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| MERCATI mensile | 20 febbraio 2000 |
MERCATI ALIMENTARI: IL FORMAGGIO
In Giappone, la cultura del formaggio e' relativamente molto recente: i giapponesi hanno iniziato a gustare formaggio solo negli Anni Sessanta ed hanno iniziato con i formaggi fusi, non quelli cosiddetti naturali. Non piaceva, infatti, il gusto troppo forte e pungente dei formaggi fermentati e inoltre la scarsezza di comparti frigoriferi nelle case rendeva molto complicato mantenere integri i formaggi freschi.
Negli Anni Settanta, tuttavia, con una piu' ampia presenza di frigoriferi nelle abitazioni ed una maggiore diffusione del prodotto presso i canali di vendita tradizionali, il formaggio fresco e naturale e' entrato a far parte delle abitudini culinarie della ordinaria famiglia giapponese. Allo sviluppo dei consumi hanno contribuito anche il maggior flusso di turisti giapponesi nei Paesi occidentali, una progressiva occidentalizzazione dei costumi culinari e l'apprezzamento per piatti con base di formaggio, quali la pizza e la torta al formaggio (cheese cake). Negli anni successivi, lo sforzo promozionale dei paesi produttori di formaggio, che hanno organizzato vere e proprie "fiere del formaggio" (cheese festa) in collaborazione con i Grandi Magazzini (alcune con piu' di 15.000 visitatori!), ha contribuito a sviluppare un mercato che ha oramai raggiunto la piena maturita'. Perfino nelle scuole viene infatti servito formaggio con i pasti preparati.
Anche se siamo ancora al di sotto dei 2 kg pro capite di consumo annuo (contro i 19.1 kg. della Germania, ad esempio), secondo il JETRO il consumo e' salito del 21.5% dal 1993 al 1998. Hanno fatto ancora meglio le importazioni di formaggio fresco con un incremento nel periodo del 5.7% annuo. Anche il Giappone ha pero' sviluppato un'industria produttrice di formaggio "naturale" che copre all'incirca il 10% dei consumi totali di questo prodotto. Alla fine dell'anno fiscale 1998, in Giappone i consumi di formaggio (di tutti i tipi) hanno totalizzato oltre 222mila tonnellate. Le importazioni hanno cosi' raggiunto la rispettabile cifra di 63 miliardi di Yen equivalenti a circa 1.150 miliardi di lire al cambio attuale. Australia e Nuova Zelanda fanno la parte del leone nel segmento dei prodotti naturali con quote di mercato rispettivamente del 40 e del 30%. Le importazioni di questo prodotto da parte delle nazioni europee (Germania, Olanda, Danimarca e Norvegia) sono diminuite negli ultimi anni a causa dell'incremento dei prezzi all'origine. Nuovi attori si sono presentati nel mercato giapponese, in particolare Stati Uniti e Ungheria con significativi incrementi delle quote di mercato. La Francia, ovviamente, merita una menzione a parte in quanto gode di una forte popolarita' tra i giapponesi per merito principalmente dei propri formaggi molli, quali il Camembert ed il Brie.
Nel segmento dei formaggi duri (process cheese), vi è stata una brusca accelerazione delle importazioni negli ultimi cinque anni; alla meta' del 1998, sono state importate oltre 5.000 tonnellate di questo prodotto da 16 nazioni. Le prime cinque contano per il 90% del mercato. In questo caso, la Francia da sola ottiene una quota del 45%.
Un segmento di mercato che ha acquisito importanza e' il formaggio a pezzetti o grattuggiato (shredded cheese). Viene utilizzato soprattutto per la pizza o per i piatti gratinati. Tuttavia, l'utilizzo creativo in cucina di formaggi "naturali", quali il Camembert, il tipo-gorgonzola (blue cheese), la mozzarella, sta lentamente soppiantando nelle case il prodotto a pezzetti. Il mercato, inoltre, si sta orientando verso le porzioni monodose per alcuni tipi, in particolare il Gouda, l'Emmenthal ed il Cheddar.
Interessante osservare che una societa' giapponese ha recentemente lanciato un tipo di formaggio fresco, lo Snow Branc (leggi Blank) a soli 250 Yen per una porzione di 100 grammi e le vendite sono subito partite molto bene. E' questo un mercato tutto da scoprire dove alcuni tipici prodotti italiani potrebbero fare molto bene. Non va dimenticato, tuttavia, che il formaggio viene venduto confezionato in pacchetti che vanno dai 50 grammi, per il parmigiano grattuggiato, ai 250 grammi massimo per formaggi freschi. La confezione tipica e' di 100-150 grammi. I motivi sono dovuti al fatto che i consumatori sono, si interessati a provare nuovi formaggi, ma non vogliono spenderci sopra troppo. Inoltre, la grande distribuzione non e' preparata a gestire i prodotti secondo la grammatura. Ecco quindi la necessita' di confezionare il prodotto in unita' gestibili ed apprezzate, sia dai venditori che dai consumatori.
Non vi sono tariffe doganali per importare formaggio in Giappone. Tuttavia, bisogna stare attenti ai controlli sanitari previsti dal Food Sanitation Law. Pertanto, il prodotto da esportare in Giappone andra' certificato dai competenti laboratori autorizzati e convenzionati con il Ministero della Sanita' giapponese, onde evitare imbarazzanti periodi di quarantina del prodotto. Anche l'etichettatura rappresenta un elemento da osservare attentamente in quanto le Autorita' giapponesi sono molto rigide su questo aspetto.
Un'ultima raccomandazione per chi vuole esportare formaggi in Giappone: attenzione a testare bene il proprio prodotto su un campione significativo di consumatori giapponesi (a meno che non si tratti di un prodotto già ben introdotto in quel mercato). I giapponesi provano tutto per curiosita' ma hanno delle loro scale di gusto che non sempre corrispondono alle nostre.
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NUOVI PUNTI VENDITA ITALIANI
NELLA ZONA PIU' "CHIC" DI TOKYO
La ripresa dell'economia giapponese e' ancora ben lontana dall'aver raggiunto il suo culmine, ma la parola recessione sembra comunque essere sconosciuta nel settore della moda, in particolare per la fascia di mercato delle giovani donne fra i 20 e i 30 anni. Prova ne sia la continua apertura di nuovi negozi di abbigliamento di tendenza. In particolare, la zona della strada di Meijidori, che va dal quartiere di Harajuku fino a Shibuya, e che e' da sempre considerata la strada più "chic" della capitale nipponica, continua ad essere il palcoscenico di inaugurazione di negozi trendy.
I brand italiani, ovviamente, la fanno da padrone. Due esempi di recente apertura di punti vendita in questa zona sono ben rappresentati da Sportmax e Prada Sports. Sportmax, sempre piu' conosciuto come seconda linea di Max Mara, ha a suo favore il fatto di avere prezzi ragionevoli, rivolgendosi cosi' ad un pubblico giovane e sportivo. Prada Sports ha aperto un nuovo negozio su due piani (abbigliamento uomo al piano terra e abbigliamento donna al primo piano) che e' già diventato la meta preferita di un flusso costante di pubblico.
Articolo tratto dal numero di
dicembre 1999 della rivista JTN Monthly, Asia's Foremost Textile Journal
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IL CELLULARE: ACCESSORIO DI MODA PER LE GIOVANI GIAPPONESI
Il telefono cellulare è uno dei maggiori "best sellers" del Giappone odierno. In particolare, nove donne su dieci che vivono nelle aree urbane possiedono questo oggetto, il cui successo è tale da aver generato la tendenza femminile a non indossare più l'orologio da polso: leggo no infatti l'ora direttamente dal cellulare.
L'orologio da polso è nato originariamente come oggetto tecnico per leggere l'ora, ma dopo molto tempo si è trasformato da oggetto tecnico ad accessorio artistico . Allo stesso modo, ritengo che anche il telefono cellulare, che al momento è ancora un articolo funzionale, si trasformerà prima o poi in un accessorio di moda indispensabile alle donne. Il tema che vorrei dunque oggi offrire al pubblico italiano è proprio il cambiamento del cellulare in un accessorio di moda.
La maggior parte delle giovani giapponesi ha già incominciato a mettere speciali cinturini ai loro cellulari. In molti negozi esistono angoli specializzati in cinturini da cellulari. Alcuni che non si accontentano di quelli già pronti, provano a crearne di nuovi e originali. Va molto di moda preparare cinturini utilizzando i nastri da regalo delle marche più famose (quelle con il logo del marchio). Questo perché i negozi preferiti di queste giovani non distribuiscono cinturini da cellulare, nonostante l'elevata richiesta da parte delle giovani consumatrici.
Se i prestigiosi negozi di moda che vendono borse, scarpe e accessori in Giappone, lanciassero cinturini originali, questi diventerebbero presto dei best seller. I cinturini non devono necessariamente essere articoli economici. Potrebbero funzionare benissimo anche splendide catene in platino e diamanti.
Anche gli astucci da cellulare potrebbero ottenere un enorme successo. Indossandoli ogni giorno, le consumatrici acquisterebbero con grande piacere degli astucci con il logo delle marche più alla moda.
Le borse andrebbero disegnate con una speciale tasca per inserire il cellulare, perché ciò diventerebbe un importante criterio nella selezione di una borsa al momento dell'acquisto.
Per spingersi ancor oltre, vorrei raccomandare la progettazione di telefoni cellulari dal design particolare ed originale. In Giappone, vengono lanciate sul mercato nuove linee di cellulari ogni anno. Il cellulare è già diventato un articolo alla moda, la cui fascia di consumatori più importante è proprio quella delle giovani donne, che lo hanno trasformato in un oggetto indispensabile nella loro vita quotidiana. Il punto di contatto fra informazione e moda sarà sicuramente il telefono cellulare.
Se la tecnologia dei telefoni cellulari giapponesi e il design italiano si unissero, riuscirebbero certamente a creare il miglior accessorio possibile sotto tutti i punti di v ista. Quanto meno, non vi è dubbio che il cluster delle giovani giapponesi farebbe carte false per appropriarsene. Perché non provare a lanciare un prototipo o un articolo a produzione limitata?
Maasaki Sakaguchi, Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo
Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in
Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza
acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente
attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie
governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della
moda.
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