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L'invecchiamento
rapido della popolazione in Giappone sta facendo
aumentare vertiginosamente le spese per cure
mediche creando un forte stress sulle strutture
mediche e sulle finanze pubbliche. Il Governo
giapponese sta pertanto prendendo in seria
considerazione la possibilità di utilizzare gli
integratori dietetici, cioè vitamine, sali
minerali ed erbe, come elementi stabili della
farmacopea da somministrare per migliorare la
"qualità della vita" della popolazione.
Il segmento della popolazione sopra i 65 anni, che
si sta avvicinando rapidamente al 25 % della
popolazione totale, e' ben conscio dell'importanza
di mantenersi in forma grazie ad una buona dieta,
corredata da opportuni integratori. Moltissimi
programmi televisivi insistono molto su questo
aspetto e sull'importanza di fare esercizi fisici
(leggi l'articolo su l'Ora del thé sulla
Radioginnastica del gennaio scorso).
In
questo contesto, il gia' fiorente mercato degli
integratori dietetici potrebbe sperimentare un
vero e proprio boom a breve termine, raddoppiando
le vendite. Nel 1996, il Governo aveva
liberalizzato le restrizioni esistenti su questi
prodotti considerandoli alla stregua di prodotti
alimentari e non di medicinali. Tuttavia questo
atto ufficiale ha incontrato moltissime resistenze
nel Ministero competente, che e' il Ministry of
Health and Welfare, tra alcune potenti case
farmaceutiche che non essendo preparate vedevano
messo in pericolo un lucroso mercato, e tra la
stessa classe medica. Nonostante quindi che un
buon numero di vitamine, di prodotti a base di
erbe e di sali minerali siano stati
deregolamentati, la soluzione migliore sembra che
sia quella di creare un'apposita categoria di
integratori dietetici da parte del Ministero
competente. Un'apposita commissione dara' le sue
raccomandazioni proprio in questi giorni. Ma
qualche dubbio sull'effettiva volonta' di aprire
il mercato resta.
Secondo
fonti del suddetto Ministero competente per questi
prodotti, il mercato e' stimato nell'equivalente
di 2.5 miliardi di Euro nel 1999 così suddiviso:
prodotti
a base di erbe, 46%; vitamine, 39%; sali minerali,
15%
La
parte del leone nelle importazioni la fanno gli
Stati Uniti, grazie ad una fortissima industria
produttrice nazionale (gli americani sono tra i
maggiori consumatori al mondo di questi prodotti)
e ad una pressione continua sulle Autorita' del
Ministero competente per liberalizzare sempre più
il mercato. Nel caso dei prodotti vitaminici, gli
Stati Uniti coprono il 90% delle importazioni pari
a un po' più di una cinquantina di milioni di
Euro nel 1999. Tutto sommato, tuttavia, cio'
rappresenta non più del 5 % del mercato, a cui -
come si e' detto - i produttori farmaceutici
giapponesi tengono molto e difendono con i denti.
Gli oneri doganali, ad esempio, incidono per il
12.5% sulla maggior parte dei prodotti vitaminici.
L'aggiunta di lattosio o di zucchero al prodotto
fa schizzare la dogana al 25%. Il motivo non e'
del tutto chiaro.
Come
distribuire questi prodotti e' interessante da
evidenziare in quanto sembra che 6 prodotti su 10
vengano distribuiti attraverso canali differenti
da quelli tradizionali. Quasi tutte le aziende
americani presenti sul mercato giapponese adottano
sistemi diversi dai canali del dettaglio
tradizionale. La confezione deve ovviamente
riportare con grande esattezza il contenuto, la
scadenza e l'azione che svolge il prodotto; sempre
meglio, tuttavia, verificare precedentemente con
il Ministero competente la giustezza delle proprie
etichette per non rischiare immotivati rifiuti ad
ottenere la licenza di importazione. Un aspetto
importantissimo e', per esempio, il fatto che i
prodotti dietetici non devono avere la forma di
pastiglie o di capsule in quanto potrebbero essere
assimilate a medicinali. |