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I
giapponesi sono pazzi per i funghi: pochi se ne
rendono conto ma i funghi sono una delle
specialita’ piu’ amate da parte del
consumatore giapponese. E sono carissimi,
soprattutto alcune varieta’ come il matsutake.
Addirittura, quando arriva la stagione adatta,
alla radio ed alla TV annunciano l’immissione su
mercato dei primi prodotti ed il relativo prezzo
al mercato (questa abitudine si chiama hatsunomo):
si possono verificare prezzi simili a quelli dei
nostri tartufi!. Non e’ difficile, quindi,
trattandosi di una primizia che si spuntino anche
6.000 yen l’etto per i migliori pezzi (va
moltiplicato per 17.5 lire al cambio attuale);
questa quotazione e’ stata presa da un negozio
di Kyoto che fa anche vendita via internet a lotti
di 500 grammi in autunno, il periodo naturale del
prodotto. Il prezzo dipende moltissimo dalla
localita’ dove e’ stato colto il fungo; se
viene dalla Cina o dalla Corea, il matsutake e’
stranamente meno saporito e profumato; quindi
costa meno perche’ si capisce che ha una
qualita’ inferiore. Se pertanto, nel linguaggio
comune, si vuole far riferimento a qualche cosa di
costoso, allora si prende ad esempio questa
varieta’ di funghi (… e’ caro come il
matsutake!).
Chi
ha assaggiato questo fungo, e non sono molti in
Giappone, paragona il suo sapore a qualcosa di
divino! Ne basta un pezzo piccolo per dare sapore
a tutta la pietanza. Solo i ristoranti
piu’ prestigiosi lo portano nel menu. Quindi
questo prodotto, cosi’ come succede per gli
altri tipi di funghi, viene spesso usato come
prodotto-regalo; e’, infatti, un’abitudine
generalizzata di fare/portare un regalino (omiyage)
quando si fa una visita ad amici/parenti o per
motivi di lavoro. Piu’ e’ importante il
personaggio che si va a trovare e, naturalmente,
piu’ si sceglie una varieta’ di funghi
costosa, dipendendo dalla stagione. Anche nel caso
di visite a malati o ai parenti di qualcuno
deceduto si usa portare un regalino, ma non i
funghi in questa occasione.
Anche
l’altra varieta’ piu’ conosciuta e popolare,
lo shitake (tipo che assomiglia vagamente al
pinarolo), viene venduto fresco; attualmente 100
grammi di questo fungo costano al mercato 150-160
yen per un prodotto di buona qualita’. Non
c’e’ paragone, quindi, con l’altra
varieta’. E se ne consumano tanti in Giappone:
gli ultimi dati disponibili del JETRO danno un
quantitativo di oltre 1.2 kili pro capite
nell’anno 1998 per il consumo familiare. Altra
cosa e’ il consumo al ristorante che conta per
un altro 30% del totale dei consumi. Stimiamo,
quindi, un consumo (in lievissimo aumento nel
tempo) di quasi 2 kili l’anno pro capite di
questa varieta’. Ma altri tipi sono abbastanza
popolari ed a buon mercato: per esempio, shimeji e
maitake i cui consumi sono in crescita perche’
hanno un prezzo conveniente e sono facili da
cucinare.
Oltre
a quanto detto precedentemente, va sottolineata la
grande importanza del prodotto secco, in
particolare lo shitake, nella cucina giapponese.
L’origine e’ infatti cinese ed il prodotto
viene utilizzato soprattutto nelle minestre e nei
piatti di verdura cotta. Il costo e’ abbastanza
accessibile: attualmente si trova shitake di prima
qualita’ al mercato per 1.000 Yen l’etto,
mentre la seconda scelta viene venduta tra i 500
ed i 600 Yen. La terza scelta scende addirittura a
300Yen. Questo per il prodotto di origine
giapponese. Per quello importato dalla Cina si
arriva a 100Yen l‘etto (ossia meno di 18mila
lire al kilo) che e’ fin troppo ragionevole per
un Paese come il Giappone. L’unico problema sta
nel fatto che sembra che ci sia una grande
differenza di sapore e qualita’ tra i due funghi
e che si possano riconoscere facilmente l’uno
dall’altro, anche senza avere palati
sofisticati.
E
veniamo ai nostri funghi italiani. Tutti i
giapponesi che hanno assaggiato i nostri porcini
convengono che il prodotto e’ buonissimo e
validissimo per i loro gusti. Soltanto che e’
difficilissimo trovarne nei negozi, salvo quelli
che vendono specialita’ ricercate nelle grandi
citta’ come Tokyo ed Osaka, e che i prezzi sono
altissimi (per i passaggi numerosi nell’ambito
della distribuzione). E poi c’e’ un altro
problema: come si cucinano questi funghi??? Quindi
viene spontaneo suggerire ai produttori italiani
di insistere molto con i loro prodotti ma di
allegare alla confezione una o piu’ ricette di
cucina (evitando magari il risotto ai funghi
perche’ difficilmente si trova il riso da
risotto in Giappone e poi il riso e’ utilizzato
al posto del pane). Infine, data l’inveterata
abitudine giapponese di fare regalini, cosa
c’e’ di meglio nell’anno di Italia in
Giappone 2001 che portare una confezione regalo
(sufficientemente lussuosa) di “funghi
italiani”?
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