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NOTIZIE FLASH  (quindicinale) 20 febbraio 2001  
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 UN CELLULARE CHE FUNZIONA IN TUTTO IL MONDO rif.: 11/2001 

 

NTT Docomo lancia sul mercato un nuovo cellulare, il “N601wg”, che si può usare non solo in Giappone, ma anche in Europa, Asia, Africa e Oceania.  Contemporaneamente incomincia il servizio di roaming internazionale.  N601wg è il primo telefonino al mondo adatto ai due standard, il PDC giapponese e il GSM europeo.  Il prezzo sarà di 211.100 yen (circa 3.960.000 Lire) ma si potrà anche noleggiare a 6.600 yen/mese (circa 124.000 Lire/mese).

 

Per poter usufruire del servizio di roaming internazionale, bisognerà pagare un anticipo di 3.000 yen (circa 56.400 Lire) per l’attivazione del contratto.  La tariffa, come anche per i GSM, cambia a seconda del paese, della destinazione, dell’orario ecc. la oraria, il tasso del cambio ecc. e viene applicata sia in invio che in ricezione. 

 

Questo servizio è fornito grazie alla cooperazione tra la giapponese NTT e la  Hachison Telephone Company di Hong Kong.  Quindi, il servizio è attivo in tutte quelle aree in cui la Hachison ha stipulato contratti di roaming (circa 110).

 

La dimensione del N601wg è 127 x 42 x 24mm, il peso è circa 110g. Ha una durata in conversazione di circa 140 minuti in Giappone e circa 130 minuti all’estero, in attesa di circa 360 ore in Giappone e circa 50-70 ore all’estero.

 

 

  IL NUOVO DISPLAY DA SONY

rif.: 12/2001  

    

Sony ha sviluppato un nuovissimo display elettro-luminescente che è destinato a sostituire rapidamente i display a cristalli liquidi. Questo nuovo display non necessita di essere retroilluminato e permette di visualizzare immagini ad altissima definizione. Molte ditte del settore stanno cercando di sviluppare questa tecnologia, ma la Sony è già decisamente avanti agli altri e prevede di iniziare la produzione in serie entro il 2003.

 

Non necessitando di retroilluminazione, il nuovo display potrà essere molto più sottili di quelli attuali e potrà essere visionato da ogni angolo, senza i problemi dati adesso dai cristalli liquidi.

In Giappone, il mercato per i display sottili è destinato a crescere dai 2.950 miliardi di yen del 2001 fino ai 6.000 miliardi del 2005.

 

 

 

 INTEGRATORI ALIMENTARI IN GELATINA PER GIOVANI DONNE rif.: 13/2001  

 

La ditta Morinaga aggiunge alla propria linea di bevande nuovi prodotti: si tratta di speciali gelatine impacchettate in contenitori di alluminio con cannuccia già incorporata. Questa linea, denominata Uida, è già molto popolare tra gli uomini, che la assumono prevalentemente a colazione, ma ora Morinaga intende lanciarla anche fra le donne, attente alla salute e alla bellezza.

 

La nuova linea si chiamerà “Uida-F series” e verrà lanciata sul mercato il 26 febbraio prossimo. Sarà composta di tre prodotti: “Fat Burner” (250 yen, ovvero 4.700 lire) per aiutare a bruciare i grassi, “Kollagen” (180 yen, ovvero 3.400 lire), con proprietà per la cura della bellezza della pelle e “Fiber” (150 yen, ovvero 2.800 lire) che contiene speciali elementi dalle proprietà antisettiche. Le confezioni sono da 70 grammi, molto più piccole di quelle destinate agli uomini, e la previsione di vendite è di 30 miliardi di yen per il primo anno.

 

Nel 1999, le bevande in gelatine hanno procurato a Morinaga un fatturato di oltre 230 miliardi di yen.

 

 

 

 

 

  IL SOSTEGNO DELLA VECCHIAIA rif.: 14/2001  

 

In Giappone è molto comune incontrare persone anziane che vanno a fare la spesa sostenendosi con un deambulatore. In particolare, molti anziani utilizzano un tipo di deambulatore che consente loro anche di trasportare oggetti pesanti e che si trasforma in un comodo sgabello per sedersi.

Tuttavia, questo tipo di deambulatore si rivela spesso ingombrante. Per esempio, quando si va al dottore, occupa molto spazio in sala d’attesa, così anche in treno o in autobus, oltre al fatto che è piuttosto pesante.

 

Ecco allora apparire sul mercato giapponese un nuovo strumento che è diventato, grazie alle sue dimensioni e peso, molto popolare tra gli anziani. Le dimensioni del deambulatore aperto sono 37 centimetri di larghezza e 53 centimetri di profondità, mentre è spesso solo 15 centimetri quando è chiuso e pesa solo 2,5 – 3 chili.

 

 

 IL 12mo INCONTRO DELL'ITALY JAPAN BUSINESS GROUP rif.: 15/2001  

 

Nel 1989, l’allora Ministro del Commercio Estero Renato Ruggiero immaginò un modo nuovo per migliorare i rapporti industriali, finanziari e commerciali con il Giappone, allora all’apice della sua potenza; d’accordo con il Ministro del MITO, il potente Ministero per l’Industria e Commercio Estero, diede vita ad un organismo, appunto l’Italy Japan Business Group (IJBG). L’IJBG non era un ente, ne’ un organismo formale, ma era fortemente sponsorizzato dai due Governi in quanto permetteva di aprire una dialogo concreto a livello delle due comunità d’affari e di trovare un terreno di intese senza formalità burocratiche. Da parte italiana, il Ministro Ruggiero chiese al dr. Umberto Agnelli, da sempre in contatto con il Giappone, di presiedere questo organismo.

 

A metà febbraio, si e’ tenuta pertanto la dodicesima sessione bilaterale a Roma presso la Farnesina in una situazione alquanto differente dalla prima riunione. Oggi, infatti, il Giappone e’ maggiormente interessato ad aprire un dialogo con l’Europa per dare uno sfogo alle proprie industrie ed, in particolare, alle Piccole e Medie Imprese che anche nel Paese del Sol Levante rappresentano oltre il 65% della struttura industriale. Di questo hanno in effetti parlato, sia il Vicepresidente del JETRO, dr. Saeki, che il dr. Kengaku, Presidente del JASMEC (Japanese Small and Medium size Enterprises Corporation) l’ente che assiste le PMI  nei loro sforzi di internazionalizzazione.

 

Le PMI giapponesi, infatti, al contrario di quelle italiane da sempre abituate ad operare in un contesto dinamico ed internazionale, soffrono per la maggior parte di una scarsa conoscenza delle tecniche di marketing, soprattutto per quanto riguarda i mercati esteri in quanto, fino a pochi anni fa, la struttura industriale giapponese era formata da gigantesche filiere che facevano capo ad una grande azienda. Per le aziende facenti parte della filiera il vero problema era dettato dalla capacità di produrre prodotti di ottima qualità, nel tempo previsto secondo la logica del just-in-time ed a un prezzo “suggerito” dalla casa madre. Con l’acuirsi della concorrenza internazionale, le grandi società hanno trovato più conveniente delocalizzare la loro produzione in Paesi con un costo delle risorse produttive più basso ovvero ad utilizzare fornitori esteri con offerte più contenute. Chi ne ha sofferto, pertanto, non sono state tanto le aziende della filiera che erano ai primi livelli, ne’ tantomeno le ultime, generalmente di tipo semi artigianale, ma essenzialmente proprio quelle PMI la cui struttura aziendale e l’incapacità di collocarsi sul  “libero” mercato non permetteva di affrancarsi dalla “tutela” della casa madre. Da qui l’interesse per trovare forme di collaborazione tra le PMI dei due Paesi in cui si crei una sinergia positiva tra la capacità produttiva delle PMI giapponesi e la loro conoscenza dei mercati asiatici, e quelle italiane maggiormente abituate ad operare in un contesto fortemente concorrenziale e dinamico.

 

 


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