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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 5 novembre 2000  
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 DAL MONDO DI ...  MODA

LE OLIMPIADI DELLA MODA

 

 Maasaki Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo


I Giochi Olimpici che si sono recentemente tenuti a Sidney ci hanno lasciato molti ricordi suggestivi. Credo che la ragione per cui le Olimpiadi sono così suggestive sia data dal fatto che atleti provenienti da molti paesi diversi gareggiano fra loro in condizioni di eguaglianza.

D’altro canto, i Giochi Olimpici sono anche un evento commerciale e mediatico. I diritti di messa in onda e le sponsorizzazioni generano un fatturato stratosferico.

Ma se un evento sportive si trasforma anche in evento commerciale, perché allora non pensare ad altre occasioni similari? Ad esempio, perché non organizzare le Olimpiadi della Moda?

 

Gli stilisti fanno sfilare le loro collezioni in molti paesi. Perché non organizzare le Olimpiadi della Moda ogni quattro anni per mettere in competizioni diretta stilisti provenienti da tutto il mondo? E’ naturale che la maggior parte delle sfilate di moda è un fatto commerciale, ma ciò non è poi tanto diverso rispetto ai vari campionati di calcio o di baseball. Indipendentemente dal fatto che siano professionisti o amatoriali, gli atleti olimpici si guadagnano il diritto alla partecipazione attraverso delle fasi preliminari ed eliminatorie.

 

Nelle Olimpiadi della Moda, dovrebbero tenersi eventi come “design”, “couture”, “tessili”, “formali”, “casual”, “sportivi”, “outdoor”, “indoor”, “intimo” e così via. Andrebbero inoltre costantemente presi in considerazione nuovi eventi per aggiornare i contenuti della manifestazione perché se le Olimpiadi della Moda accettano nuovi eventi, ciò potrebbe generare delle nuove mode.

 

Nelle vere Olimpiadi, la ginnastica artistica e il nuoto sincronizzato sono specialità che hanno a che fare non solo con la potenza fisica e la tecnica, ma anche con l’estetica. Quindi, le Olimpiadi della Moda dovrebbero prevedere una giuria internazionale che si occupi di giudicare i concorrenti. Potrebbe essere un’idea suggestiva quella di istituire delle prove obbligatorie di design!

 

Sarebbe inoltre opportuno non far conoscere ai giudici i nomi e la nazionalità degli stilisti, in modo da evitare i pregiudizi. Si potrebbe anche utilizzare internet per l’invio dei vari giudizi.

In linea di principio gli stilisti dovrebbero produrre i loro capi nel loro paese d’origine e io ritengo che i vincitori delle medaglie d’oro proverrebbero da paesi inaspettati, poiché l’industria tessile mondiale sta gettando le basi in diversi paesi in via di sviluppo.

E chissà quali sorprese si potrebbero avere da quei paesi con una grande e sviluppata tradizione di abbigliamento etnico. Potrebbe davvero essere una buona occasione per riconsiderare la moda e dare il via a nuove tendenze.
 

 

Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com


Articoli tratti dal numero di ottobre 2000 della rivista 

    JTN 

Monthly Asia's Foremost Textile Journal 

 

 


 

Boom di vendite dei capi in pelle sintetica

 

Durante la stagione autunno/inverno 1999, i pantaloni in pelle sintetica hanno riscontrato un notevole successo in Giappone. In particolare vi era stato un boom per i pantaloni in pelle sintetica stretch della Blueway. Le previsioni, infatti, fecero pensare alla società che rispetto all’anno precedente avrebbe raddoppiato le proprie vendite ma questo prodotto ha cominciato a vendere così bene che la produzione è stata faticosamente capace di soddisfare le richieste.

L’autunno/invero 2000/2001 si presenta di nuovo come l’anno della pelle, sia naturale che sintetica. La Blueway ha presentato molti più modelli rispetto alla stagione passata, tra cui giacche, giubbotti e gonne, oltre che a pantaloni per uomo e donna. Quanto ai materiali sono previste versione anche in camoscio stretch e in pelle lucida.

 

Il volume di ordini per prodotti in pelle sintetica che la Blueway ha ricevuto ad agosto 2000 era già maggiore del 30% rispetto al mese di maggio, mentre gli ordini totali ricevuti per la stagione autunno/inverno 2000-2001 ha superato del 160% il volume dell’anno scorso.

 

Anche società come la RNA e la Coronet hanno ampliato la gamma dei prodotti in pelle proposti, non limitandosi ai capi spalla e all’outwear e lanciando anche nuovi colori pastello, oltre ai neri e ai marroni classici.

 

Le vetrine dei negozi giapponesi espongono già i prodotti in pelle. Sebbene siano piuttosto costosi, stanno vendendo bene, al punto che già il 50% circa della merce ordinata è stata venduta. L’industria degli accessori è molto propensa a promuovere aggressivamente nuovi materiali come la pelle sintetica, perché offrono un valore aggiunto e consentono alti margini.

 

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