borse o le scarpe. Poiché sarebbero necessarie pezze molto ridotte di tessuto, non si tratterebbe di un'operazione costosa. Le ditte italiane del settore tessile abbigliamento potrebbero produrre, con la loro creatività e con le loro tecniche, degli splendidi prodotti utilizzando i tessuti dei kimono giapponesi.

Potrebbe dunque essere un'idea innovativa quella di organizzare una "Fiera dei tessuti per i kimono" in Italia, in collaborazione con enti giapponesi… (io stesso potrei fungere da coordinatore!). Si potrebbe così dar vita ad una collaborazione interessante volta alla creazione di prodotti di eccellenza mondiale, mettendo insieme le diverse tradizioni italiana e giapponese.

  

Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della moda.
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BOOM DELLA PELLE SINTETICA
Articolo tratto dal numero di febbraio 2000 della rivista JTN Monthly
Asia's Foremost Textile Journal

La richiesta di accessori fabbricati con pelle sintetica sta rapidamente crescendo in Giappone. Si tratta di un materiale ottenuto rivestendo o laminando resine poliuretaniche (PU) su una base di tessuto. L'obiettivo è di ottenere un materiale in tutto e per tutto simile alla pelle, all'aspetto e al tocco. Allo stesso tempo, tuttavia, la pelle sintetica ha una leggerezza differente dalla pelle ed è molto più semplice da trattare.

In passato la proporzione di pelle sintetica nel volume totale della domanda di accessori tessili è stata estremamente bassa, ma ha recentemente iniziato a crescere e il grande pubblico ha cominciato a considerare la pelle sintetica come materiale di moda. Questa tendenza, ormai forte sul mercato giapponese, sta influenzato anche la moda statunitense ed europea. I produttori di pelle sintetica giapponese, tuttavia, mostrano al momento una netta superiorità, rispetto ai loro concorrenti coreani o italiani, in termini di alta qualità e superiorità del prodotto.

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 DAL MONDO DI ...  GIOIELLERIA UNA PANORAMICA
Luana Carcano Esperta del settore
Per contattare, e-mail: carcano@japanitaly.com

Il settore orafo italiano e' il piu' importante del mondo, rappresentando il 20% del mercato mondiale e il 75% dell'oro fino trasformato ogni anno. In particolare delle 450-480 tonnellate di oro fino trasformate ogni anno in Italia, il 70% e' destinato all'estero.

Tra i fattori da sottolineare per spiegare la supremazia italiana nel settore, al primo posto si ritrova la tradizione a cui si lega il significato culturale che il gioiello ha avuto nella civilta' italiana. Il secondo aspetto e' l'evoluzione e l'ampiezza del mercato interno, che e' il più raffinato ed esigente del mondo; infatti l'Italia detiene il primato mondiale di acquisti di gioielli d'oro. L'ultimo elemento, forse il più importante in un'ottica di globalizzazione dei mercati, e' l'avanzato livello tecnologico, soprattutto con riferimento alle attrezzature per le operazioni a catena.

Legata all'aspetto realizzativo e' anche l'abilita' degli italiani nel design e nello stile con cui viene trasformata la materia prima, creando gioielli d'alta qualita'. I fattori competitivi dell'industria orafa italiana nel contrastare la crescita dei Paesi emergenti risultano essere proprio il design e la capacita' creativa. Per poter, quindi, capire i motivi del successo della gioielleria ed oreficeria Made in Italy sul mercato giapponese, e' necessario fare una breve panoramica sulle caratteristiche peculiari di questo mercato.

La tendenza ad evitare di indossare gioielli molto appariscenti, visti come simboli di esibizionismo, rappresenta un retaggio della tradizione. Inoltre, a differenza di quanto avviene nel mondo occidentale, in Giappone non esiste l'abitudine di regalare monili in occasione di particolari ricorrenze, per cui sono le donne che acquistano i gioielli per se' stesse. Le occasioni per indossare gioielli maestosi sono rare e limitate a causa dell'elevata distanza che separa quasi sempre la casa dal posto di lavoro; quindi questo implica una domanda di ornamenti più comodi e facilmente indossabili con abiti da lavoro.

La domanda di gioielleria in Giappone puo' essere approssimativamente suddivisa in tre segmenti:

- Le giovani donne single: con un'eta' compresa tra i 18 ed i 30 anni, disposte a spendere e a seguire la moda con attenzione. Le acquirenti di questo segmento danno maggiore valore al design e all'appeal della moda, al facile coordinamento con i vestiti di stile occidentale oltre che a una generale vestibilita'.

- L'ambito del matrimonio: e' questo una delle poche ricorrenze che creano l'occasione di regalare un monile. I prodotti acquistati sono soprattutto classici, senza tanta originalita' o design innovativo. Infatti i fattori critici di successo risultano essere il prezzo ed i servizi aggiuntivi e post-vendita forniti.

- Il mercato degli adulti: è il segmento più rappresentativo, composto da signore di mezza eta', di famiglia abbastanza agiata. Le acquirenti conferiscono maggiore importanza al valore materiale del monile e tendono a considerare l'alto prezzo come sinonimo di prestigio. Ricercano pezzi unici e rari per valore.

Se si concentra l'analisi sulla tipologia di monili venduti, piu' dell'80% del mercato e' costituito da prodotti con pietre preziose incastonate, mentre la restante quota e' rappresentata da prodotti senza pietre. In particolare, la pietra piu' ricercata e' il diamante, anche se al primo posto in assoluto (pur non essendo una pietra) si ritrova la perla.

Analizzando il mercato in termini di monili venduti, i prodotti piu' richiesti (in valore) sono gli anelli (rappresentano più della metà del mercato) seguiti dalle collane. In termini di volume invece sono gli orecchini i prodotti più venduti, seguiti dagli anelli. Una novita' recente e' proprio rappresentata dall'andamento del segmento degli orecchini da foro. Infatti non esisteva in Giappone la tradizione di forare le orecchie a scopo ornamentale, ma negli ultimi anni tale monile rappresenta il primo vero acquisto di gioielleria da parte delle teen-agers.

Considerando invece le varie tipologie di manufatti in base al diverso metallo prezioso di cui sono composti, si puo' notare come il metallo più usato sia il platino. Non esiste altro paese al mondo in cui il platino venga apprezzato come in Giappone (la cui domanda rappresenta il 90% della domanda totale mondiale ).

 


 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI
Signora Kazuko Nagamoto
Presidente della ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo

Camminando nei pressi di una scuola elementare giapponese, sentirai alle volte le voci dei bambini: " do, mi, mi, sol, sol - do, re, mi, fa, sol, do". Cosi' i bambini canticchiano normalmente le note della scala musicale nate in Italia. Questo fenomeno ha avuto inizio circa 130 anni fa, quando il governo giapponese dell'epoca apri' le porte agli stranieri dopo un lunghissimo periodo di chiusura al mondo esterno, invitando tanti maestri del mondo specializzati in varie materie per introdurre le cose migliori in Giappone. "La miglior musica viene dall'Italia", decise il Governo. D'ora in poi, le prime parole italiane che i bambini giapponesi imparano sono appunto "do, re, mi".

Ci si potra' rendere conto di quanti aspetti dei paesi stranieri fanno ormai parte della cultura giapponese. I ristoranti cinesi, francesi, coreani, indiani affluiscono sempre piu' nelle citta' giapponesi, senza contare quelli italiani. La cosa abbastanza stravagante e' che sia i proprietari che i cuochi sono giapponesi. "Oltre il mare" (kai gai), questa e' la definizione dei paesi stranieri in giapponese. L'espressione e' dovuta al fatto che il Giappone e' un'isola staccata dai continenti, e l'adorazione verso i paesi stranieri da parte dei giapponesi e' spropositata: il mondo oltre il mare che non si vede. Sara' anche a voi capitato di pensare che le donne velate sembrino e siano piu' belle in quanto misteriose!

I giapponesi sono convintissimi che ci sia un Eldorado meraviglioso oltre il mare. Le cose straordinarie arriveranno da li. Compresi i prodotti alimentari. Tutti i giapponesi, pertanto, pensano di imparare le cose migliori avendo registrato nei loro geni che:" tutto cio' che sta oltre il mare è magnifico". Gli studenti di musica e di arte, nonche' i cuochi che fanno stage in Italia, cercheranno di imparare il mestiere con tanto di ossequio e di pazienza.

Come si vedra', il boom italiano in Giappone sembra un fenomeno straordinario. Pur considerando che i giapponesi hanno registrato nei geni quanto sopraddetto e quindi essendoci un terreno ben predisposto ad accettare ed ammirare la bellezza italiana, si potrebbe dire che e' anomalo tutto cio' che sta succedendo in Giappone rispetto al fascino che l'Italia esercita nel nostro Paese. Speriamo, quindi, di far crescere una relazione veritiera e continuativa fra i nostri due Paesi, che non sia soltanto un "boom" temporaneo per poche persone in cerca di novita'.

Con questo numero, iniziamo infatti a scrivere dei prodotti alimentari in Giappone, di come vengono apprezzati e delle abitudini di consumo da parte delle famiglie, e vi invitiamo a curiosare nei futuri appuntamenti editoriali.

  

Signora Kazuko Nagamoto, Presidente della ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo
Esperta nel settore agroalimentare, nel 1997 ha costituito la società "ict" per aiutare a diffondere la cultura culinaria italiana in Giappone. Attualmente, la "ict" organizza corsi di "formazione nella cucina italiana" per cuochi e di "formazione per sommelier" che vengono organizzati in Italia per personale giapponese, sviluppando l'atività con la ICT Italia e con la collaborazione di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).

Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com


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