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| L'ORA DEL THE' quindicinale | 5 febbraio 2000 |
Stili e
costume I CONVENIENCE STORE
Canali distributivi in forte sviluppo:
L'altra volta abbiamo parlato di shotengai (centri commerciali) in Giappone. Il panorama degli shotengai è cambiato molto negli ultimi 10 anni con la diffusione dei convenience store. Si dice ora che in tutti gli shotengai da un convenience store si vede almeno un altro convenience store, da quanto sono numerosi.
Ma per cominciare, cosa erano precedentemente questi convenience stores? Comincio a pensare ed a ricordarmi di quel negozietto all'angolo e di quello davanti al ferramenta, ecc.; ecco cosa c'era prima! In quell'angolo c'era un panificio. In quell' altro c'era un negozio di saké. Erano negozi di ferramenta, di tofu, di futon, e di tutti gli altri tipi che non prevedevano (ahimé) il futuro. Oggi, al loro posto, ci sono i convenience stores che appartengono a catene di negozi oppure sono in franchising. Elenco quelli che mi vengono a mente: Sankus, Family Mart, am/pm, Lawson, Seven Eleven, Circle K, Mini Top, Mini Shop, Spar, Seiko Mart. Come vedete, moltissimi hanno nomi americani perchè è dagli Stati Uniti che si è importata la formula.
La loro tecnologia e know how nel settore distributivo sono molto avanzati come quelli dei supermercati. In un convenience store si può comperare tante cose: innanzitutto prodotti alimentari riso, pane, verdure, formaggi, olio, perfino un obento, caramelle, dolci vari, bevande alcoliche e non alcoliche, e anche un oden caldo. Si` senza altro anche i surgelati, i giornali, le riviste, gli oggetti di cancelleria, sigarette, shampoo, collant, biancheria intima, i biglietti per il teatro o per le partite di calcio. Insomma, 1.000 tipi diversi di merci che servono alla vita quotidiana sono venduti in un negozio tutto sommato piccolo. Oltre alla vendita delle merci, questi negozietti sono provvisti dei servizi di fotocopiatrice e di fax. In molti casi, si può anche effettuare il pagamento di luce, gas, acqua, ecc.. E si può utilizzare il negozio come il destinatario di merci particolari che acquisti via internet. Compri, per esempio, un libro o un compact disc tramite internet e lo ritiri presso un convenience store tornando dal lavoro la sera. Il convenience store è infatti molto comodo poichè é aperto fino a tardi, qualche volta 24 ore su 24.
Il convenience store é sopratutto utilizzato dai giovani. Quindi é difficile acquistare una bottiglia grande d'olio (da un litro o da 0.75). La bottiglia grande si acquista al supermercato. Una busta da 500gr di spaghetti già sembra troppo ingombrante nel convenience store situato in un shotengai di Tokyo. Tra l'altro, questi minimarket non vendono quasi mai i bottiglioni standard formato famiglia di saké da 1,8 litri. Nel convenience store si vendono solo contenitori da 900ml, 500ml, 200ml, 180ml. Il convenience store riduce quindi la dimensione delle merci ma allarga la dimensione del business. Fra poco il convenience store potrebbe darci anche il servizio di sportello degli istituti finanziari come già abbiamo visto negli esempi di pagamento delle bollette.
| NUMERI ARRETRATI STILI E COSTUME |
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Business
Hints
HASHIGO, ovvero l'invito a una cena di lavoro
Se andate per lavoro in Giappone, vi capiterà senz'altro di ricevere un invito a cena dal vostro potenziale o attuale partner giapponese; e qui é bene conoscere alcune abitudini e regolette per non farvi travolgere impreparato dagli eventi.
Dunque, dovete innanzi tutto sapere che é abitudine degli uomini d'affari giapponesi di considerare l'uscita a cena come un affare complesso, che copre l'arco di molte più ore di quanto noi occidentali, ed italiani in particolare, siamo abituati. Può capitare quindi che l'invito a cena sia per le 18; si, avete capito bene a volte, ma non é poi così raro, si cena anche alle 18 di sera. Poco male, direte voi, perch&eaacute; tra la giornata faticosa ed il fuso orario cenare presto ed andare a letto ad un'ora decente non guasta affatto. E, invece, qui comincia il bello, ossia il rito del HASHIGO.
Questo rito, ma in effetti è un'abitudine sociale il cui significato vuol dire letteralmente "scala a pioli", consiste nel programmare una serata di piacere-lavoro fatta di continue iniziative (figurativamente quindi come salire una scala, appunto) che presuppongono un fisico instancabile ed una capacità di sopportare bevute e giri di locali fuori del comune. Quindi si comincia appunto con la cena e non affidatevi soltanto alla sensibilità del vostro ospite per la scelta del locale tipico giapponese e del relativo modo di stare seduti a tavola (ma di questo ne riparleremo un'altra volta). Finita la cena, in cui si è mangiato e bevuto normalmente, il vostro ospite proporrà un drink in un locale; naturalmente voi accettate e quindi, via con auto o taxi in un altro posto, certamente piacevole ed accogliente dove, mentre si beve, si parla anche di lavoro.
La vostra attenzione va soprattutto posta sul fatto di quanti siete, se cioé siete in due oppure in un gruppo più numeroso, da parte giapponese. In quest'ultimo caso, è facile che si crei una specie di gara tra i giapponesi a tirar tardi. La frase incriminata, che vi dovrebbe far rizzare i capelli in testa, è: "chotto, ikimasho!", che vuol dire "mbeh, andiamo ... (a cercarci un altro posto)". Come niente, specie se è il capogruppo giapponese (normalmente il più anziano) a pronunciare la fatidica frase e quindi gli altri membri del gruppo si devono adeguare volenti o nolenti pena l'ostracismo sociale in azienda, si girano altri tre o quattro locali fermandosi in ognuno e bevendo naturalmente qualcosa. Se poi il vostro ospite è danaroso e vuole assolutamente far bella figura con voi, allora è possibile che vi porti anche in un "bar". In effetti non è proprio quello che ci aspettiamo, cioé di un bar all'italiana, ma si tratta di un localino dove vi sono simpatiche e graziose ragazze (che sanno un po' di inglese) le quali sollecitamente cercheranno di farvi sentire a vostro agio, offrendovi da bere e piccole buone cose da mangiare ed intrattenendovi con un allegro chiacchiericcio. Si arriva così facilmente alle una di notte, dove tutti saranno un po' sbronzi ed a pezzi dopo una giornata di lavoro, e voi - non essendo abituato a questo tran-tran - ancora più a pezzi degli altri, essendo in tensione fin dalla cena (iniziata ad un'ora impossibile) e trascinato (vostro malgrado) in un turbinio di locali francamente eccessivo.
Dopo il periodo della recessione, questa (malsana anche per molti giapponesi) abitudine giapponese di girare a tutti i costi numerosi locali, appunto chiamata hashigo suru, è un po' diminuita, per fortuna. Ma nei confronti degli stranieri, soprattutto se c'è una questione di lavoro in mezzo, rimane la spinta psicologica a "mostrare" di poter e saper girare per locali. Il rito, oltretutto, costa un sacco di soldi al vostro ospite perché tra cena, drinks, taxi od auto (parcheggi che al centro di Tokyo sono salati), il conto diventa subito consistente. Non va dimenticato, quindi, un apprezzamento per la sensibilità (sic!) del vostro ospite. Pensate che prima della recessione, quando le società erano di manica larga con le spese di rappresentanza, l'hashi-go presupponeva anche il ritorno a casa pagato in taxi, in particolari per quelli troppo bevuti; ed i giapponesi di Tokyo abitano generalmente nella lontana periferia ...!
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