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I
vegetali surgelati in Giappone rappresentano un
mercato che in volume all’incirca e’ uguale a
quello della Germania, quindi molto al disotto
delle potenzialita’ possibili anche se negli
ultimi 4-5 anni il mercato e’ cresciuto
rapidamente. Ci sono, quindi, ancora ampi margini
di penetrazione e, conseguentemente, di crescita
delle importazioni.
Secondo
le leggi vigenti in Giappone (la Sanitation Law,
in particolare), i vegetali surgelati devono:
-
essere
lavati e preparati accuratamente
-
le
parti non edibili devono essere rimosse
-
il
prodotto deve essere tagliato e preparato in
porzioni
-
il
prodotto deve subire un trattamento di
surgelamento veloce a bassissime temperature
per non subire
guasti o deterioramento
-
la
confezione deve avere caratteristiche tali da
prevenire contaminazioni, rinseccamento del
prodotto o acidificazione
-
l’etichetta deve contenere tutte le indicazioni
di base, compresi eventuali additivi
-
il prodotto deve essere mantenuto alla temperatura
di –18 gradi per tutto il ciclo, dalla
produzione alla vendita al consumatore
Il
valore del mercato domestico di questo prodotto
era di oltre 113 miliardi di yen nel 1998, con un
aumento stimato del 5% nel 1999, includendo sia la
produzione nazionale che le importazioni. Negli
ultimi cinque anni, pertanto, c’e’ stato quasi
un raddoppio in volume mentre in valore
l’aumento e’ stato di piu’ del doppio. Va
sottolineato che la produzione nazionale ha subito
una flessione negli anni 94/95 a causa soprattutto
dell’incremento delle importazioni dovuto agli
sforzi delle trading companies. Tuttavia, questo
discorso va preso con attenzione, avendo molti
produttori giapponesi creato delle unita’
produttive all’estero, dove i costi del
personale sono piu’ contenuti e, quindi,
esportando da queste unita’ all’estero verso
il Giappone. Ne va dimenticato che la produzione
(giapponese) all’estero e’ specificatamente
studiata per il mercato giapponese, con piantine
il cui ceppo originale e’ giapponese. Inoltre,
certi tipi di produzione vegetale sono abbastanza
diffuse in tutta l’area asiatica, mentre sono
praticamente sconosciute in Europa. C’e’
quindi una forte similarita’ produttiva
nell’area di cui beneficiano i produttori
giapponesi che operano all’estero. Quello che
conta, tuttavia, non e’ tanto il gusto,
assimilabile tra il prodotto nazionale e quello
importato, quanto la qualita’, elemento a cui il
consumatore giapponese e’ sempre molto
sensibile.
Il
forte sviluppo delle importazioni, raddoppiate
negli ultimi cinque anni, e’ stato favorito
anche dal rafforzamento dello yen a meta’ Anni
Novanta che ha reso senz’altro piu’
conveniente importare, per i minori costi della
mano d’opera che produrre surgelati in patria.
Allo stato attuale, le importazioni coprono quasi
il 90% del consumo. Si capisce, quindi, come le
prospettive di sviluppo del mercato si presentino
di forte interesse per i produttori esteri.
Tuttavia,
lo sviluppo generale del mercato non sarebbe stato
possibile se non ci fossero stati i seguenti
cambiamenti sociali:
-
aumento
delle donne sposate con un lavoro
-
incremento
delle famiglie con elementi giovani piu’
aperti a questo genere di consumi
-
aumento
della capacita’ in volume dei frigoriferi
con relativo freezer
-
espansione
dei forni a microonde
Tra
i Paesi piu’ importanti nel flusso delle
esportazioni spiccano gli Stati Uniti, la Cina, il
Canada, Taiwan e la Nuova Zelanda. Gli USA
spiccano per l’export di patatine fritte
surgelate, il mais e le verdure miste (carote,
piselli, fagioli), mentre la Cina e’ forte
nell’export di spinaci, piselli e fagioli di
tutte le varieta’ inclusa la soia. La vicinanza
al mercato giapponese indubbiamente favorisce
questo Paese in termini di minor costi di
trasporto e di magazzinaggio. Inoltre, come si
e’ detto precedentemente, la similarita’
climatica e di utilizzazione nella cucina di
determinati prodotti vegetali senz’altro
favorisce le esportazioni cinesi.
L’Italia
soffre della lontananza del mercato che impone
costi di trasporto senza dubbio elevati. Tuttavia,
si ritiene che, se i nostri produttori si
concentrassero su specifici prodotti semilavorati
con caratteristiche tipicamente italiane e
pertanto riconoscibili come facenti parte della
famiglia alimentare del made in Italy,
senz’altro potrebbero guadagnarsi una nicchia di
mercato molto consistente, specie tra i segmenti
giovani della popolazione abituati a fare acquisti
veloci presso i convenience store. Naturalmente il
mercato andra’ affrontato con molta
professionalita’ ma, data la forte accettazione
del prodotto alimentare italiano nel vissuto dei
giovani e delle famiglie medie giapponesi, il
successo potrebbe giungere velocemente.
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