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Ci
sembra importante evidenziare in questa rubrica
quindicinale alcuni aspetti della filosofia
aziendale giapponese in modo che la sua conoscenza
possa aiutare le imprese italiane a fare … buoni
affari! E cominciamo col dire che la
trasformazione ed il miglioramento continuo sono
integrati nell'organizzazione aziendale
giapponese. Le nuove decisioni non sostituiscono
quelle precedenti, ma tendono a sovrapporsi alle
prime; il che comporta un continuo processo di
apprendimento in azienda ed una maggiore
complessità nell'esecuzione del processo
decisionale, cosa che lascia sempre perplessi noi
occidentali.
La
ricerca del migliore sistema di management si
traduce, pertanto, in una sete di conoscenza che
serve per acquisire "nuova" conoscenza,
in un processo continuo ed inarrestabile. Quando
avrete l'opportunità di dialogare con controparti
giapponesi, sarete sorpresi dalla loro capacità
mnemonica e dalla curiosità su tutto. Forse sarà
per via della grande difficoltà ad apprendere da
piccoli gli ideogrammi prima, e gli altri alfabeti
poi compreso il nostro, che li rende così
capaci di apprendere e ricordare: chissà? Fatto
sta che una caratteristica peculiare del
management giapponese è la velocità delle loro
risposte alle sfide del mercato. La reattività,
la flessibilità, la duttilità all'interno di una
visione di lungo periodo sono tutti elementi
fondamentali dell'uomo d'affari giapponese.
La
politica del personale è quindi coerente con
questo atteggiamento. Innanzitutto l'azienda
giapponese è intesa come un gruppo di persone tra
le quali si tende a formare un senso di coesione;
si incoraggiano, pertanto, le differenze e si
valorizza il personale solo all'interno di una
visione comune degli obiettivi globali
dell'azienda. L'enfasi sta nella partecipazione e
nel coinvolgimento collettivo, non nell'autorità
e nel potere, né nella realizzazione di un
compito specifico. L'organizzazione non è intesa
in senso meccanico o dirigistico, ma funzionale.
La gerarchia, in genere con pochissimi (tre-quattro)
livelli funzionali, lascia il posto ad un sistema
organico in cui il processo decisionale è
policentrico e le informazioni sono ampiamente
diffuse a tutti i livelli, spesso verbalmente e
con circuiti interni di comunicazione i più corti
possibili.
Anche
in Italia, tuttavia, si assiste a questo fenomeno,
specie tra le piccole aziende dell'Emilia-Romagna
dove il c.d. "padrone" lavora
gomito a gomito con le maestranze e condivide
obiettivi ed interessi. In Giappone, famoso era a
questo proposito il Signor Ichiro Honda,
proprietario dell'omonima casa motociclistica, che
si poteva incontrare nella sua azienda in tuta,
confuso con gli operai a trafficare sui motori e
telai in uno scambio continuo e proficuo di
esperienze condivise "sul campo". Da
questo stile aziendale è nato poi un colosso
mondiale, ma il discorso vale ancora oggi per
tutto il sistema giapponese.
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