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MERCATI - APPROFONDIAMO UN MERCATO  (mensile) 20 luglio 2000  
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 APPROFONDIAMO UN MERCATO

  IL MERCATO DELL'ACQUA MINERALE


Anche in Giappone, come in quasi tutti i paesi industrializzati, si assiste ad un aumento dei consumi di acqua minerale. Dal 1990 al 1998, ultimi dati analitici di fonte JETRO, i consumi si sono quadruplicati passando da un po' meno di 200mila ettolitri a 874mila. Con la crescita del consumo in generale, anche le importazioni sono cresciute arrivando a quasi un quinto di tutti consumi, come vedremo in dettaglio più avanti. Tuttavia, anche se la crescita appare rapida, il Giappone con i 6.9 litri di consumo procapite è agli ultimi posti tra i paesi industrializzati.

Tradizionalmente, tuttavia, i giapponesi bevevano l’acqua del rubinetto perché era di buona qualità. Con il progressivo inurbamento, nei grandi palazzi la qualità dell’acqua è progressivamente scaduta anche perché si usavano i cassoni sul tetto dell’abitazione e quindi le condizioni igieniche non erano delle migliori. Nei grandi centri, pertanto, si è iniziato lentamente a consumare acqua minerale; in qualche caso, poi, consumare acqua di importazione (francese) è diventato uno status symbol, specie tra i giovani yuppies.  

Il valore della produzione nazionale ha superato i 1.250 miliardi di lire, il 14% in più rispetto all'anno precedente ed un salto notevole da meno 300 miliardi di lire del 1990 (al cambio di 19 lire per yen). Si tratta, quindi, di un fenomeno di tutto rispetto di cui hanno saputo approfittare i produttori francesi che detengono oltre l'84% della quota di importazione. 

Ci sono circa 450 marche di produttori domestici di acqua minerale e oltre 50 di importazione; soltanto una decina, tuttavia, possono considerarsi importanti a livello nazionale, tutti gli altri avendo una distribuzione locale.  

Non ci sono particolari regole restrittive (una volta tanto) per l'importazione di acqua minerale in Giappone, a parte ovviamente adeguarsi al regolamento del Food Sanitation Law ed alla presentazione di adeguata documentazione sanitaria di un laboratorio riconosciuto del Paese di origine. In questo senso, poi, il Giappone si sta adeguando agli standards della Unione Europea per quanto riguarda l'acqua cosiddetta minerale. Qualche problema lo può porre il tipo di contenitore utilizzato perchè, secondo una recente legge, in Giappone i produttori di acqua minerale sono obbligati a riciclare i vuoti oppure ad affidarsi (a pagamento, s'intende) al servizio nazionale della Japan Container and Package Recycling Association. In ogni caso, oltre i 4/5 dei contenitori sono in PET mentre le bottiglie in vetro superano a mala pena il 6% e quelli in cartone il 2.5%.

Il mercato delle acque minerali è suddiviso in mercato per le famiglie, con confezioni da 2 litri, e quello per uso personale con confezioni da ½ litro. Le acque d'importazione hanno nella maggior parte dei casi una confezione da 1 litro e ½ che però deve competere con lo standard familiare da 2 litri ed è quindi svantaggiato. Vendono invece bene le acque di importazione nel formato da ½ litro soprattutto nei convenience store, punto vendita tipico dei single e dei giovani. Questi ultimi trovano alla moda acquistare acque di importazione con formati trendy ed etichette esotiche. Inoltre, mentre le acque minerali giapponesi sono per lo più piatte con uno scarso contenuto di gas, quelle d'importazione si presentano come ricche di sali minerali, saporite (rispetto a quelle giapponesi) e pertanto vendono una immagine di prodotto che si differenzia dal prodotto nazionale. Quindi sono più interessanti nel vissuto dei giovani e degli esterofili.

La distribuzione segue gli schemi oramai classici del Giappone, vale a dire grossista primario che a loro volta vende alle catene di supermercati oppure al grossista secondario che rifornisce i piccoli punti vendita. I passaggi sono tanti, quindi, per un prodotto a basso costo unitario e di forte ingombro per cui il prezzo al consumatore lievita di conseguenza. Il grossista che ha anche la funzione di importatore nel caso di prodotti stranieri, infatti, ricarica un 25%. Se c’è la figura dell’importatore puro, tuttavia, va aggiunto un altro 10-15% al prezzo CIF. Per questo alcuni produttori ed importatori tendono a distribuire direttamente o tramite agenti. Ciò però vuol dire avere un proprio magazzino o affittarne lo spazio da altri.

Questi due segmenti di mercato (famiglie e consumo individuale) sono senza dubbio i più importanti in quanto assommano al 90% del totale dei consumi, mentre le vendite di acqua minerale tramite ristorante copre non più del 10%. La tendenza che si prevede è di un ciclo espansivo dei consumi in quanto i giapponesi cercano un’alimentazione naturale ed a basse calorie. Gli spazi per una espansione ci sono, specie nella provincia e nelle aree rurali, ma il potenziale consumatore andrà educato all’uso dell’acqua minerale che per moltissimi è una assoluta novità.

Per quanto riguarda le importazioni, le acque minerali francesi dominano la scena con oltre i 4/5, seguiti molto alla lontana dagli Stati Uniti, Belgio e, infine, l’Italia. Il nostro Paese ha esportato appena 1.3 tonnellate nel 1998 per un valore di 2.5 miliardi di lire, poco rispetto alla potenzialità dei nostri produttori ed alla ricettività del mercato. il prezzo medio all’importazione è costantemente salito arrivando nel 1998 a 67 yen al litro (circa 1.250 lire).

I suggerimenti che si possono trarre per i nostri produttori sono di iniziare con la vendita di bottiglie individuali da ½ litro o anche da 330 grammi. Poi di seguire una strategia di marketing basata sulla differenziazione del prodotto. Il fatto di provenire dall’Italia, in un’epoca in cui tutto ciò che è italiano di carattere enogastronomico è bene accetto, è un plus che non va sottovalutato. La confezione, come si è detto, deve presentare caratteristiche di novità e di evidenziazione in modo da staccarsi dalla concorrenza e conservare l’origine italiana. Infine, concentrarsi sul canale di vendita costituito dai convenience store in modo da attaccare il mercato dei single, urbanizzati e pronti a ricevere nuovi stimoli di acquisto. Per quanto riguarda il contenuto di gas, ricordarsi che i giapponesi sono abituati a bere acque leggere; privilegiare, quindi, la effervescenza naturale e “venderla” come tale.



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