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| UN
CELLULARE CHE FUNZIONA IN TUTTO IL MONDO
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rif.:
11/2001 |
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NTT
Docomo lancia sul mercato un nuovo cellulare, il
“N601wg”, che si può usare non solo in
Giappone, ma anche in Europa, Asia, Africa e
Oceania. Contemporaneamente incomincia il
servizio di roaming internazionale. N601wg
è il primo telefonino al mondo adatto ai due
standard, il PDC giapponese e il GSM europeo.
Il prezzo sarà di 211.100 yen (circa 3.960.000
Lire) ma si potrà anche noleggiare a 6.600
yen/mese (circa 124.000 Lire/mese).
Per
poter usufruire del servizio di roaming
internazionale, bisognerà pagare un anticipo di
3.000 yen (circa 56.400 Lire) per l’attivazione
del contratto. La tariffa, come anche per i
GSM, cambia a seconda del paese, della
destinazione, dell’orario ecc. la oraria, il
tasso del cambio ecc. e viene applicata sia in
invio che in ricezione.
Questo
servizio è fornito grazie alla cooperazione tra
la giapponese NTT e la Hachison Telephone
Company di Hong Kong. Quindi, il servizio è
attivo in tutte quelle aree in cui la Hachison ha
stipulato contratti di roaming (circa 110).
La
dimensione del N601wg è 127 x 42 x 24mm, il peso
è circa 110g. Ha una durata in conversazione di
circa 140 minuti in Giappone e circa 130 minuti
all’estero, in attesa di circa 360 ore in
Giappone e circa 50-70 ore all’estero.
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IL NUOVO DISPLAY DA SONY
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rif.:
12/2001 |
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Sony
ha sviluppato un nuovissimo display elettro-luminescente
che è destinato a sostituire rapidamente i display a
cristalli liquidi. Questo nuovo display non necessita di
essere retroilluminato e permette di visualizzare
immagini ad altissima definizione. Molte ditte del
settore stanno cercando di sviluppare questa tecnologia,
ma la Sony è già decisamente avanti agli altri e
prevede di iniziare la produzione in serie entro il
2003.
Non
necessitando di retroilluminazione, il nuovo display
potrà essere molto più sottili di quelli attuali e
potrà essere visionato da ogni angolo, senza i problemi
dati adesso dai cristalli liquidi.
In
Giappone, il mercato per i display sottili è destinato
a crescere dai 2.950 miliardi di yen del 2001 fino ai
6.000 miliardi del 2005.
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| INTEGRATORI
ALIMENTARI IN GELATINA PER GIOVANI DONNE |
rif.:
13/2001 |
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La
ditta Morinaga aggiunge alla propria linea di
bevande nuovi prodotti: si tratta di speciali
gelatine impacchettate in contenitori di alluminio
con cannuccia già incorporata. Questa linea,
denominata Uida, è già molto popolare tra gli
uomini, che la assumono prevalentemente a
colazione, ma ora Morinaga intende lanciarla anche
fra le donne, attente alla salute e alla bellezza.
La
nuova linea si chiamerà “Uida-F series” e
verrà lanciata sul mercato il 26 febbraio
prossimo. Sarà composta di tre prodotti: “Fat
Burner” (250 yen, ovvero 4.700 lire) per aiutare
a bruciare i grassi, “Kollagen” (180 yen,
ovvero 3.400 lire), con proprietà per la cura
della bellezza della pelle e “Fiber” (150 yen,
ovvero 2.800 lire) che contiene speciali elementi
dalle proprietà antisettiche. Le confezioni sono
da 70 grammi, molto più piccole di quelle
destinate agli uomini, e la previsione di vendite
è di 30 miliardi di yen per il primo anno.
Nel
1999, le bevande in gelatine hanno procurato a
Morinaga un fatturato di oltre 230 miliardi di
yen.
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IL SOSTEGNO DELLA VECCHIAIA |
rif.:
14/2001 |
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In
Giappone è molto comune incontrare persone anziane che
vanno a fare la spesa sostenendosi con un deambulatore. In
particolare, molti anziani utilizzano un tipo di
deambulatore che consente loro anche di trasportare
oggetti pesanti e che si trasforma in un comodo sgabello
per sedersi.
Tuttavia,
questo tipo di deambulatore si rivela spesso ingombrante.
Per esempio, quando si va al dottore, occupa molto spazio
in sala d’attesa, così anche in treno o in autobus,
oltre al fatto che è piuttosto pesante.
Ecco
allora apparire sul mercato giapponese un nuovo strumento
che è diventato, grazie alle sue dimensioni e peso, molto
popolare tra gli anziani. Le dimensioni del deambulatore
aperto sono 37 centimetri di larghezza e 53 centimetri di
profondità, mentre è spesso solo 15 centimetri quando è
chiuso e pesa solo 2,5 – 3 chili.
| IL
12mo INCONTRO DELL'ITALY JAPAN BUSINESS
GROUP |
rif.:
15/2001 |
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Nel
1989, l’allora Ministro del Commercio Estero Renato
Ruggiero immaginò un modo nuovo per migliorare i rapporti
industriali, finanziari e commerciali con il Giappone,
allora all’apice della sua potenza; d’accordo con il
Ministro del MITO, il potente Ministero per l’Industria
e Commercio Estero, diede vita ad un organismo, appunto
l’Italy Japan Business Group (IJBG). L’IJBG non era un
ente, ne’ un organismo formale, ma era fortemente
sponsorizzato dai due Governi in quanto permetteva di
aprire una dialogo concreto a livello delle due comunità
d’affari e di trovare un terreno di intese senza
formalità burocratiche. Da parte italiana, il Ministro
Ruggiero chiese al dr. Umberto Agnelli, da sempre in
contatto con il Giappone, di presiedere questo organismo.
A
metà febbraio, si e’ tenuta pertanto la dodicesima
sessione bilaterale a Roma presso la Farnesina in una
situazione alquanto differente dalla prima riunione. Oggi,
infatti, il Giappone e’ maggiormente interessato ad
aprire un dialogo con l’Europa per dare uno sfogo alle
proprie industrie ed, in particolare, alle Piccole e Medie
Imprese che anche nel Paese del Sol Levante rappresentano
oltre il 65% della struttura industriale. Di questo hanno
in effetti parlato, sia il Vicepresidente del JETRO, dr.
Saeki, che il dr. Kengaku, Presidente del JASMEC (Japanese
Small and Medium size Enterprises Corporation) l’ente
che assiste le PMI nei loro sforzi di
internazionalizzazione.
Le
PMI giapponesi, infatti, al contrario di quelle italiane
da sempre abituate ad operare in un contesto dinamico ed
internazionale, soffrono per la maggior parte di una
scarsa conoscenza delle tecniche di marketing, soprattutto
per quanto riguarda i mercati esteri in quanto, fino a
pochi anni fa, la struttura industriale giapponese era
formata da gigantesche filiere che facevano capo ad una
grande azienda. Per le aziende facenti parte della filiera
il vero problema era dettato dalla capacità di produrre
prodotti di ottima qualità, nel tempo previsto secondo la
logica del just-in-time ed a un prezzo “suggerito”
dalla casa madre. Con l’acuirsi della concorrenza
internazionale, le grandi società hanno trovato più
conveniente delocalizzare la loro produzione in Paesi con
un costo delle risorse produttive più basso ovvero ad
utilizzare fornitori esteri con offerte più contenute.
Chi ne ha sofferto, pertanto, non sono state tanto le
aziende della filiera che erano ai primi livelli, ne’
tantomeno le ultime, generalmente di tipo semi
artigianale, ma essenzialmente proprio quelle PMI la cui
struttura aziendale e l’incapacità di collocarsi sul
“libero” mercato non permetteva di affrancarsi dalla
“tutela” della casa madre. Da qui l’interesse per
trovare forme di collaborazione tra le PMI dei due Paesi
in cui si crei una sinergia positiva tra la capacità
produttiva delle PMI giapponesi e la loro conoscenza dei
mercati asiatici, e quelle italiane maggiormente abituate
ad operare in un contesto fortemente concorrenziale e
dinamico.
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