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Il
miele è sempre stato un grande protagonista nella
storia dell’umanità ed i giapponesi non fanno
certo eccezione. A loro, tuttavia, piace naturale
tipo “millefiori”, di gusto semplice e puro;
il gusto dominante, infatti, è quello di acacia,
di cui consumano grandi quantità.
Va
di moda, anche perchè costa poco, il miele
importato dalla Cina che si ritiene sia più
vicino ai gusti giapponesi in quanto la Cina ha un
clima molto simile. Naturalmente molto è frutto
dell’immaginazione perchè la Cina è molto
vasta ed il Nord del Paese non è certamente
uguale al Sud in fatto di clima, nè uguale al
Giappone; ma, così si pensa. Fatto sta che quasi
il 90% delle importazioni di miele provengono
dalla Cina, anche perchè i produttori cinesi
hanno adattato la loro produzione al gusto
dominante giapponese. Precedentemente al boom
cinese, tuttavia, il prodotto era importato
principalmente dall’Ungheria in quanto la qualità
era molto buona e stabile nel tempo, sotto il
regime socialista. Poi è’ emersa la Cina anche
per via di una politica promozionale del Governo
cinese che permette di esportare il prodotto ad un
prezzo che è quasi quattro volte più basso di
quello prodotto in Giappone (circa 600yen/chilo).
Le altre nazioni esportatrici, tipo Nuova Zelanda,
Argentina, USA e Canada, sono comparativamente a
livelli minimi.
I
giapponesi, poi, hanno una lunga abitudine
nel fare acquisti per corrispondenza ed il miele
è uno di quei prodotti che la massaia acquista
senza particolari problemi, per telefono o per
e-mail. E’ importante, quindi, entrare in questo
canale, specialmente per i produttori italiani che
qui sono praticamente sconosciuti. C’è spazio,
infatti, anche per i prodotti più sofisticati
purchè venga fatto del buon marketing e venga
spiegato il mix floreale da cui proviene,
l’aspetto ecologico, l’utilizzazione che se ne
può fare. Oppure, i produttori italiani possono
vendere alle ditte che importano/confezionano il
prodotto; in quel caso, però, tutto il valore
aggiunto lo prende l’intermediario giapponese in
quanto il prodotto viene venduto sfuso
dall’Italia e, quindi, senza immagine di marca.
A
questo proposito, dato che l’immagine dei
prodotti alimentari italiani è al massimo in
questi anni, si potrebbe pensare di effettuare una
campagna collettiva sul “miele italiano” che
esalti le virtù della dieta mediterranea e
suggerire anche ricette gustose a base di miele,
scelte dal repertorio contadino che ne è ricco.
In questo caso, si dovrebbe trovare un buon
testimonial che trasmetta l’entusiasmo e
l’interesse per ricette all’italiana a base di
miele italiano. Con le prossime manifestazioni di
Italia in Giappone 2001 non dovrebbe essere
difficile impostare una campagna di comunicazione
efficace e di relativamente basso costo che
coinvolga le massaie giapponesi; sono loro in
definitiva che sovrintendono agli acquisti.
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