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| L'ORA DEL THE' quindicinale | 5 marzo 2000 |
LA BUROCRAZIA GIAPPONESE
La burocrazia giapponese e’ famosa oppure e’ il Giappone ad essere famoso per la sua burocrazia?
L'origine della burocrazia giapponese risale al settimo secolo quando il regime Yamato adotto` il sistema cinese di governare. E col tempo e` stata modificata e sofisticata. In particolar modo durante il periodo Edo (1615-1867), l'epoca che ha visto il Giappone isolato e non in guerra per circa 250 anni, la classe dei samurai (i guerrieri) si trasformo’ gradualmente in tecnocrazia, portando ad ulteriore maturazione la burocrazia. All’inizio dell’epoca Meiji (1868-1912) la modernizzazione del Paese fu realizzata proprio grazie alla bravura della classe ex-samurai. Venne introdotto il sistema politico e amministrativo occidentale adeguandolo pero’ al sistema tradizionale giapponese. Allo stesso tempo fu realizzato un sistema di formazione dei burocratici. L'Universita` di Tokyo era, quanto meno in passato, un tipico esempio in cui venivano formati i futuri burocrati.
Ritengo che ancora oggi tanti burocrati provengano da questa universita`.
Fin ora gli studiosi occidentali del Giappone hanno ritenuto che il successo del Giappone fosse dovuto in larga parte a questi burocrati e anche noi, comuni cittadini, lo credevamo. Ma la diffusa pratica di corruzione, recentemente rivelata, sta distruggendo questo mito. Per l’ultimo scandalo sulla polizia di Niigata, le colpe si concentrano sull’elite burocratica. I recenti scandali che coinvolgono la polizia stanno distruggendo anche la credibilita’ dell’ordine pubblico del Paese.
E’ tuttavia utile ricordare che la maggior parte dei primi ministri dopo la seconda guerra mondiale proveniva dai vari ministeri e che il sopranome, "Giappone Spa" e` dovuto anche agli intensi rapporti che sono da sempre intercorsi tra ministeri ed aziende private. E nonostante cio’ gli studenti piu’ dotati desiderano ancora lavorare presso i ministeri! C’e’ invece da augurarsi che in Giappone si sviluppi finalmente una burocrazia democratica.
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LA COMUNICAZIONE NON VERBALE DEI GIAPPONESI
Gli studiosi di comunicazione occidentali sottolineano spesso che e’ estremamente difficile capire quello che un giapponese sta pensando veramente. Anche se si e’ apparentemente in grado di comprendere, e’ quasi impossibile, per un occidentale, cogliere le emozioni non verbalizzate. La ragione principale di cio’ e’ data dal fatto che ai giapponesi e’ stato insegnato da sempre che quando si entra in contatto con un’altra persona, la cosa piu’ importante e’ non ferire i suoi sentimenti. Cosi’, quando un giapponese deve dire “no” a qualcuno, preferira’ restare in silenzio, se ritiene che una risposta negativa potrebbe turbare l’altra persona o danneggiare il loro rapporto. E’ un atteggiamento che viene insegnato fin da bambini ed e’ una delle caratteristiche espressive dei giapponesi, che pone l’enfasi sulla collaborazione e sul compromesso. Non c’e’ bisogno di dire che questo atteggiamento complica ulteriormente la costruzione di una relazione d’affari fra societa’ giapponesi e italiane.
Vi e’ poi da tenere in considerazione la relazione fra comunicazione verbale e non verbale. I giapponesi, molto piu’ degli occidentali, si esprimono non solo con le parole ma anche attraverso i movimenti degli occhi e la mimica facciale. Un giapponese puo’ dire “Si’, va bene”, ma pensare in realta’: “E’ terribile. Non possiamo assolutamente portare avanti questo progetto”. Spesso inoltre i giapponesi rispondono con ermetici “uhm” e “ah” che disorientano la controparte occidentale.
In base alla cultura giapponese, non e’ necessario dichiarare in modo palese cio’ che si vuole o che si pensa, perche’ le proprie intenzioni possono essere trasmesse benissimo in modo implicito. E’ dunque importante ricordare che e’ necessario imparare a “leggere fra le righe” quando si ha a che fare con i giapponesi!
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