 |
| DAL
MONDO DI ... MODA |
L'ANNO
DEL CANE E L'ANNO
DEL
MULO
|
|
Maasaki
Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo |
|
|
Mi trovo a vivere in due
sistemi temporali diversi. Il primo è l’anno
del cane. Questo termine indica l’estrema
rapidità con la quale progredisce la tecnologia
dell’informazione, poiché nell’accezione
comune un anno nella vita di un cane corrisponde a
sette anni nella vita di un uomo. Ed è vero che
coloro che operano nel settore della cosiddetta
information technology sono sempre di corsa e si
trasformano in imprenditori per realizzare buoni
business in poco tempo. E’ la velocità
dell’azione a garantire la vittoria, perché
spesso hanno idee molto simili e dunque chi primo
arriva meglio alloggia!
Nulla è impossibile per
loro. I loro piani d’azione generano fondi e i
fondi attraggono persone di talento. Fanno
tentativi per rendere concrete le possibilità che
esistono fra i sistemi convenzionali e i nuovi
sistemi consentiti dall’information technology.
Mi sembra che i loro piani
d’azione contengano anche una notevole dose di
rischio e sventatezza, ma sono estremamente
impressionato dalla loro attitudine positiva,
determinata e orientata alla sfida.
L’altro sistema temporale
nel quale vivo è l’anno del mulo. Si tratta di
un termine che indica un senso del tempo
improntato alla testardaggine e alla lentezza,
tipico di molte regioni che producono prodotti
tessili. Coloro che vivono in queste regioni
tendono a non attuare alcun cambiamento per lunghi
periodi di tempo. Non amano l’impazienza, poiché
ritengono che ogni attività necessiti di un lungo
tempo per essere portata a compimento. Non fanno
mai tentativi, perché sono testardi come i muli.
Inoltre comprendono che
l’attuale sistema presenta alcuni problemi.
Tuttavia, sono convinti che siano troppe le
difficoltà da superare per cambiare il
sistema. E
sono anche piuttosto eloquenti nel dichiarare le
ragioni per cui non è possibile attuare
cambiamenti. Sostengono che vi sia una mancanza di
denaro, di persone di talento e di esperienza.
Inoltre, riportano tanti dei casi di insuccesso
del passato e parlano male di coloro che si
lanciano in nuove iniziative.
Queste persone dipendono
troppo dagli altri e chiudono gli occhi di fronte
ai loro fallimenti. Usano espressioni quali:
“C’è bisogno di una politica speciale per
stimolare l’economia”, “Il governo dovrebbe
essere più affidabile”, “I politici non
capiscono nulla”, “Le associazioni industriali
non funzionano bene”, “I grossisti hanno perso
la loro funzione”, “La pianificazione e le
ordinazioni da parte dei clienti arrivano sempre
troppo tardi”. La loro scusa più recente è
“E’ colpa dei nostri clienti”, oppure “Il
clima è al causa di ogni male”.
Gli operatori dell’ambiente
dell’information technology osservano il mondo,
ma non prendono in considerazione i settori
tradizionali e i loro interessi, attaccando questi
settori anche se ne hanno una scarsa conoscenza e
se non hanno legami con le industrie
convenzionali. Credo che si accontentino di un
successo ogni dieci diverse iniziative.
D’altro canto, gli
operatori delle regioni tessili si trovano a
vivere in distretti molto piccoli. Non sono in
grado di usare la fantasia, perché sono legati al
senso convenzionale dei valori. Sottolineano i
problemi ma non fanno nulla per risolverli. Non
sono in grado di mettere in piedi nuove attività
di business e, anzi, molte delle loro attività
stanno fallendo.
Quale di questi due ambienti
è più attraente per i giovani? I giovani possono
trovare lavoro con maggiore facilità
nell’ambiente dell’information technology, in
cui si sono instaurate molte nuove società, anche
se esistono tanti rischi.
Nei circoli industriali
tradizionali, invece, troviamo pochi nuovi
business e le assunzioni sono poche. In sostanza
il chiedersi quale sia l’ambiente più
interessante per i giovani è quasi un
controsenso. I giovani pensano di non aver nulla
da fare nel settore tessile.
Le differenze dei due
ambienti non sono date dalla differenza ovvia fra
tessile e informazione. Conosco alcune persone che
svolgono un business legato alla moda nel campo
della tecnologia dell’informazione. La cosa
importante è la consapevolezza dei problemi, il
modo di fare business e il senso del tempo. Alcuni
ricercano sempre le potenzialità del mercato e
producono idee di business, mentre altri
continuano a dipendere dagli altri, perché non
amano cambiare la cornice del loro business. E’
questa la differenza che crea il maggiore gap fra
il settore tessile e quello dell’information
technology.
|
|
Sakaguchi-san
è un noto esperto nel campo della moda in
Giappone, sia per il tessile che per
l'abbigliamento, con una vasta esperienza
acquisita in attività di merchandising.
La sua Società svolge attualmente
attività di consulenza per conto di
importanti gruppi giapponesi ed agenzie
governative, oltre ad attività editoriali
ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com
|
|
|
 |
Articoli
tratti dal numero di luglio 2000 della rivista JTN
Monthly Asia's Foremost Textile Journal
|
|
|
JAPAN
CREATION 2001 - TOKYO, 6-8 DICEMBRE 2000
La
Fiera Japan Creation 2001, una delle maggiori esposizioni
di tessuti e prodotti tessili in Asia, si terrà dal 6
all'8 dicembre di quest'anno al Tokyo Big Sight East Hall.
Lo spazio espositivo coprirà 24.000 metri quadri, 1,5
volte in più rispetto alle edizioni precedenti. Il numero
di visitatori della precedente edizione è stato 48.161, e
gli organizzatori si aspettano di raggiungere i 50.000
quest'anno.
Le
domande per la partecipazione alla fiera, organizzata dal
Japan Creation Executive Committee, sono scadute il 31
maggio 2000. Si è registrato un notevole aumento di nuovi
espositori rispetto alle precedenti edizioni: su 336
domande i nuovi espositori sono stati 129. Le iscrizioni
erano aperte anche a società straniere, ma soltanto se
queste erano legalmente registrate in Giappone.
L'intenzione
degli organizzatori è di coltivare nuovi mercati
esponendo prodotti originali, al fine di trovare nuovi
clienti che conducano a relazioni commerciali stabili,
piuttosto che a grossi volumi di vendita one spot.
L'idea
è inoltre quella di promuovere tendenze originali
utilizzando tessuti creativi ed originali giapponesi,
sbarazzandosi della dipendenza dalle tendenze europee. Il
Comitato organizzatore della fiera, a questo scopo, si è
occupato di visitare i diversi distretti di produzione
tessile del Giappone, fornendo così assistenza nella
pianificazione e nello sviluppo di nuovi tessuti.
| DAL
MONDO DI ... GIOIELLERIA |
L'UNIVERSO
FEMMINILE
|
|
L’universo
femminile, riconosciuto estimatore di monili e
gioielli, può essere suddiviso in funzione dello
stile di vita e della fascia di età in tre
categorie, ciascuna alla ricerca di modelli
diversi di preziosi.
Il
primo gruppo, per fascia d’età, è quello delle
“neo
consumatrici”,
principalmente nella fascia
d’età 15-19 anni (all’incirca 4,3
milioni di potenziali acquirenti). Per lo più si
tratta di persone ai primi acquisti di preziosi,
alla ricerca di prodotti di oreficeria leggeri e
semplici. Si tratta di giovani donne che vogliono
lasciare libertà alla propria creatività e
fantasia per poter esprimere il proprio modo di
essere attraverso ogni ornamento. Il segmento può
essere identificato come target del segmento moda.
Il
secondo gruppo è quello delle “consumatrici
di mezzo”
, ovvero studentesse o giovani donne
all’inizio della loro carriera lavorativa, per
lo più con meno di due anni di esperienza di
lavoro, di età compresa tra
i 20 e i 24 anni. In totale si possono
ipotizzare circa 4.8 milioni di potenziali clienti
nel segmento. Le appartenenti al gruppo sono molto
attente alle tendenze della moda, anche se
l’attenzione maggiore è rivolta verso monili
dalle forme classicheggianti. Si tratta di persone
dal gusto raffinato che possiede, in media, circa
sei pezzi di gioielleria a testa.
La preferenza
viene accordata agli anelli, anche se ultimamente
gli orecchini a clip o forati ed i ciondoli
cominciano ad essere richiesti insieme alle
collane, in particolare le catene sottili e
leggere in abbinamento con i ciondoli stessi. La
maggioranza dei gioielli acquistati – in media
1,5 a testa all’anno - si colloca nella fascia
di prezzo compresa tra i 150 ed i 240 dollari
americani, anche se, in occasione della gratifica
semestrale, gli acquisti effettuati posso essere
anche di 800 dollari americani.
L’ultimo
gruppo è quello delle “giovani
grandi consumatrici”
, comprendente 7.9 milioni di potenziali
acquirenti di età compresa
tra i 30 ed i 40 anni, con una consolidata
esperienza lavorativa.
Le
donne di questo segmento sono tendenzialmente di
gusto tradizionalista, privilegiando la qualità
alle tendenze moda. La scelta cade principalmente
su gioielli appariscenti, che si “impongono”
anche se indossati singolarmente. I preziosi
vengono considerati come lo strumento privilegiato
per innalzare il proprio status e per questo
apprezzano con difficoltà il prodotto nazionale,
ritenendo il monile d’importazione, in
particolare italiano, il più adatto a valorizzare
il proprio gusto.
Il prezzo medio pagato per acquistare un
gioiello in oro si aggira sui 400/500 dollari
americani, ma può raggiungere, in alcuni casi,
anche valori di duemila dollari americani, perché
l’acquisto è indipendente dal valore del
monile, essendo emozionale.
Attirando
l’attenzione del segmento con prodotti di alto
richiamo, questo gruppo potrebbe diventare il più
ampio serbatoio di consumatrici di gioielli.
|
Luana
Carcano Esperta del settore
Per contattare, e-mail: carcano@japanitaly.com |
|
| DAL
MONDO DI ... ALIMENTARI |
L'IMPORTANZA
DELLE ETICHETTE |
|
Signora
Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo |
|
|
|
In
primo luogo, per poter esportare merce in Giappone
occorre cercare degli importatori
giapponesi, a cui è necessario spiegare con una
certa logica la bontà e ottima qualità dei
prodotti alimentari italiani che cercate di
esportare.
In
Giappone pochissimi esportatori conoscono
l'italiano e la maggioranza usa come lingua
di
comunicazione l'inglese. Ma se potete trattare in
lingua giapponese, e di conseguenza in modo chiaro
almeno la presentazione della vostra merce, la
possibilità di esportare
il prodotto sicuramente sarà
di gran lunga superiore.
Nella
presentazione non va dimenticata la descrizione
delle modalità di produzione e i componenti o gli
ingredienti. Gli importatori riescono a capire,
leggendo questa spiegazione, se è possibile o
meno importare tale prodotto. Queste due
informazioni devono essere allegate come documenti
al momento dell'importazione in Giappone del
prodotto, per cui sono indispensabili.
Quando
si prepara il testo in giapponese della
descrizione del prodotto, occorre stare attenti
alla scrittura giapponese. In giapponese si usano
molti ideogrammi. Alla parola "hashi",
per esempio, corrispondono diverse parole: ponte,
bacchette per mangiare, estremità e se si sbaglia
l'uso di questi ideogrammi il testo diventa
ridicolo ed è possibile rovinare anche l'immagine
del prodotto stesso. Suggerirei, quindi, di stare
molto attenti su questo punto. Dopodiché, tenendo
conto del costo di traduzione, ecc., potete
ritornare ad usare l'inglese.
Per
esportare il prodotto, ci sono alcune
considerazioni da fare, oltre all'importanza del
sapore del prodotto alimentare. Prima di tutto, l'etichetta. Questa
deve essere scritta tutta
in
italiano. I consumatori giapponesi devono sentire,
osservando l'etichetta, il Paese Italia. Se
scrivete in inglese o, per troppo scrupolo vi
sforzate a scrivere in giapponese, questo può
causare l'effetto contrario, diminuendo il
"fascino" del prodotto stesso. Occorre ,
quindi, usare l'etichetta originale, conforme alla
legislazione italiana vigente.
Per
quanto riguarda l'etichetta in
giapponese, poiché
è obbligatorio l'accompagnamento di tale
etichetta al momento di introdurre il prodotto in
Giappone, provvederanno gli importatori a
prepararla, per cui non è necessario che vi
preoccupiate di questo. La parte giapponese (gli
importatori) deve evidenziare sull'etichetta:
1)
nome del prodotto, 2) materie prime, 3) additivi,
coloranti, 4) quantità, 5) data di scadenza, 6)
nome e indirizzo dell'importatore, 7) paese di
origine. In più, nel caso per esempio di succhi
di frutta, anche 1) nome della frutta, 2)
percentuale contenuta, 3) regole di consumo - per
esempio la necessità di consumarlo subito dopo
l'apertura del contenitore - , e se si tratta di
formaggi, occorre indicare anche il tipo di
formaggio, "naturale", "tipo
blue" (come gorgonzola), "altro".
Per poter preparare questa etichetta, è molto
importante dare all'importatore una documentazione
precisa.
Dovrete
stare attenti anche quando applicate l'etichetta
al prodotto, facendo questa operazione con cura
affinché non si sporchi o che non venga applicata
storta. Il Giappone è un paese che esporta i
prodotti di precisione come gli orologi Seiko e
Citizen, per cui i giapponesi sono molto sensibili
a questo aspetto della "precisione"
scrupolosa. Succede da noi che, solo a causa
dell'etichetta messa male, il valore commerciale
del prodotto diminuisce e i negozianti al
dettaglio sono costretti ad abbassare di molto il
prezzo del prodotto per poterlo vendere
direttamente ai consumatori.
Se
succedono questi "incidenti", potrete
essere sicuri che non ci sarà una nuova
ordinazione.
|
Kazuko
Nagamoto, Presidente della
Ict
Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è un'esperta nel settore
agroalimentare. Nel
1997 ha costituito la società "Ict"
per aiutare a diffondere la cultura
culinaria italiana in Giappone.
Attualmente, la "Ict" organizza
corsi di "formazione sulla cucina
italiana" per cuochi e di
"formazione per sommelier" che
vengono organizzati in Italia per
personale giapponese, sviluppando l'attività
con la ICT Italia e con la collaborazione
di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana
Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).
Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com |
|
Tutti i diritti
di pubblicazione sono riservati.
Per ulteriori
informazioni sul contenuto degli
articoli si prega di contattare via e-mail:
notizie@japanitaly.com
|
|
|