|
L’International
Jewellery di Tokyo si sta avvicinando, la fiera
più importante del settore in Giappone
organizzata dalla Japan Jewellery Association
dove è possibile trovare non solo prodotti di
gioielleria, ma anche orologeria,
macchinari per l’industria orafa ed ogni tipo
di servizio collegato al settore.
Nel
2000 gli espositori sono stati 782, per lo più
giapponesi e l’afflusso totale di visitatori,
ovvero operatori del settore, nelle tre giornate
è stato pari a 30442.
La
fiera potrebbe essere un’ottima occasione per
molti operatori italiani per affacciarsi sul
mercato giapponese, ma la distanza (geografica e
culturale) e l’investimento richiesto
rappresentano una forte barriera che spesso
viene considerata un ostacolo insormontabile
specie dalle piccole imprese che per questi
motivi rinunciano a priori ad avvicinarsi al
mercato giapponese.
Non
tutti però la pensano allo stesso modo, fra di
loro c’è anche chi guarda con attenzione al
mercato giapponese e ne progetta l’ingresso
anche sfruttando le numerose iniziative proposte
durante il 2001, l’anno Italia-Giappone.
Riccardo Pietro Visentin, Vice Presidente di
Confartigianato Orafi – Lombardia,
proprietario della Visentin Riccardo Gioielli di
Albizzate (Varese) e del marchio Sentimento
gioielli evidenzia come possa valere la pena di
avvicinarsi per piccoli passi al mercato
giapponese, soprattutto per chi, come lui, abbia
una produzione molto vicina al gusto giapponese.
Le rifiniture ed il design, la cura e lo spirito
creativo, l’artigianalità rappresentano i
vantaggi competitivi della produzione italiana
sul mercato giapponese che devono essere
adeguatamente valorizzati.
La
Visentin Riccardo Gioielli produce pezzi unici e
piccole serie dal 1989 e grazie alla ventennale
esperienza nel campo dei preziosi, offre anche
importanti servizi pre e post vendita, compresa
la possibilità di realizzare un gioiello
direttamente dal disegno del committente.
Il
Giappone rappresenta per l’azienda uno dei
mercati chiave su cui focalizzare l’attenzione
insieme al Nord America e all’Europa, in
particolare alla Germania ed alla Scandinavia.
«Certamente
la distanza e la mancanza di controllo sul
mercato rappresentano dei deterrenti –
continua Visentin – ma non impediscono di
testare i propri prodotti su un mercato così
diverso rispetto a quello occidentale». Alcune
aziende inoltre preferiscono non affrontare il
mercato giapponese soprattutto per l’alta
probabilità con cui si verifica il reso merce
nel caso di prodotto non conformi al campione.
In realtà come evidenziato da Visentin «spaventa
ciò che non si conosce, ma se ci sono delle
caratteristiche da rispettare a livello
produttivo, è sufficiente conformarsi ad esse
per riuscire a garantire il livello qualitativo
ritenuto accettabile dal mercato giapponese,
anche se questo può comportare un aggravio di
costi produttivi».
E’
importante, prima di avviare qualunque
investimento sul mercato nipponico, anche solo a
livello di esportazione indiretta attraverso una
trading company, valutare se la propria
produzione e quali pezzi della collezione
possano adattarsi ai gusti del consumatore.
Una
volta identificati i pezzi potenzialmente più
interessanti per il mercato giapponese una prima
fonte informativa è rappresentata dalle Camere
di Commercio. Attraverso i Centri Esteri delle
Camere di Commercio e le Camere di Commercio
Internazionali si può ottenere l’aiuto
necessario per avviare i primi contatti.
«Per
i piccoli imprenditori artigiani – sottolinea
Visentin – è ideale poter partecipare a delle
missioni in Giappone, di solito organizzate dai
Centri Esteri, ma è altrettanto importante
cercare di trovare una soluzione alternativa,
per evitare i canali distributivi tradizionali».
Un
canale alternativo è rappresentato dalle
possibilità messe a disposizione da Internet.
«La
creazione di vetrine on-line all’interno di un
portale può consentire di dare adeguata
visibilità al proprio prodotto in Giappone –
Visentin ne è convinto -, ma è importante
poter contare sull’appoggio di partner e di
agenti rappresentanti, facendo forza
sull’aggregazione di un gruppo di aziende con
prodotti similari». Tale partner dovrebbe
agire come una società di intermediazione. E’
fondamentale riuscire a strutturarsi per essere
in grado di ricevere e valutare i preziosi
feed-back dal mercato che consentano di valutare
il posizionamento del proprio marchio e
soprattutto di trarre nuovi spunti creativi, per
prodotti veramente universali in grado di
rappresentare la creatività italiana con uno
spirito globale.
|