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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 5 aprile 2001  
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 DAL MONDO DI ...  MODA

LA MANIA DEI COSMETICI SBIANCANTI


I prodotti cosmetici cosiddetti “Whitening”, oppure “Bihaku” in giapponese, sono sovrabbondanti nel mercato. Molte pagine delle riviste femminili e non solo, a volte anche i giornali nazionali, dedicano diverse pagine alla pubblicità dei prodotti sbiancanti. Per chi viene da fuori sembra eccessiva l’attenzione per la cura della pelle.

 

In Giappone esiste il mito della pelle bianca (in questo caso non c’entra affatto la razza. La pelle “bianca” significa semplicemente la pelle chiara, non abbronzata, luminosa e trasparente, indipendentemente dalla razza gialla o bianca). Sopratutto negli ultimi anni la cura di Bihaku pare che stia aumentando esageratamente tra le donne giapponesi. Al contrario dell’Italia, in Giappone abbronzarsi non è considerato ne un bene ne bello (tranne per una minoranza di teenagers, chiamate Ganguro, che si abbronzano in modo eccessivo). Di fatti per molte donne, sia giovani che anziane, prendere il sole è un tabù, sopratutto per la paura di rovinare la pelle e di avere in seguito macchie e lentiggini. E’ normale vedere in giro creme  con un fattore di protezione da 40 o 50. Le ragazze vanno in spiaggia mettendosi non solo la protezione ma anche un bello strato spesso di fondotinta bianca che impedisce ai raggi UV di intaccare la pelle. D’estate non è raro vedere giovani impiegate andare al lavoro con l’ombrello da sole.

 

Così tutte le case cosmetiche sviluppano sempre nuovi e numerosi prodotti sbiancanti. Nel Dicembre 2000 però, i prodotti che contenevano l’estratto di placenta delle mucche, che era il principale fattore per rendere la pelle bianca, sono stati eliminati dal mercato a causa del problema della mucca pazza in Europa. Quasi 2000 prodotti sono stati soggetti a questo divieto, e le case cosmetiche hanno dovuto rapidamente sostituirla con altre sostanze di origine animale; come estratti di erbe o vitamina C. Sono comunque gli elementi che impediscono ai raggi UV  di penetrare ed evitano la formazione di melanina sulla superficie della pelle.

 

Da un recente sondaggio fatto a donne tra i  30-40 anni, il 63% ha risposto che compra ogni anno uno o due prodotti sbiancanti e la maggioranza di esse avevano cominciato a curarsi da 26 anni. In Giappone il problema di sbiancare la pelle è più importante di quello delle rughe. In fatti il sondaggio dice: se il prodotto è efficace il 49% delle donne è disposto a pagare da 10,000 a 20,000 yen e il 32% da 5,000 a 10,000 yen. Vuol dire che l’81% potrebbe spendere mediamente 10,000 yen per un buon prodotto sbiancante. L’importante è che funzioni, e renda la pelle luminosa, e prevenga o cancelli  le macchie.

 

Ogni paese ha normative specifiche per la produzione di cosmetici e soprattutto la Koseisho  (Ministero della Sanità giapponese) è famosa per le norme severe che applica sugli ingredienti per i prodotti farmaceutici e cosmetici. Molte case straniere, sia pure famose come  la Lancome o la Clinique, adottano specifici cambiamenti negli ingredienti, usati per i loro cosmetici, per il mercato giapponese.

 

Elenchiamo alcuni esempi dei prodotti Whitening attualmente in vendita: Shiseido “UV White”, da molti anni il leader nel mercato, è studiato appositamente per rendere la pelle più chiara e luminosa; crema detergente 2700 yen, crema idratante 4500 yen, latte protettivo 4000 yen. Kanebo Fair crea una crema che rende la pelle più resistente alle macchie; il latte 4000 yen, lozione 3500 yen ecc. I prodotti stranieri sono molto richiesti ma i prezzi vanno oltre a 6000 yen  ed arrivano sino a 10-15000 yen. Chanel Precision Blanc Purete è studiato appositamente per la pelle delle donne asiatiche. La maschera contenente Vitamina C costa 6000 yen, il siero sbiancante 8000 yen. Dior Snow addirittura funziona sul DNA per impedire la formazione di melanina e previene le macchie. Night essence 9500 yen, l’emulsione che rende rapidamente la pelle bianca 7000 yen.

 

Nonostante ci siano i migliaia di prodotti sul mercato, solo il 35% delle donne è contenta del risultato, e più del 60% ha dei dubbi sull’efficacia dei prodotti che stanno usando. Questo vuol dire che c’è ancora spazio nel mercato per nuovi prodotti più efficaci, e ora che la stagione estiva si avvicina la Guerra di Bihaku si scalderà ancora di più.

         



                                                                                                       Yoko Kikunami, esperta del settore


Articoli tratti dal numero di dicembre 2000 della rivista 

    JTN 

Monthly Asia's Foremost Textile Journal 

 

 


Abiti di carta, gonne di bamboo: materiali tradizionali e nuove applicazioni

 

Il mondo della moda è alla costante ricerca di nuovi materiali. L’ultima tendenza è il naturale e recentemente sul mercato giapponese hanno cominciato ad apparire capi realizzati con alcuni dei più tradizionali materiali nipponici: il bamboo e il washi (carta fatta a mano).

 

Un procedimento esclusivo di produzione consente di creare un tessuto altamente traspirante ed assorbente ricavato dalla fibra di bamboo. Gli abiti realizzati con questo tessuto vengono venduti all’incirca agli stessi prezzi degli abiti della fascia più alta: 59.000 yen per un cappotto (circa 1.100.000 Lire), 27.000 yen per una gonna (circa 480.000 Lire), presentano caratteristiche di grande morbidezza e sono estremamente leggeri e freschi. Si tratta di un tessuto molto versatile che permette di realizzare anche altri capi.

 

Anche la carta comincia ad essere presente sul mercato, con maglie in washi (carta tradizionale giapponese) e persino giacche e pantaloni da uomini. Il tessuto di washi è leggero e traspirante e somiglia decisamente al lino. In questo caso i prezzi sono elevati: 60.000 yen (1.000.000 di lire circa) per una giacca e 25.000 yen (450.000 lire) per un paio di pantaloni. Si tratta di un tessuto che assorbe la polvere e gli odori.

 

Bamboo e washi non sono gli unici materiali tradizionali utilizzati attualmente nell’abbigliamento. Si possono infatti trovare giacche e pantaloni realizzati con un nuovo materiale, poliestere al 70% e 30% di carbone. Il carbone viene polverizzato e poi mescolato in una soluzione di poliestere per produrre un tessuto estremamente elastico e lucente, che ha anche caratteristiche deodoranti.  

 

 

In definitiva, i meriti dell’usare carta e bamboo nelle fibre tessili sono la loro traspirabilità (ideale per le umide estati giapponesi), la facilità di realizzazione, l’estrema funzionalità e la loro indubbia bellezza. L’attuale fascinazione del mondo della moda per tutto ciò che è orientale e giapponese, è ancora in fase crescente e questi materiali stanno attirando l’attenzione di molti stilisti.

 

 

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