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L'ORA DEL THE'  (quindicinale) 05 aprile 2000  
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 STILE E COSTUME
 IL PAESE DEL "SET", ovverosia del menu prefissato

So che anche in Italia c'e il menu turistico che offre un pranzo precedentemente composto da elementi diversi. Ma di solito c'e una possibilita' di scegliere fra dei piatti disponibili. Cioe' si puo scegliere un piatto fra gli spaghetti al pomodoro e quelli al ragu, i maccheroni con ... , ecc. E per secondo si puo' scegliere generalmente o la carne o il pesce.

In Giappone l'uso del menu prefissato come questo esempio e' di uso comune. Anzi in Giappone in qualche circostanza l'uso del menu prefissato e' prevalente. Qualche volta la scelta libera, cioe' alla carta, diventa una cosa di lusso. Nei ristoranti o nel bar o nei locali in Giappone spesso ci incontriamo e mangiamo il menu prefissato: il cosiddetto "set". Mi sembra che il set piu rinomato in Giappone sia quello della prima colazione al bar. Il caffe' costa per esempio 500 yen per una tazza, ma un set (A) che offre anche una brioche ed un uovo strapazzato costa 600 yen per la mattina e un set (B) che offre in piu' anche lo yogurt costa 650 yen. Se chiediamo solo uno yogurt sono pure capaci di chiederti anche 500 yen.

Spesso il set e' rigido cioe' non e' permesso scegliere il contenuto. L'altro giorno sono stato ad un bar a Kyoto con gli italiani per prendere una prima colazione. C'erano 3 tipi di set. Il set A era composto di una tazza di caffe' lungo, una omelette, una brioche e un bicchierino di yogurt ed il set B pure era simile e cosi anche il set C. Pero' una italiana voleva prendere il caffe e latte ed una brioche. Eravamo 4 persone ma era impossibile creare la combinazione desiderata con 3 set disponibili. Pero' era anche un peccato rinunciare al vantaggio del set. Ma poi abbiamo deciso di prendere il latte caldo e lo yogurt a parte. E cosi eravamo costretti alla fine a pagare tanto per soddisfare i desideri di tutti.

Cio' che mi ha meravigliato e' l'impossibilita' di avere lo yogurt indipendentemente dal set. Lo yogurt viene offerto solamente come un componente del set e quindi colui che lo vuole deve prendere qualche set. Mi sono quindi reso conto del fatto che in Giappone costa poco la vita Tipo-collettivo, ma e' costosa quella Tipo-individuale.

La Redazione di Tokyo

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 BUSINESS HINTS
 IL REGALINO

In tutto l'Oriente, ma soprattutto in Giappone, il regalino (omiyage, in giapponese) è un'abitudine sacra e consacrata. Tutte le occasioni sono buone per portare, e ricevere, un regalino. Il regalino non deve essere necessariamente significativo; certo dipende dall'importanza della persona a cui farlo, ma è importante cercare di regalare qualcosa di interessante che si integri bene con la personalità di chi lo riceve.

Questa regola del regalino vale anche nel mondo degli affari: non c'è visita di lavoro che non comporti il suo bravo scambio di omiyage tra gli interlocutori, specie se ci si incontra per la prima volta e, soprattutto, se l'incontro è con i gaijin, cioe' gli stranieri (che siamo noi)! Chi ha avuto a che fare con giapponesi per motivi di lavoro si è reso conto di questa simpatica abitudine. E si rimane molto male se da parte nostra non abbiamo preparato nulla e riceviamo soltanto. Guai poi se andiamo in Giappone ed andiamo a far visita ai nostri interlocutori giapponesi i quali, in un certo senso, si aspettano di ricevere un regalino dal proprio visitatore straniero, che viene da "aldilà del mare".

Programmando una visita di lavoro in Giappone, la prima cosa da fare quindi, oltre agli immancabili biglietti da visita possibilmente bilingua (vedi un nostro precedente articolo), ci sono i regalini, che - ripeto - non devono essere necessariamente vistosi od importanti. Anche specialità alimentari, cioccolatini, dolcetti, prodotti tipici, vanno benone, magari con una piccola spiegazione (in inglese) di cosa sono, dove sono fatti ed eventualmente come si mangiano. Piccole curiosità vanno anche bene, meglio se caratterizzanti l'Italia o che identificano il vostro luogo di provenienza. Le solite cravatte , specie se firmate, vanno benone (sono per situazioni importanti perchè in Giappone quelle importate dall'Italia costano molto) e sono moltissimo apprezzate perché made in Italy. Piccoli articoli in pelle, qualche oggetto in seta, gusto italiano riconoscibile, tutto va bene.

In Giappone, confezionare i pacchetti è un rito. Dovunque andrete a fare shopping noterete l'abilità diabolica delle commesse nel preparare il vostro pacchettino a regola d'arte. Sarà forse che fin da piccoli sono abituati a fare origami, ma il vostro pacchetto sarà perfetto! Noi non siamo così bravi, purtroppo, e tutti nostri regalini dopo un così lungo viaggio in valigia appaiono, ahimè, un po' stropicciati. La forma esteriore in Giappone conta moltissimo. Che fare allora? Beh, una regoletta non scritta suggerisce di portarsi i regalini non incartati e farseli incartare in Giappone. Molti alberghi offrono anche questo servizio, ma anche qualche grande magazzino o negozio specializzato (chiedete al portiere dell'albergo per un utile suggerimento) possono farlo per voi ad un prezzo modico. Quindi ... .

Dopo tutte queste premesse ci si domanda con apprensione: ma quanti regalini ci si deve portare in Giappone? Il suggerimento è: meglio abbondare perché non si sa mai. Intanto, ogni visita di lavoro comporta almeno un omiyage, che va dato generalmente al più alto in grado, alla fine della visita, cioè al momento dei saluti. Uno basta per tutto il gruppo a meno che non si voglia strafare e dare un regalino al numero 2 e 3 della delegazione giapponese. Poi, ci possono essere incontri imprevisti, anche non di lavoro. I giapponesi a casa loro non vi inviteranno mai, salvo casi eccezionalissimi; quindi non c'è pericolo di dover fare regalini alla signora. Però, se siete abbastanza in confidenza col vostro interlocutore, potete anche regalare qualcosa di adatto per la donna. Niente di molto impegnativo, però.

Cosa fare se una delegazione giapponese viene invece in visita da voi in Italia? La procedura non cambia. Si riceve e si regala, così come si fa in Giappone. Normalmente, le aziende giapponesi di una certa dimensione mandano il loro presidente che invariabilmente verrà accompagnato da un assistente/segretario, il quale (possibilmente) si sarà preventivamente informato dei gusti dell'interlocutore italiano e quindi acquista e porta fisicamente il regalino . Se sbaglia, la sua carriera è in grave pericolo. Gli italiani non sono così rigidi, per fortuna dei nostri assistenti, ma non devono assolutamente sottovalutare l'importanza del omiyage, quando si tratta di affari con il Giappone.


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