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| STILI
E COSTUME |
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| LA
MALATTIA DEL PACHINKO |
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Il
pachinko è spesso considerato una versione nipponizzata
del flipper. Il termine deriva dal giapponese pachi-pachi,
una parola onomatopeica che indica il rumore che fanno le
palline metalliche quando si scontrano.
Il
pachinko ha fatto la sua apparizione in Giappone
all’inizio degli anni ’20 e da allora è diventato,
per molti giapponesi, una sorta di droga che si gioca in
casinò (pachinko parlors) coloratissimi e molto rumorosi
che si trovano ad ogni angolo di strada, nelle principali
città giapponesi.
Il
gioco funziona così: innanzi tutto va acquistato un certo
numero di palline d’acciaio del diametro di 11 mm., che
poi, manovrando una manopola, vengono lanciate nella
macchina dove rimbalzano casualmente. Alcune finiscono in
fessure vincenti che fanno vincere altre palline. Alla
fine del gioco, il giocatore raccoglie tutte le palline
che ha vinto e le scambia, teoricamente, con dei modesti
regali. Teoricamente, perché in realtà il pachinko è un
vero e proprio gioco d’azzardo, illegale quindi. Ma
tutti sanno che il pachinko si gioca a soldi.
Dopo aver
riscosso i premi, infatti, si esce dal casinò e,
generalmente in una vietta buia e nascosta, si troverà un
“ufficio cambio” che cambierà i premi in denaro
sonante… L’ufficio è di solito una semplice apertura
in un muro, da cui l’operatore non può vedere il vostro
viso.
I
pachinko parlors sono posti infernali: ricoperti da
scritte al neon colorate e intermittenti all’esterno, ti
avvolgono appena entri in una musica assordante, mista al
rumore e ai suoni delle varie macchine. Macchine che sono
sistemate una di fianco all’altra lungo corridoi
paralleli. E’ impressionante vedere decine di salarymen
o di donne di mezza età seduti di fronte alle macchine,
con la mano immobile sulla manopola e lo sguardo fisso
davanti a sé, assorbiti in un’attività che,
sostengono, serve a rilassarsi…
Il
giro d’affari pare si aggiri intorno ai 250 miliardi di
dollari all’anno, con circa 29 milioni di giapponesi che
giocano a pachinko.
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