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MERCATI - DAL MONDO DI...  (mensile) 5 febbraio 2001  
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 DAL MONDO DI ...  ALIMENTARI OLIO D’OLIVA ED ALTRI PRODOTTI  

La Redazione di Tokyo


 

L'aumento della quota dell'olio d'oliva  e’ un buon esempio in cui ha avuto successo la campagna pubblicitaria a favore di questo prodotto. Originariamente, infatti, nella cucina giapponese non veniva adoperato l'olio. Quando hanno cominciato a diffondersi le cucine di tanti paesi, e’ aumentata da parte dei consumatori la richiesta degli olii, chiamati allora con un nome vago - olio per l'insalata - e di contenuto altrettanto vago. Dopodiche’, sono usciti nel mercato giapponese l'olio di granturco e quello di semi (con la chiara descrizione delle materie prime utilizzate). Questi olii normalmente erano quasi inodori ed insapori, eccetto l'olio di sesamo indispensabile per la cucina cinese. Di conseguenza l'olio d'oliva all'inizio non si diffondeva facilmente a causa dell'odore tipico e forte rispetto alle abitudini alimentari giapponesi.

 

Negli anni '70, anche tra le persone che si occupavano di cucina italiana non erano in molti ad avere una esperienza di soggiorno di studio in Italia e sapere che l'olio che veniva usato nella cucina italiana fosse l'olio d'oliva. Queste persone inesperte, quando leggevano delle ricette non potendo immaginare che con la voce "olio" si indicava l'olio d'oliva, condivano con "l'olio per l'insalata", che era inodore. Ma, il successo che alcuni importatori hanno cominciato ad ottenere, organizzando seminari condotti dagli chef italiani convocati direttamente dall'Italia destinati ai cuochi giapponesi, e’ stato significativo. Grazie al loro impegno, infatti, pian piano il consumo dell'olio d'oliva ha cominciato a salire.

 

In aggiunta, nel 1996, con l'aumento dell’ interesse fra la gente comune verso i problemi della salute, l'olio d'oliva veniva riconsiderato e, grazie anche ai programmi televisivi che ne avevano esaltato le qualita’ organolettiche, la vendita dell'olio d'oliva ha registrato un aumento sbalorditivo. Poiche’ nelle famiglie giapponesi ormai non mancano piu’ sulla mensa i piatti di spaghetti, anche il consumo dell'olio d'oliva si prevede che resti stabile con un prevedibile anche nel futuro.

 

Per quanto riguarda i dolciumi, invece, cio’ che rende difficoltosa la strada e’ la somiglianza percepita tra i dolci dei differenti paesi europei. Da un lato, i piatti per i pasti vengono cucinati con degli ingredienti che di solito hanno una forte caratterizzazione regionale, dall'altro, la maggioranza dei dolci sono quelli di lunga durata, fatti con farina, zucchero, cioccolato, ecc. Di conseguenza ci sono dei dolci di differenti paesi, ma simili tra di loro. Poiche’ le modalita’ di preparazione dei dolci e gli ingredienti non si differenziano tanto, e’ difficile caratterizzarli.  

 

Espongo un caso di successo. In Giappone, per il giorno 14 di febbraio (giorno San Valentino), sono le donne che regalano dei cioccolatini agli uomini, e si e’ormai diffusa questa nuova abitudine grazie alla bravura della campagna pubblicitaria promossa dalle industrie dolciarie. Se pensate che in quel giorno solo, viene venduta la meta’ dell'intero consumo annuale dei cioccolatini, potete immaginare quanto successo ha avuto una tale promozione.

 

Per quanto riguarda la pasta, solo quella di produzione italiana si e’ diffusa nel mercato, seguita da quella di produzione giapponese. Insieme alla diffusione della cucina italiana, e con lo stesso ritmo, i pomodori hanno registrato un costante aumento delle quantita’ importate. Ora che i pomodori hanno acquisito una posizione stabile nel mercato, i cuochi in prima linea cominciano a cercarne la qualita’ e, se una pubblicazione femminile fa un servizio sul pomodoro "pachino", vanno ad acquistare quelli per provare e, se leggono un articolo sui pomodori secchi, li vanno a cercare per poterli provare. Ma per quanto riguarda il consumo di massa, il fattore che decidera’ il successo sara’ quello del prezzo.

 

 


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