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Andando
in Giappone vi capitera’ senz’altro, presto o
tardi, di fare la conoscenza dei taxi della
Capitale. Non tanto per andare dall’aeroporto di
Narita in citta’ perche’ in quel caso il taxi
vi costera’ una fortuna, ricordandosi che la
distanza e’ superiore ai 60 chilometri e che il
traffico e’ pazzesco. Molto piu’ conveniente,
in questo caso, abbandonare ogni velleita’ di
comodita’ e prendere uno dei tanti bus che fanno
anche un giro degli alberghi piu’ importanti.
Ancora piu’ conveniente, veloce e divertente
come esperienza, e’ usufruire del servizio di
“treno express” che vi porta in una delle
stazioni centrali a prezzo relativamente basso,
almeno per gli standard giapponesi.
Giunti
cola’, e cioe’ alla stazione di arrivo, sorge
l’imperativo di prendere il famoso taxi. Ci si
mette quindi in fila insieme ai giapponesi e si
aspetta ordinatamente il proprio turno. Arriva il
taxi, si ferma davanti a noi e, magicamente si
apre la portiera. Gia’ la prima sorpresa e’
notare che la guida in Giappone e’ a sinistra,
come in Inghilterra. Quindi, attenzione a quando
si attraversa la strada!
Va
bene: entriamo nel taxi e, giustamente, cerchiamo
di chiudere la portiera. Ma, nooo, attenzione! La
portiera si chiude da sola con uno scatto che per
poco non ci si rimette le dita della mano. Non
capiamo all’inizio. Poi, dopo un po’ ci
accorgiamo che l’apertura e chiusura della
portiera e’ comandata con una leva
dall’autista, il quale presuppone che voi
conosciate questa aurea regola e quindi se ne
infischia delle vostre mani. Poi, c’e’ da dire
un’altra cosa; se voi cercate di uscire dalla
portiera opposta, creerete un bel po’ di
problemi e di mugugni. Tutti devono scendere dalla
parte del marciapiedi, il che’ e’ anche giusto
per evitare di farsi arrotare da qualche macchina
che supera il taxi fermo.
Superato
questo primo piccolo shock (ma ci potevate
rimettere qualche dito!), ci rilassiamo anche
perche’ l’ambiente del taxi e’ …
magnifico! Tutto bianco, pulito, in ordine! Il
taxi ha (sempre) i coprisedili bianchi candidi.
L’autista gira anch’esso con i guanti bianchi
e porta generalmente il cappello. Vi sentirete un
signore!!! L’unico problema e’ che non vi
capisce. Voi vi sforzate a parlare in inglese,
francese, italiano, insomma tutte le lingue che
conoscete (tranne, purtroppo, il giapponese) e lui
… niente! Per fortuna che in questa occasione
avevate pronunciato il nome dell’albergo
sufficientemente conosciuto, altrimenti eravate
perduti. Non c’e’ in Giappone un atteggiamento
positivo nei confronti dello straniero; c’e’
un atteggiamento neutro. SE non parli la mia
lingua, io non ti capisco!
Che
fare nel futuro? Mbeh, generalmente si chiede alla
reception dell’albergo di scrivere l’indirizzo
con i relativi ideogrammi su un bigliettino che si
mostra all’autista; e questo ci salva. Altra
cosa che si fa normalmente a Tokyo e nella grandi
citta’ e di farsi inviare per fax la piantina
(giapponese) del luogo dove si vuole andare
(negozio, ufficio, ecc.) o dove si ha
l’appuntamento. Il problema e’ che a Tokyo in
particolare circolano qualcosa come 40mila taxi;
la maggior parte appartengono a delle cooperative
che assumono autisti giornalieri i quali vengono
dalla periferia se non addirittura da fuori Tokyo.
Quindi, oltre al problema della lingua, si ha
anche il problema della non conoscenza delle varie
localita’ da parte dell’autista. Il tutto e’
dovuto anche al fatto che in epoca di shogunato si
decise di non dare nomi e numeri alle strade
(qualcuno dice per un miglior controllo della
popolazione); l’indicazione della via, pertanto,
e’ data da una serie di fattori, e cioe’
quartiere, isolato, vicinanza a …ecc. Se e’
gia’ difficile per i tassisti, figuriamoci per
noi poveri occidentali!
Forse,
tra traffico bestiale, tassametro che ci da
qualche apprensione, lingua indecifrabile e
difficolta’ di trovare l’ambito luogo, forse
era meglio prendere la metro. Ma questo e’ un
argomento che tratteremo di seguito.
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