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I
prodotti cosmetici cosiddetti “Whitening”,
oppure “Bihaku” in giapponese, sono
sovrabbondanti nel mercato. Molte pagine delle
riviste femminili e non solo, a volte anche i
giornali nazionali, dedicano diverse pagine alla
pubblicità dei prodotti sbiancanti. Per chi viene
da fuori sembra eccessiva l’attenzione per la cura
della pelle.
In
Giappone esiste il mito della pelle bianca (in
questo caso non c’entra affatto la razza. La pelle
“bianca” significa semplicemente la pelle
chiara, non abbronzata, luminosa e trasparente,
indipendentemente dalla razza gialla o bianca).
Sopratutto negli ultimi anni la cura di Bihaku pare
che stia aumentando esageratamente tra le donne
giapponesi. Al contrario dell’Italia, in Giappone
abbronzarsi non è considerato ne un bene ne bello
(tranne per una minoranza di teenagers, chiamate
Ganguro, che si abbronzano in modo eccessivo). Di
fatti per molte donne, sia giovani che anziane,
prendere il sole è un tabù, sopratutto per la
paura di rovinare la pelle e di avere in seguito
macchie e lentiggini. E’ normale vedere in giro
creme con un fattore di protezione da 40 o 50.
Le ragazze vanno in spiaggia mettendosi non solo la
protezione ma anche un bello strato spesso di
fondotinta bianca che impedisce ai raggi UV di
intaccare la pelle. D’estate non è raro vedere
giovani impiegate andare al lavoro con l’ombrello
da sole.
Così
tutte le case cosmetiche sviluppano sempre nuovi e
numerosi prodotti sbiancanti. Nel Dicembre 2000 però,
i prodotti che contenevano l’estratto di placenta
delle mucche, che era il principale fattore per
rendere la pelle bianca, sono stati eliminati dal
mercato a causa del problema della mucca pazza in
Europa. Quasi 2000 prodotti sono stati soggetti a
questo divieto, e le case cosmetiche hanno dovuto
rapidamente sostituirla con altre sostanze di
origine animale; come estratti di erbe o vitamina C.
Sono comunque gli elementi che impediscono ai raggi
UV di penetrare ed evitano la formazione di
melanina sulla superficie della pelle.
Da
un recente sondaggio fatto a donne tra i 30-40
anni, il 63% ha risposto che compra ogni anno uno o
due prodotti sbiancanti e la maggioranza di esse
avevano cominciato a curarsi da 26 anni. In Giappone
il problema di sbiancare la pelle è più importante
di quello delle rughe. In fatti il sondaggio dice:
se il prodotto è efficace il 49% delle donne è
disposto a pagare da 10,000 a 20,000 yen e il 32% da
5,000 a 10,000 yen. Vuol dire che l’81% potrebbe
spendere mediamente 10,000 yen per un buon prodotto
sbiancante. L’importante è che funzioni, e renda
la pelle luminosa, e prevenga o cancelli le
macchie.
Ogni
paese ha normative specifiche per la produzione di
cosmetici e soprattutto la Koseisho (Ministero
della Sanità giapponese) è famosa per le norme
severe che applica sugli ingredienti per i prodotti
farmaceutici e cosmetici. Molte case straniere, sia
pure famose come la Lancome o la Clinique,
adottano specifici cambiamenti negli ingredienti,
usati per i loro cosmetici, per il mercato
giapponese.
Elenchiamo
alcuni esempi dei prodotti Whitening attualmente in
vendita: Shiseido “UV White”, da molti anni il
leader nel mercato, è studiato appositamente per
rendere la pelle più chiara e luminosa; crema
detergente 2700 yen, crema idratante 4500 yen, latte
protettivo 4000 yen. Kanebo Fair crea una crema che
rende la pelle più resistente alle macchie; il
latte 4000 yen, lozione 3500 yen ecc. I prodotti
stranieri sono molto richiesti ma i prezzi vanno
oltre a 6000 yen ed arrivano sino a 10-15000
yen. Chanel Precision Blanc Purete è studiato
appositamente per la pelle delle donne asiatiche. La
maschera contenente Vitamina C costa 6000 yen, il
siero sbiancante 8000 yen. Dior Snow addirittura
funziona sul DNA per impedire la formazione di
melanina e previene le macchie. Night essence 9500
yen, l’emulsione che rende rapidamente la pelle
bianca 7000 yen.
Nonostante
ci siano i migliaia di prodotti sul mercato, solo il
35% delle donne è contenta del risultato, e più
del 60% ha dei dubbi sull’efficacia dei prodotti
che stanno usando. Questo vuol dire che c’è
ancora spazio nel mercato per nuovi prodotti più
efficaci, e ora che la stagione estiva si avvicina
la Guerra di Bihaku si scalderà ancora di più.
Yoko Kikunami, esperta del settore
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