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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 5 ottobre 2000  
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 DAL MONDO DI ...  MODA

PROSPETTIVE DI COLLABORAZIONE CINO-GIAPPONESI

 Maasaki Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo

La quota di abbigliamento importato sta crescendo rapidamente in Giappone. Allo stesso tempo la Cina si sta concentrando sempre di più sul settore tessile. Sono stati recentemente abbassati i dazi doganali sulle automobili importate in Cina e si è consentito l’ingresso di case automobilistiche straniere nel paese, ma l’intenzione cinese di conquistare valuta estera attraverso il settore tessile si sta ulteriormente rafforzando. Si ritiene che attualmente siano 2,5 milioni gli operai tessili, con una previsione di arrivare rapidamente a 4 milioni. Per contro, in Giappone sono meno di 700.000 e nell’arco di pochi anni verranno sempre più soppiantati dalla manodopera cinese.

 

Il Giappone ha la più bassa barriera doganale dei paesi sviluppati ed è impossibile che il mercato dell’abbigliamento giapponese sperimenti un’espansione rapida. Di conseguenza, poiché la produzione cinese sarà sempre più rivolta al Giappone, la manodopera del Sol Levante subirà un ulteriore danno.

Inoltre, la Cina sta intensificando gli investimenti nelle attrezzature tessili, anche se è ormai antiquata l’idea che investimenti di questo genere conducano ad una crescita direttamente proporzionale dei profitti. Le attrezzature in eccedenza causeranno presto saturazioni negli approvvigionamenti, nonché crolli nei prezzi e nei salari della manodopera.  
 
Vi è sempre stata una grande differenza fra industria tessile e industria della moda: sebbene il comune denominatore sia l’abbigliamento, l’industria della moda offre un alto valore aggiunto e gode di elevati profitti, mentre l’industria tessile ha profitti più bassi, a causa del fatto che il valore aggiunto è molto inferiore.


Se la Cina intende guadagnare valuta estera attraverso il tessile, non è sufficiente limitarsi a mantenere così tanta manodopera. Dovrebbe anche collaborare con i designers e con le società che producono accessori di marchi famosi. Oppure dovrebbe incominciare a produrre in loco queste marche. Il problema, però, è che questo tipo di operazioni ad alto livello non possono essere realizzate con investimenti unicamente nelle attrezzature e negli impianti, perché necessitano di un’approfondita conoscenza del mercato e delle tendenze della moda. Ecco allora che il know-how delle società tessili giapponesi si rivelerà necessario alla Cina.

 

Ho sentito dire che alcune aziende tessili che producono abbilgiamento da uomo hanno recentemente iniziato ad avvalersi della consulenza di modellisti italiani. Inoltre, pare che alcuni abbiano coinvolto modellisti giapponesi al fine di studiare forme comode per i giapponesi.

 

La Cina può iniziare a pensare di fare marketing in Giappone utilizzando anche tessuti italiani oppure potrebbe rivolgersi ai mercati europei ed americani utilizzando tessuti giapponesi ad alto contenuto tecnologico. Ogni paese può trovare il proprio mercato individuando il target giusto e assumendo un ruolo chiave.

Le aziende giapponesi che producono moda non sono favorevoli all’esportazione, a causa dell’alto costo della manodpera giapponese e delle dimensini del mercato interno. Non hanno bisogno di esportare perché possono ottenere sufficienti profitti a livello nazionale. Tuttavia, ritengo che sia  giunto il momento di muoversi verso l’esterno, perché la loro quota di mercato è destinata a ridursi a causa dell’aumento delle importazioni.

Il costo della manodopera giapponese è troppo alto per poter vendere in modo globale, ma attraverso l’utilizzo della capacità produttiva cinese, il Giappone potrà essere in grado, se sarà anche capace di studiare le giuste strategie, di proporsi sui mercati esteri con prezzi accettabili.
 


 

Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com


Articoli tratti dal numero di agosto 2000 della rivista 

    JTN 

Monthly Asia's Foremost Textile Journal 

 

 


IL DENIM GIAPPONESE

Il volume della produzione mondiale di denim è costantemente cresciuto negli ultimi anni. E’ interessante notare che è aumentato il numero dei paesi produttori soprattutto in Asia, sebbene il volume produttivo sia cresciuto più della domanda. Ciò ha condotto ad un generale abbassamento dei prezzi nel mercato dei jeans.

 

In Giappone, tuttavia, grazie al fatto che l’abbigliamento casual è diventato molto popolare, il rapporto fra domanda e offerta di prodotti realizzati in tessuto di jeans è rimasto piuttosto stabile. Mentre altri produttori di tessuti di cotone stanno incontrando delle difficoltà a mantenere i volumi di vendita, i produttori di denim sono stati favoriti. E’ un fatto, tuttavia, che l’orientamento generale ad una riduzione dei prezzi si applica anche al jeans. Il futuro del denim non è necessariamente ottimistico. Poiché la moda casual cambia rapidamente, è difficile prevedere per quanto tempo ancora la domanda di prodotti in jeans resterà alta. In particolare, i giubbotti di jeans hanno sperimentato un notevole boom fra le giovani donne negli ultimi tre o quattro anni, ma alcuni sostengono che questi prodotti finiranno per crollare nel prossimo futuro. In queste circostanze, i produttori di denim stanno tentando di rafforzare la promozione della domanda di prodotti in jeans originali, focalizzandosi sui marchi nazionali. L’obiettivo primario è la vitalizzazione del mercato della moda maschile. Contemporaneamente i produttori hanno iniziato ad espandere il loro raggio d’azione al di fuori del Giappone, aggiungendo ai materiali in denim giapponesi caratteristiche uniche e speciali non ancora ottenibili dalla concorrenza, quali il colore e la sensazione al tatto.

 

 

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