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Il
Giappone soffre da qualche anno di una recessione
preoccupante: i consumi ristagnano, le vendite dei
grandi magazzini (un buon indicatore
dell’andamento dell’economia) sono in continuo
calo, l’indice NIKKEI è pericolosamente intorno
ai minimi. I giapponesi, grandi risparmiatori
sanno tutto ciò e contribuiscono con il loro
timore per il futuro a tagliare i consumi e a
correre verso una pericolosa deflazione. Salvo i
viaggi all’estero. Stranamente, infatti, i
turisti giapponesi che si recano all’estero
invece di diminuire, aumentano. Secondo le stime
ministeriali, infatti, si è raggiunto il record
storico di 17.760.000
giapponesi in uscita
nell’anno 2000; ciò rappresenta un 8% in più
rispetto all’anno precedente. E le previsioni
sono ancora più rosee nel futuro: 18.390.000
previsti per quest’anno con un aumento del 4% in
quantità e del 3.6% in valore per una spesa
prevista di 5.739 miliardi di Yen (qualcosa come
103mila miliardi al cambio di 18 lire per uno
Yen).
Come
mai, si dirà, nonostante i tempi grigi
dell’economia i giapponesi spendono per il
turismo all’estero? La risposta sta in diversi
fattori tra cui predomina la necessità
psicologica di uscire fuori del Paese, di scoprire
una realtà diversa che sempre più i programmi
televisivi ed i media mostrano, nella politica
governativa tesa a far aumentare i consumi con
l’istituzione della formula del Happy Monday
(vedi l’articolo nella nostra rubrica Business
Hint). In breve, questo significa accorpare al
lunedì od al venerdì le festività
infrasettimanali in modo da dare la possibilità
di prendersi dei giorni di ferie continuativi. Ma
significa anche poter prendere l’aereo e volare
per destinazioni lontane a prezzi, molte volte, più
convenienti che fare una vacanza in patria. Andare
nella Prefettura di Okinawa, località
subtropicale verso l’Equatore, significa
spendere in due almeno 2 milioni di lire per un
weekend; non è meglio, allora, fare un salto alle
Hawaii che è a qualche ora in più di distanza?
E, se ci mettiamo ancora qualche ora in più di
viaggio e la presenza di un periodo di saldi, non
è ancora meglio per una signorina alla moda fare
una scappata in Italia dove può acquistare un
capo di abbigliamento griffato a prezzi molto più
convenienti, rispetto al Giappone? Con la spesa
del viaggio, a parte la fatica, si ripaga
abbondantemente il risparmio sugli acquisti ed in
più si gode l’Italia nelle sue varie
sfaccettature e bellezze.
Ma
dove va questo fiume di turisti che esce ogni mese
dal Giappone? In primo luogo verso l’America,
per almeno il 50%. Come si è detto, infatti, le
Hawaii sono a due passi e la California a cinque
ore d’aereo più ad Est. Le compagnie aeree
fanno a gara nell’offrire pacchetti molto
interessanti e convenienti: perché, quindi, non
fare un salto in quel Paese e magari comprare
qualche prodotto firmato al duty free dell’aeroporto
o giocare a golf, con poca spesa, sui campi
americani?
La
seconda destinazione per ordine d’importanza è
l’Asia, inclusa la Cina e la
Corea del Sud.
Terza viene l’Europa. E tra le varie
destinazioni europee, l’Italia spicca per volume
di traffico ed interesse da parte dei turisti
giapponesi. Anzi, va detto che l’Italia è il
Paese che vede il turista giapponese tornare più
volte alla scoperta di località sempre diverse ed
interessanti. I dati dell’ENIT indicano una
stima di 1.5 milioni di visitatori nell’anno
passato, in forte crescita rispetto ai due anni
precedenti. Le elaborazioni ENIT/Banca d’Italia
riferite al 1998 riportano una spesa media
procapite di 791mila lire/giorno. Quindi un
apporto di valuta molto consistente che non può
non risvegliare l’attenzione di tutta la filiera
legata al turismo con un offerta sempre più
diversificata, anche perchè aumenta
consistentemente il numero dei turisti cosiddetti
individuali, cioè coloro che non seguono il
“solito giro”, ma programmano il loro viaggio,
o da soli oppure tramite piccole agenzie che
offrono viaggi personalizzati.
E'
vero, e ce ne siamo accorti guardandoli girare per
le piazze, in coppia o in piccoli gruppi: sempre
più giovani giapponesi scelgono l'Italia come
meta turistica, al di fuori degli schemi oramai
stereotipati del cosiddetto "turisdotto",
e cioè il tour mozzafiato di una settimana che
visita Roma, Firenze, Venezia e - ultima tappa per
uno shopping finale - Milano.
Lo
confermano i dati di un'indagine flash online
effettuata nel mese di gennaio tramite il sito
www.japanitalytravel.com, su un campione di 201
visitatori. Gli intervistati, in prevalenza
(85.6%) sotto i 40 anni e per il 71%
donne, per
oltre il 56% "salarymen", cioè
impiegati, hanno ammesso di essere già stati in
Italia nel 91% dei casi. E' quindi
interessante notare che, con tutte le possibili
destinazioni a loro disposizione, i giapponesi
scelgano un Paese lontano 12mila chilometri per la
seconda (29.5%) o terza volta (19.7%): segno
che il Bel Paese piace! Alcuni, e non sono pochi, sono
addirittura degli "habitués" con
quattro volte o più (40.8%). E sono
questi turisti i più curiosi di conoscere località,
nuove forme di vacanza e di divertimento su cui le
Amministrazioni pubbliche e gli operatori
turistici debbono far leva per scoprire nuove
destinazioni e tipi di vacanza, compreso il Sud
Italia. I dati ENIT del 1999 indicano appena una
percentuale del 5.8% di giapponesi che sono stati
nelle nostre Regioni del Sud, segno che c’è
abbondante spazio per incrementare i visitatori
mediante un’accorta campagna di comunicazione.
Una percentuale non indifferente, poi, e cioè il
13.4% viene in Italia per motivi di studio,
soprattutto della lingua italiana.
Tra
le cose che ai turisti giapponesi preme più fare è
la visita delle città d'arte, nel 71% dei casi,
seguìto (o forse meglio accompagnato?) dal
gustare cibo italiano (62.9%). Per il 59.7% degli
intervistati, la visita ai monumenti archeologici
rappresenta un richiamo irresistibile, data la
storia di Roma e delle sue conquiste che loro
hanno studiato bene sia a scuola sia tramite
alcune felici pubblicazioni di gran successo
tra il pubblico dei giovani e dei meno giovani.
In
conclusione, è indubbio il fortissimo
interesse che stimola una visita in Italia nel
vissuto dei giapponesi; sta ai nostri operatori
approfittarne offrendo un prodotto
qualitativamente valido, così come sono abituati
a ricevere in Giappone. Al resto ci pensa il...
Bel Paese!
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