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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 20 luglio 2000  
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 DAL MONDO DI ...  MODA

L'ANNO DEL CANE E L'ANNO 

DEL MULO

 Maasaki Sakaguchi,
Presidente della Synergy Planning Co.Ltd, Tokyo

Mi trovo a vivere in due sistemi temporali diversi. Il primo è l’anno del cane. Questo termine indica l’estrema rapidità con la quale progredisce la tecnologia dell’informazione, poiché nell’accezione comune un anno nella vita di un cane corrisponde a sette anni nella vita di un uomo. Ed è vero che coloro che operano nel settore della cosiddetta information technology sono sempre di corsa e si trasformano in imprenditori per realizzare buoni business in poco tempo. E’ la velocità dell’azione a garantire la vittoria, perché spesso hanno idee molto simili e dunque chi primo arriva meglio alloggia!

Nulla è impossibile per loro. I loro piani d’azione generano fondi e i fondi attraggono persone di talento. Fanno tentativi per rendere concrete le possibilità che esistono fra i sistemi convenzionali e i nuovi sistemi consentiti dall’information technology.

Mi sembra che i loro piani d’azione contengano anche una notevole dose di rischio e sventatezza, ma sono estremamente impressionato dalla loro attitudine positiva, determinata e orientata alla sfida.

L’altro sistema temporale nel quale vivo è l’anno del mulo. Si tratta di un termine che indica un senso del tempo improntato alla testardaggine e alla lentezza, tipico di molte regioni che producono prodotti tessili. Coloro che vivono in queste regioni tendono a non attuare alcun cambiamento per lunghi periodi di tempo. Non amano l’impazienza, poiché ritengono che ogni attività necessiti di un lungo tempo per essere portata a compimento. Non fanno mai tentativi, perché sono testardi come i muli.

Inoltre comprendono che l’attuale sistema presenta alcuni problemi. Tuttavia, sono convinti che siano troppe le difficoltà da superare per cambiare il sistema. E sono anche piuttosto eloquenti nel dichiarare le ragioni per cui non è possibile attuare cambiamenti. Sostengono che vi sia una mancanza di denaro, di persone di talento e di esperienza. Inoltre, riportano tanti dei casi di insuccesso del passato e parlano male di coloro che si lanciano in nuove iniziative.

Queste persone dipendono troppo dagli altri e chiudono gli occhi di fronte ai loro fallimenti. Usano espressioni quali: “C’è bisogno di una politica speciale per stimolare l’economia”, “Il governo dovrebbe essere più affidabile”, “I politici non capiscono nulla”, “Le associazioni industriali non funzionano bene”, “I grossisti hanno perso la loro funzione”, “La pianificazione e le ordinazioni da parte dei clienti arrivano sempre troppo tardi”. La loro scusa più recente è “E’ colpa dei nostri clienti”, oppure “Il clima è al causa di ogni male”.

Gli operatori dell’ambiente dell’information technology osservano il mondo, ma non prendono in considerazione i settori tradizionali e i loro interessi, attaccando questi settori anche se ne hanno una scarsa conoscenza e se non hanno legami con le industrie convenzionali. Credo che si accontentino di un successo ogni dieci diverse iniziative.

D’altro canto, gli operatori delle regioni tessili si trovano a vivere in distretti molto piccoli. Non sono in grado di usare la fantasia, perché sono legati al senso convenzionale dei valori. Sottolineano i problemi ma non fanno nulla per risolverli. Non sono in grado di mettere in piedi nuove attività di business e, anzi, molte delle loro attività stanno fallendo.

Quale di questi due ambienti è più attraente per i giovani? I giovani possono trovare lavoro con maggiore facilità nell’ambiente dell’information technology, in cui si sono instaurate molte nuove società, anche se esistono tanti rischi.

Nei circoli industriali tradizionali, invece, troviamo pochi nuovi business e le assunzioni sono poche. In sostanza il chiedersi quale sia l’ambiente più interessante per i giovani è quasi un controsenso. I giovani pensano di non aver nulla da fare nel settore tessile.

Le differenze dei due ambienti non sono date dalla differenza ovvia fra tessile e informazione. Conosco alcune persone che svolgono un business legato alla moda nel campo della tecnologia dell’informazione. La cosa importante è la consapevolezza dei problemi, il modo di fare business e il senso del tempo. Alcuni ricercano sempre le potenzialità del mercato e producono idee di business, mentre altri continuano a dipendere dagli altri, perché non amano cambiare la cornice del loro business. E’ questa la differenza che crea il maggiore gap fra il settore tessile e quello dell’information technology.

 

Sakaguchi-san è un noto esperto nel campo della moda in Giappone, sia per il tessile che per l'abbigliamento, con una vasta esperienza acquisita in attività di merchandising. La sua Società svolge attualmente attività di consulenza per conto di importanti gruppi giapponesi ed agenzie governative, oltre ad attività editoriali ed educative nel settore della moda.
Per contattare via e-mail:synergy@japanitaly.com


Articoli tratti dal numero di luglio 2000 della rivista JTN Monthly Asia's Foremost Textile Journal

 

JAPAN CREATION 2001 - TOKYO, 6-8 DICEMBRE 2000

La Fiera Japan Creation 2001, una delle maggiori esposizioni di tessuti e prodotti tessili in Asia, si terrà dal 6 all'8 dicembre di quest'anno al Tokyo Big Sight East Hall. Lo spazio espositivo coprirà 24.000 metri quadri, 1,5 volte in più rispetto alle edizioni precedenti. Il numero di visitatori della precedente edizione è stato 48.161, e gli organizzatori si aspettano di raggiungere i 50.000 quest'anno.

Le domande per la partecipazione alla fiera, organizzata dal Japan Creation Executive Committee, sono scadute il 31 maggio 2000. Si è registrato un notevole aumento di nuovi espositori rispetto alle precedenti edizioni: su 336 domande i nuovi espositori sono stati 129. Le iscrizioni erano aperte anche a società straniere, ma soltanto se queste erano legalmente registrate in Giappone. 

L'intenzione degli organizzatori è di coltivare nuovi mercati esponendo prodotti originali, al fine di trovare nuovi clienti che conducano a relazioni commerciali stabili, piuttosto che a grossi volumi di vendita one spot

L'idea è inoltre quella di promuovere tendenze originali utilizzando tessuti creativi ed originali giapponesi, sbarazzandosi della dipendenza dalle tendenze europee. Il Comitato organizzatore della fiera, a questo scopo, si è occupato di visitare i diversi distretti di produzione tessile del Giappone, fornendo così assistenza nella pianificazione e nello sviluppo di nuovi tessuti.

 

Per sottoscrizione di abbonamenti contattare direttamente via mail: jtn@sen-i-news.co.jp


 DAL MONDO DI ...  GIOIELLERIA

L'UNIVERSO FEMMINILE

 

L’universo femminile, riconosciuto estimatore di monili e gioielli, può essere suddiviso in funzione dello stile di vita e della fascia di età in tre categorie, ciascuna alla ricerca di modelli diversi di preziosi.

 

Il primo gruppo, per fascia d’età, è quello delle “neo consumatrici, principalmente nella fascia d’età 15-19 anni (all’incirca 4,3 milioni di potenziali acquirenti). Per lo più si tratta di persone ai primi acquisti di preziosi, alla ricerca di prodotti di oreficeria leggeri e semplici. Si tratta di giovani donne che vogliono lasciare libertà alla propria creatività e fantasia per poter esprimere il proprio modo di essere attraverso ogni ornamento. Il segmento può essere identificato come target del segmento moda.

 

Il secondo gruppo è quello delle “consumatrici di mezzo, ovvero studentesse o giovani donne all’inizio della loro carriera lavorativa, per lo più con meno di due anni di esperienza di lavoro, di età compresa tra i 20 e i 24 anni. In totale si possono ipotizzare circa 4.8 milioni di potenziali clienti nel segmento. Le appartenenti al gruppo sono molto attente alle tendenze della moda, anche se l’attenzione maggiore è rivolta verso monili dalle forme classicheggianti. Si tratta di persone dal gusto raffinato che possiede, in media, circa sei pezzi di gioielleria a testa.

 

La preferenza viene accordata agli anelli, anche se ultimamente gli orecchini a clip o forati ed i ciondoli cominciano ad essere richiesti insieme alle collane, in particolare le catene sottili e leggere in abbinamento con i ciondoli stessi. La maggioranza dei gioielli acquistati – in media 1,5 a testa all’anno - si colloca nella fascia di prezzo compresa tra i 150 ed i 240 dollari americani, anche se, in occasione della gratifica semestrale, gli acquisti effettuati posso essere anche di 800 dollari americani.

 

L’ultimo gruppo è quello delle “giovani grandi consumatrici” , comprendente 7.9 milioni di potenziali acquirenti di età compresa tra i 30 ed i 40 anni, con una consolidata esperienza lavorativa.

Le donne di questo segmento sono tendenzialmente di gusto tradizionalista, privilegiando la qualità alle tendenze moda. La scelta cade principalmente su gioielli appariscenti, che si “impongono” anche se indossati singolarmente. I preziosi vengono considerati come lo strumento privilegiato per innalzare il proprio status e per questo apprezzano con difficoltà il prodotto nazionale, ritenendo il monile d’importazione, in particolare italiano, il più adatto a valorizzare il proprio gusto.  Il prezzo medio pagato per acquistare un gioiello in oro si aggira sui 400/500 dollari americani, ma può raggiungere, in alcuni casi, anche valori di duemila dollari americani, perché l’acquisto è indipendente dal valore del monile, essendo emozionale.

Attirando l’attenzione del segmento con prodotti di alto richiamo, questo gruppo potrebbe diventare il più ampio serbatoio di consumatrici di gioielli.

 

Luana Carcano Esperta del settore
Per contattare, e-mail: carcano@japanitaly.com


 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI L'IMPORTANZA DELLE ETICHETTE

Signora Kazuko Nagamoto
Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo


In primo luogo, per poter esportare merce in Giappone occorre cercare degli importatori giapponesi, a cui è necessario spiegare con una certa logica la bontà e ottima qualità dei prodotti alimentari italiani che cercate di esportare.  

In Giappone pochissimi esportatori conoscono l'italiano e la maggioranza usa come lingua di comunicazione l'inglese. Ma se potete trattare in lingua giapponese, e di conseguenza in modo chiaro almeno la presentazione della vostra merce, la possibilità di esportare il prodotto sicuramente sarà di gran lunga superiore.

 

Nella presentazione non va dimenticata la descrizione delle modalità di produzione e i componenti o gli ingredienti. Gli importatori riescono a capire, leggendo questa spiegazione, se è possibile o meno importare tale prodotto. Queste due informazioni devono essere allegate come documenti al momento dell'importazione in Giappone del prodotto, per cui sono indispensabili.

 

Quando si prepara il testo in giapponese della descrizione del prodotto, occorre stare attenti alla scrittura giapponese. In giapponese si usano molti ideogrammi. Alla parola "hashi", per esempio, corrispondono diverse parole: ponte, bacchette per mangiare, estremità e se si sbaglia l'uso di questi ideogrammi il testo diventa ridicolo ed è possibile rovinare anche l'immagine del prodotto stesso. Suggerirei, quindi, di stare molto attenti su questo punto. Dopodiché, tenendo conto del costo di traduzione, ecc., potete ritornare ad usare l'inglese.

 

Per esportare il prodotto, ci sono alcune considerazioni da fare, oltre all'importanza del sapore del prodotto alimentare. Prima di tutto, l'etichetta. Questa deve essere scritta tutta in italiano. I consumatori giapponesi devono sentire, osservando l'etichetta, il Paese Italia. Se scrivete in inglese o, per troppo scrupolo vi sforzate a scrivere in giapponese, questo può causare l'effetto contrario, diminuendo il "fascino" del prodotto stesso. Occorre , quindi, usare l'etichetta originale, conforme alla legislazione italiana vigente.

 

Per quanto riguarda l'etichetta in giapponese, poiché è obbligatorio l'accompagnamento di tale etichetta al momento di introdurre il prodotto in Giappone, provvederanno gli importatori a prepararla, per cui non è necessario che vi preoccupiate di questo. La parte giapponese (gli importatori) deve evidenziare sull'etichetta:

1) nome del prodotto, 2) materie prime, 3) additivi, coloranti, 4) quantità, 5) data di scadenza, 6) nome e indirizzo dell'importatore, 7) paese di origine. In più, nel caso per esempio di succhi di frutta, anche 1) nome della frutta, 2) percentuale contenuta, 3) regole di consumo - per esempio la necessità di consumarlo subito dopo l'apertura del contenitore - , e se si tratta di formaggi, occorre indicare anche il tipo di formaggio, "naturale", "tipo blue" (come gorgonzola), "altro". Per poter preparare questa etichetta, è molto importante dare all'importatore una documentazione precisa.

 

Dovrete stare attenti anche quando applicate l'etichetta al prodotto, facendo questa operazione con cura affinché non si sporchi o che non venga applicata storta. Il Giappone è un paese che esporta i prodotti di precisione come gli orologi Seiko e Citizen, per cui i giapponesi sono molto sensibili a questo aspetto della "precisione" scrupolosa. Succede da noi che, solo a causa dell'etichetta messa male, il valore commerciale del prodotto diminuisce e i negozianti al dettaglio sono costretti ad abbassare di molto il prezzo del prodotto per poterlo vendere direttamente ai consumatori.

 

Se succedono questi "incidenti", potrete essere sicuri che non ci sarà una nuova ordinazione.

Kazuko Nagamoto, Presidente della Ict Shokubunka-kikaku Ltd.Tokyo, è un'esperta nel settore agroalimentare. Nel 1997 ha costituito la società "Ict" per aiutare a diffondere la cultura culinaria italiana in Giappone. Attualmente, la "Ict" organizza corsi di "formazione sulla cucina italiana" per cuochi e di "formazione per sommelier" che vengono organizzati in Italia per personale giapponese, sviluppando l'attività con la ICT Italia e con la collaborazione di associazioni di categoria quali, la Fed.Italiana Cuochi (FIC) e l'Ass.It. Sommelier (AIS).
Per contattare, e-mail: ict@japanitaly.com


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