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MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 gennaio 2001  
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 APPROFONDIAMO UN MERCATO

  IL MERCATO DELLE VERDURE SURGELATE


 

I vegetali surgelati in Giappone rappresentano un mercato che in volume all’incirca e’ uguale a quello della Germania, quindi molto al disotto delle potenzialita’ possibili anche se negli ultimi 4-5 anni il mercato e’ cresciuto rapidamente. Ci sono, quindi, ancora ampi margini di penetrazione e, conseguentemente, di crescita delle importazioni.

 

Secondo le leggi vigenti in Giappone (la Sanitation Law, in particolare), i vegetali surgelati devono:

  • essere lavati e preparati accuratamente

  • le parti non edibili devono essere rimosse

  • il prodotto deve essere tagliato e preparato in porzioni

  • il prodotto deve subire un trattamento di surgelamento veloce a bassissime temperature per non subire guasti o deterioramento

  • la confezione deve avere caratteristiche tali da prevenire contaminazioni, rinseccamento del prodotto o acidificazione

  • l’etichetta deve contenere tutte le indicazioni di base, compresi eventuali additivi

  • il prodotto deve essere mantenuto alla temperatura di –18 gradi per tutto il ciclo, dalla produzione alla vendita al consumatore

Il valore del mercato domestico di questo prodotto era di oltre 113 miliardi di yen nel 1998, con un aumento stimato del 5% nel 1999, includendo sia la produzione nazionale che le importazioni. Negli ultimi cinque anni, pertanto, c’e’ stato quasi un raddoppio in volume mentre in valore l’aumento e’ stato di piu’ del doppio. Va sottolineato che la produzione nazionale ha subito una flessione negli anni 94/95 a causa soprattutto dell’incremento delle importazioni dovuto agli sforzi delle trading companies. Tuttavia, questo discorso va preso con attenzione, avendo molti produttori giapponesi creato delle unita’ produttive all’estero, dove i costi del personale sono piu’ contenuti e, quindi, esportando da queste unita’ all’estero verso il Giappone. Ne va dimenticato che la produzione (giapponese) all’estero e’ specificatamente studiata per il mercato giapponese, con piantine il cui ceppo originale e’ giapponese. Inoltre, certi tipi di produzione vegetale sono abbastanza diffuse in tutta l’area asiatica, mentre sono praticamente sconosciute in Europa. C’e’ quindi una forte similarita’ produttiva nell’area di cui beneficiano i produttori giapponesi che operano all’estero. Quello che conta, tuttavia, non e’ tanto il gusto, assimilabile tra il prodotto nazionale e quello importato, quanto la qualita’, elemento a cui il consumatore giapponese e’ sempre molto sensibile.

 

Il forte sviluppo delle importazioni, raddoppiate negli ultimi cinque anni, e’ stato favorito anche dal rafforzamento dello yen a meta’ Anni Novanta che ha reso senz’altro piu’ conveniente importare, per i minori costi della mano d’opera che produrre surgelati in patria. Allo stato attuale, le importazioni coprono quasi  il 90% del consumo. Si capisce, quindi, come le prospettive di sviluppo del mercato si presentino di forte interesse per i produttori esteri.

 

Tuttavia, lo sviluppo generale del mercato non sarebbe stato possibile se non ci fossero stati i seguenti cambiamenti sociali:

  • aumento delle donne sposate con un lavoro

  • incremento delle famiglie con elementi giovani piu’ aperti a questo genere di consumi

  • aumento della capacita’ in volume dei frigoriferi con relativo freezer

  • espansione dei forni a microonde

Tra i Paesi piu’ importanti nel flusso delle esportazioni spiccano gli Stati Uniti, la Cina, il Canada, Taiwan e la Nuova Zelanda. Gli USA spiccano per l’export di patatine fritte surgelate, il mais e le verdure miste (carote, piselli, fagioli), mentre la Cina e’ forte nell’export di spinaci, piselli e fagioli di tutte le varieta’ inclusa la soia. La vicinanza al mercato giapponese indubbiamente favorisce questo Paese in termini di minor costi di trasporto e di magazzinaggio. Inoltre, come si e’ detto precedentemente, la similarita’ climatica e di utilizzazione nella cucina di determinati prodotti vegetali senz’altro favorisce le esportazioni cinesi.

 

L’Italia soffre della lontananza del mercato che impone costi di trasporto senza dubbio elevati. Tuttavia, si ritiene che, se i nostri produttori si concentrassero su specifici prodotti semilavorati con caratteristiche tipicamente italiane e pertanto riconoscibili come facenti parte della famiglia alimentare del made in Italy, senz’altro potrebbero guadagnarsi una nicchia di mercato molto consistente, specie tra i segmenti giovani della popolazione abituati a fare acquisti veloci presso i convenience store. Naturalmente il mercato andra’ affrontato con molta professionalita’ ma, data la forte accettazione del prodotto alimentare italiano nel vissuto dei giovani e delle famiglie medie giapponesi, il successo potrebbe giungere velocemente.

 

 

 



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