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L’anno
scorso abbiamo assistito ad un vero e proprio boom
delle stole in pashmina
in Giappone e oggi possiamo dire con certezza che
questo trend è destinato a continuare anche in
questa stagione. In particolare, lo scorso anno
erano molto di moda le stole in colori pastello e
con dimensioni generalmente sui 100 x 200 cm.
Quest’anno, invece, sono stati aggiunti molti
colori e ornamenti, tra cui ricami e applicazioni di
perline. Anche le dimensioni delle stole sono più
variate.
Il
successo di questo capo è dovuto innanzi tutto
all’unicità del materiale, all’immagine
dinamica delle grandi stole, alle tendenze della
moda che spingono i tessuti leggeri e sottili e al
fatto che si tratti di un accessorio costoso ma con
un alto valore aggiunto. La cosa insolita in questo
successo è che sia il prodotto stesso ad essere
popolare, slegato da marchi e firme particolari.
Ciò
fa anche sì che si trovino sul mercato anche
articoli non “originali”, ovvero di materiali
che non sono di vera pashmina.
E’ possibile infatti acquistare stole di cashmere,
misti cashmere e seta e, nelle fasce di prezzo più
basse, misti lana e seta o addirittura lana e nylon.
In questo caso però pashmina
non è più il nome che identifica un tipo di fibra
tessile, bensì un termine che assume il significato
di grande stola.
La
vera pashmina, infatti,
è una fibra realizzata con pelo di capre dell’Himalaya,
che vivono sugli altipiani tibetani (a 3.600 –
2.000 metri dal livello del mare), dove il clima è
estremamente rigido e gli sbalzi termici molto
elevati. La fibra di pashmina
viene realizzata utilizzando il pelo più morbido e
grezzo sotto il collo degli animali e viene tessuto
interamente a mano. Alcuni sostengono che la
pashmina è originaria dell’India, altri
invece che deriva da una antica tradizione del
Nepal.
In
Giappone è stata fondata l’Alleanza per la Pashmina,
che definisce questo filato come “un prodotto
derivato dal pelo di una particolare specie di capra
degli altipiani dell’Himalaya”.
L’organizzazione sostiene che questo filato è
nato in Nepal e che la vera pashmina
contiene filati prodotti dalla Shakun International
in Nepal.
Altri
ritengono invece che la pashmina
contiene anche cashmere che deve però avere le
seguenti caratteristiche: 1) deve essere più
sottile di 14 micron, 2) deve essere tessuto a mano,
3) deve essere seccato al buio. Pare che in Cina la
tecnica di produzione della pashmina
sia migliore rispetto a quelle dell’India e del
Nepal.
Questa
stagione, essendo come abbiamo detto il secondo anno
di boom del pashmina, i
prezzi sono destinati a scendere. Si tratta di un
tipico caso di grande successo di un prodotto che
diventa rapidamente molto comune. La concorrenza fra
produttori nazionali è feroce qui in Giappone, più
che in Europa e negli Stati Uniti. Una volta che
esplode la mania di un prodotto, tutti si
precipitano sul mercato proponendo lo stesso capo a
prezzi inferiori. Ciò fa avvicinare al prodotto i
consumatori più vicini e, al tempo stesso, fa
allontanare i consumatori disposti a spendere alte
cifre, con la conseguenza che in un breve tempo il
boom finisce bruscamente.
Credo
che una delle ragioni per cui noi giapponesi abbiamo
subito il fascino della pashmina
sia proprio il prezzo, che l’anno scorso si
aggirava tra i 50.000 e i 70.000 yen (da 1.000.000 a
1.400.000 Lire) . Ciò è perché abbiamo bisogno di
prodotti di alta classe che propongano una qualità
affidabile e un’immagine fresca e innovativa,
comprensibile a tutti i consumatori.
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