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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 5 marzo 2001  
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 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI IL CONSUMO DI MIELE IN GIAPPONE 

Il miele è sempre stato un grande protagonista nella storia dell’umanità ed i giapponesi non fanno certo eccezione. A loro, tuttavia, piace naturale tipo “millefiori”, di gusto semplice e puro; il gusto dominante, infatti, è quello di acacia, di cui consumano grandi quantità.

 

Va di moda, anche perchè costa poco, il miele importato dalla Cina che si ritiene sia più vicino ai gusti giapponesi in quanto la Cina ha un clima molto simile. Naturalmente molto è frutto dell’immaginazione perchè la Cina è molto vasta ed il Nord del Paese non è certamente uguale al Sud in fatto di clima, nè uguale al Giappone; ma, così si pensa. Fatto sta che quasi il 90% delle importazioni di miele provengono dalla Cina, anche perchè i produttori cinesi hanno adattato la loro produzione al gusto dominante giapponese. Precedentemente al boom cinese, tuttavia, il prodotto era importato principalmente dall’Ungheria in quanto la qualità era molto buona e stabile nel tempo, sotto il regime socialista. Poi è’ emersa la Cina anche per via di una politica promozionale del Governo cinese che permette di esportare il prodotto ad un prezzo che è quasi quattro volte più basso di quello prodotto in Giappone (circa 600yen/chilo). Le altre nazioni esportatrici, tipo Nuova Zelanda, Argentina, USA e Canada, sono comparativamente a livelli minimi.

 

I giapponesi, poi,  hanno una lunga abitudine nel fare acquisti per corrispondenza ed il miele è uno di quei prodotti che la massaia acquista senza particolari problemi, per telefono o per e-mail. E’ importante, quindi, entrare in questo canale, specialmente per i produttori italiani che qui sono praticamente sconosciuti. C’è spazio, infatti, anche per i prodotti più sofisticati purchè venga fatto del buon marketing e venga spiegato il mix floreale da cui proviene, l’aspetto ecologico, l’utilizzazione che se ne può fare. Oppure, i produttori italiani possono vendere alle ditte che importano/confezionano il prodotto; in quel caso, però, tutto il valore aggiunto lo prende l’intermediario giapponese in quanto il prodotto viene venduto sfuso dall’Italia e, quindi, senza immagine di marca.

 

A questo proposito, dato che l’immagine dei prodotti alimentari italiani è al massimo in questi anni, si potrebbe pensare di effettuare una campagna collettiva sul “miele italiano” che esalti le virtù della dieta mediterranea e suggerire anche ricette gustose a base di miele, scelte dal repertorio contadino che ne è ricco. In questo caso, si dovrebbe trovare un buon testimonial che trasmetta l’entusiasmo e l’interesse per ricette all’italiana a base di miele italiano. Con le prossime manifestazioni di Italia in Giappone 2001 non dovrebbe essere difficile impostare una campagna di comunicazione efficace e di relativamente basso costo che coinvolga le massaie giapponesi; sono loro in definitiva che sovrintendono agli acquisti.

 

La Redazione di Tokyo


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